L'Euromotore si è riacceso
venerdì 22 maggio 2020

L’Europa torna ad essere quella dei padri fondatori. Così dice Manfred Weber, presidente del gruppo popolare al Parlamento europeo, intervenuto a sostegno della proposta Merkel-Macron per un fondo di (almeno) 500 miliardi a favore dei Paesi europei più colpiti dalla pandemia. Pura retorica? Di certo, il gruppo dirigente Cdu-Csu – anche Ursula Von del Leyen appare in sintonia – si sta schierando per un forte progetto di rinnovamento europeo. "Avvenire" ha già sottolineato l’importanza della proposta Merkel-Macron, una novità già in sé sconvolgente: non prestiti, ma soldi a fondo perduto per i Paesi più colpiti dalla pandemia, di fatto trasferimenti di risorse da uno Stato ad un altro. Ma ora intorno a questa proposta emerge un vasto progetto politico, economico e istituzionale, che collega interessi diversi e che richiama la solidarietà dei padri fondatori. Non sappiamo se si realizzerà e come. Ma che per la Cdu-Csu la Germania debba assumere un ruolo trainante in Europa, rifiutato tante volte in precedenza, è comunque una novità storica: non è mai successo dall’inizio dell’Unione Europea, settant’anni fa. Premessa del progetto è che l’origine della pandemia non è colpa di nessuno. Affermarlo non riflette solo una verità sostenuta compattamente dalla comunità scientifica, promuove anche una contro-narrazione alternativa a quelle americane e cinesi che puntano sulla colpa dell’altro. È dunque una premessa con valenza geopolitica. Primo punto: l’economia di nessun Paese europeo, neppure quella più forte e cioè l’economia tedesca, può riprendersi da sola se non si riprendono anche le altre.

Il mercato unico è per gli europei l’unica possibilità di sostenere la concorrenza globale. Secondo punto: i finanziamenti per la ripresa possono essere indirizzati verso iniziative strategiche per tutti gli europei. Per esempio, spiega Weber, sul terreno del digitale su cui gli europei sono in ritardo rispetto a Cina e Stati Uniti. Terzo punto: realizzare questo progetto significa valorizzare il ruolo dell’Europarlamento e quindi affrontare il deficit di legittimità democratica di cui soffrono le istituzioni europee. Insomma, un progetto che guarda lontano a partire dalla situazione mondiale dopo la diffusione di Covid-19.

Una Germania che prende l’iniziativa e un’Europa più unita daranno fastidio a molti. In Europa e fuori. Anzitutto, ai populisti e agli euroscettici. Finora, i tentativi di blandirli, di parlare il loro linguaggio o di assumerne alcune posizioni non sono serviti a niente. Meglio, dunque, sfidarli apertamente con soluzioni forti ed è significativo che a proporlo sia una formazione insidiata dalla concorrenza populista. Qualche effetto già si vede: davanti a un’Europa che agisce, i populisti italiani appaiono disorientati e ripetono meccanicamente che non basta e che ci vuole di più. Se ne dovrebbe desumere che si sono convertiti all’europeismo e che vogliono più Europa. Invece, semplicemente, non sanno che dire.

Più pericolose possono essere le reazioni dall’esterno. Per gli Stati Uniti dominati da una forte tendenza isolazionista non sono buone notizie. Ma tale tendenza è destinata a dominare per sempre? Una lunga storia di rapporti euro-americani è andata in altra direzione. Anche la reazione cinese non è prevedibile. Ma Pechino non è incline a disegni imperialistici nei confronti dell’Europa, ed europei più uniti potrebbero favorire la lotta contro le spinte protezionistiche che tanto preoccupano i cinesi. Di certo, questo progetto rilancia il ruolo dell’Europa nel mondo.

Non accadeva da molti anni che si discutesse di un disegno forte per il futuro dell’Europa. Interpella tutte le più importati voci europee, comprese quelle delle Chiese e dei cristiani. E l’Italia? Da quando è esplosa l’emergenza Covid-19, molti italiani hanno protestato per la mancanza di solidarietà europea. Ma è troppo facile, quando ciò coincide con i propri interessi immediati. Più delle chiacchiere degli euroscettici, preoccupa il silenzio degli europeisti: abituati da anni a lamentarsi per le delusioni che vengono da Bruxelles, sembrano incapaci di vedere i segnali di cambiamento e di cogliere il kairós.

Davanti a tali novità - che potrebbero trasformare anche molti assetti sociali e politici interni del nostro Paese - l’Italia è apparsa finora poco presente: il rischio è che mentre si decide il futuro dell’Europa, resti in panchina. Se andrà così, domani nessuno potrà più protestare perché è l’asse franco-tedesco a prendere l’iniziativa.

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