martedì 28 aprile 2009
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In tempi nei quali la libertà è usa­ta a mo’ di clava contro chiunque abbia solo l’ardire di richiamare il valore delle regole nella conviven­za civile; nei quali la libertà è di­ventata, per troppi, il totem al qua­le sacrificare persino il rispetto nel­le relazioni umane; nei quali la li­bertà si spinge nei territori sino a ieri inviolati e inviolabili della vita umana… ebbene, in questi tempi difficili, poter esprimere in modo forte e alto il nostro ' Liberi per Vi­vere' è una scommessa sul futuro di tutti noi. Di tutti noi italiani che a­miamo e apprezziamo profonda­mente la libertà dei moderni, ma che siamo convinti che essa ci sia data per un fine altissimo: vivere. E che non possa mai tradursi in un i­nesistente e improponibile « diritto di morire » . La nostra libertà, e quella di tutti gli uomini e le donne che animano questo straordinario Paese che è l’I­talia, crediamo debba essere indi­rizzata al bene, al sommo bene che ci è stato affidato: la vita. Quella vi­ta che ci precede solo perché qual­cuno, un giorno, ce ne ha fatto un dono generoso. Una vita da spen­dere e da far fruttare per il bene di tutti e di ciascuno. Una vita che noi crediamo possa essere vissuta, sino alla fine, senza pagare pegno a quel­le forme di nichilismo pratico che ammorbano il nostro scorrere quo­tidiano e insinuano nelle coscienze il dubbio che, in fondo, alcune vite non siano degne di essere vissute. Magari solo perché qualcuno, lassù in alto nella scala dei poteri, ha sta­bilito che non corrispondano ad al­cuni parametri arbitrari sui quali misurare la loro qualità. Quasi che la qualità della vita possa giustifi­care la rinuncia all’esistenza. È questo e tanto altro l’operazione ' Liberi per Vivere' che sta decol­lando in tutta Italia, sotto la spinta di quel Manifesto valoriale che sta raggiungendo ogni angolo del Pae­se, e che reca la firma dei presiden­ti di quarantatré fra reti, associa­zioni, movimenti e nuove realtà ec­clesiali italiane. Una dimensione di popolo che investe milioni di uo­mini, donne e ragazzi che vogliono offrire al Paese intero, ma soprat­tutto alle proprie realtà locali, la possibilità di riflettere su un pas­saggio essenziale del dibattito pub­blico. Se cioè, da cattolici si possa e si debba suggerire a tutti i cittadini che la vita, soprattutto la più fragi­le, è meritevole di cure. Ma soprat­tutto che nessuno debba essere condannato alla solitudine nel mo­mento del dolore, così da cercare la morte come la risposta, sbagliata, a una grande domanda di solidarietà. In queste ore e nei prossimi giorni, in tutta Italia si moltiplicheranno gli incontri e verranno diffusi mi­lioni di dépliant, nei circoli come nelle associazioni, nelle parrocchie come in tanti eventi pubblici. È u­na grande occasione, offerta a tutti gli italiani, per farsi interrogare da quello sguardo intensissimo che campeggia sui poster e sui dépliant. Uno sguardo che parla e suggerisce: «Si può vincere la solitudine». Quel­la condizione umana nella quale si insinua la domanda di morire. Per chiudere con il proprio dolore e ma­gari anche per non pesare su chi ci sta attorno. Noi, invece, vogliamo che con ' Liberi per Vivere' spicchi il volo la richiesta di cure palliative per tutti, perché nessuno sia con­dannato a morire nel dolore. E so­prattutto nessuno sia lasciato solo e venga abbandonato. Chiediamo troppo? Se amiamo la vita, e non vogliamo che l’eutanasia e l’acca­nimento terapeutico trovino citta­dinanza nella nostra società libera, ci sembra davvero il minimo.
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