Lettere dal fronte della responsabilità del senso civico e della buona volontà
venerdì 13 marzo 2020

LAVORO CON GLI ANZIANI E RESTO NELLA TERRA CHE MERITA
Gentile direttore,
sono un fisioterapista e lavoro con gli anziani. È difficile far cogliere un’emozione dietro una mascherina; è difficile per me trasmettere tranquillità quando fino a poche settimane prima la nostra bocca era ben visibile alle persone che ogni giorno riabilito. La parola diviene un suono ottuso, difficile da far cogliere alle persone di una certa età con l’udito spesso compromesso. È difficile mettere dei guanti associati alla mascherina, molti di loro, vestito così, mi han chiesto: «Ho qualcosa che non va?», «Cosa sta succedendo?». È difficile spiegarglielo e tranquillizzarli. Eppure sono qui. Eppure sabato era il mio compleanno e i miei genitori mi han chiamato allarmati e preoccupati dicendo «Chiuderanno la Lombardia». Mi sono trasferito qui appena laureato all’Università Cattolica e, come tanti ragazzi, l’ho fatto per inseguire sogni, cuore e incertezze. Perché non le nascondo che vivere lontani da casa non è facile, e viverci con una pandemia in corso, beh, non è proprio semplice. Potevo andarmene Venerdì scorso, prendere un Frecciarossa e tornare a Roma (da lì poi a Velletri) a festeggiare il mio compleanno, rivedendo la mia famiglia e gli amici. Non l’ho fatto perché eticamente e professionalmente non potevo e non posso fuggire dal mio dovere e da un luogo che mi sta dando moltissime possibilità di crescita professionale; che mi sta insegnando a lavorare duramente e bene; che mi permetterà un giorno di realizzare i miei sogni. Rimango qui, perché in questo momento la Lombardia ha bisogno del mio, seppur piccolo, aiuto; rimango qui perché è qui che ho deciso di crearmi un futuro; rimango qui perché spostarsi (fuggire) è oggettivamente permettere e accelerare la trasmissione del virus in altre regioni. Chi è fuggito, ha compiuto un gesto – quale che sia la motivazione – da ipocriti, codardi e irresponsabili. Ha co-firmato il decreto che ha fatto divenire “zona rossa” tutta la Penisola e che farà ammalare di più e più facilmente gli abitanti della sua stessa regione, fra cui i parenti, amici e, ancor peggio, sconosciuti e “fragili”. Stesso dicasi per chi ha pensato solo a se stesso e a fare scorte o a minimizzare e, magari, a partecipare in massa ad aperitivi al grido di «Tanto siamo giovani, a noi non fa nulla ». Questo conferma per l’ennesima volta la presenza di un virus che si è insinuato nella nostra società da tempo: l’egoismo.

Lorenzo Crocetta fisioterapista

TUTTI I GRAZIE DA SAPER DIRE MA ADESSO STATE A CASA TUTTI
Caro direttore,
un grazie sentito a tutti coloro che hanno compreso l’importanza di restare a casa: è l’unico aiuto che ognuno può e deve dare al Paese, al sistema sanitario, ma soprattutto ai tantissimi soggetti “fragili” che non possono permettersi il lusso di sfidare questo virus che, per la maggior parte degli italiani, è un’inezia. Per chi ancora non l’avesse compreso cerco di rispiegarlo brevemente: più andate in giro e avete contatti stretti con altre persone (strette di mano, baci, abbracci...) e più favorite il contagio, che così raggiungerà i soggetti “fragili”. Queste persone sono quel 10% di casi che si ammalano gravemente e hanno bisogno della terapia intensiva per 15-20 giorni (significa che stanno attaccati a un ventilatore 24h al giorno, e sottoposti a terapie farmacologiche pesanti che per gli effetti collaterali e le controindicazioni gravi non sono adatte a tutti, men che meno a loro). La Lombardia conta 500 posti in rianimazione, il numero più alto in Italia, ma li ha esauriti domenica 8; da allora i lombardi che hanno bisogno della rianimazione anche per altri motivi (politraumi, emorragie subaracnoidee...) devono essere trasferiti fuori regione, con trasporti complessi e rischiosi per le loro condizioni che, peraltro, tolgono risorse di mezzi e persone al soccorso d’emergenza. Quando i posti in rianimazione finiscono, per chi ne ha bisogno, restano i posti nei loculi e nelle fosse. Quindi state a casa, è l’unico aiuto che vi chiediamo, ben consapevoli che possa essere difficile. Se non lo fate adesso, costringerete il governo ad applicare l’ultima misura di contenimento rimasta: la chiusura totale, come a Wuhan. Non è fantascienza, non è dittatura: è l’unico modo per fermare la trasmissione ed evitare il collasso del sistema sanitario. Grazie anche alla comunità cinese in Italia, e non solo, per la solidarietà concreta che stanno mostrando. Un grazie grande a papa Francesco che ci ha dato un segno chiaro con il suo Angelus “ingabbiato”. Ai nostri vescovi che hanno accettato limitazioni dolorose, ma necessarie per il bene di tutti (a tutela anche di quel popolo di anziani che costituisce la maggioranza dei celebranti e dei frequentatori delle nostre Messe). Un incoraggiamento ai miei colleghi e a tutti gli operatori sanitari delle terapie intensive, dei reparti di malattie infettive e pneumologia che stanno lavorando al limite delle possibilità. Ah, quasi dimenticavo una cosa importante: state allegri, siate gioiosi coi vostri cari, che il buonumore aiuta le difese immunitarie (è scientificamente dimostrato)... Ma state a casa!

Marco infermiere ignorante

NESSUNO FACCIA PIÙ SPOT PER LA VIOLAZIONE DELLE REGOLE
Gentile direttore,
io spero, oltre a pregare per la guarigione dei malati, che il primo risultato morale di questo periodo di emergenza sia quello di smetterla con quelle fuorvianti pubblicità che dicono di andare contro le regole. Un ragazzo che oggi critichiamo perché non osserva le direttive, ha visto e ascoltato centinaia e centinaia di ore di tv, film e spot, in cui gli adulti vengono ridicolizzati e il messaggio di andare controcorrente è stato continuamente veicolato come speciale, esaltante, ammirevole…

padre Sergio Cerracchio giuseppino del Murialdo

IO OTTANTENNE, PRONTO AL SACRIFICIO SE PER IL BENE DELLA SOCIETÀ TUTTA
Caro direttore,
queste solo le rapide considerazioni di un ottantenne davanti agli orientamenti recentemente manifestati dai medici della Società italiana che porterebbero a una selezione/ esclusione delle persone di tarda età dalla terapia intensiva. Le persone di tarda età sono quelle che consentono, con la loro pensione, di aiutare i figli e i nipoti a vivere decentemente, hanno una grande esperienza di vita, sono portatori di valori di solidarietà e di sacrificio, sono più rispettosi delle giovani generazioni delle disposizioni governative, sono un collante della società… La scelta di una loro possibile esclusione dai trattamenti contro il coronavirus nei casi più gravi non li mette in angoscia. Costituiscono, pertanto, un esempio per tutti gli altri. La società con la loro scomparsa sarà più povera perché mancheranno quegli esempi di vita di cui ancora necessitano le giovani generazioni. Ma noi ultraottantenni siamo pronti anche a questo sacrificio, se esso rappresenterà un bene per la società.

Adriano Candioli

Neppure in questa gravissima emergenza sanitaria nessuno sarà escluso a priori dalle cure, caro signor Candioli. Possiamo esserne certi. Le tre lunghe lettere che pubblichiamo assieme alla sua dicono della durezza della prova e della forza morale e spirituale delle persone in prima linea e costrette a misurarsi ad armi impari col nemico piccolo e terribile che ha scatenato la pandemia che mezzo mondo fatica ancora a riconoscere. Di questa durezza e di questa forza parlano tutte le testimonianze che continuiamo a raccogliere. Accanto alla dedizione di tanti ci sono i sentimenti delle persone come lei, limpidi e preziosi, un’altra benedetta luce accesa. (mt) Il direttore risponde

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