martedì 14 maggio 2013
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Gentile direttore,
non riesco a comprendere perché i valori etici "non negoziabili" siano un patrimonio della destra. E perché i cattolici del Pd (sono molti e ottime persone) non siano fermi su questo punto. Un cattolico (senza se e senza ma) che su tutto il resto pensa come la sinistra che cosa deve fare?
Francesco Durantini
 
Per la verità, caro signor Durantini, anche "a destra" non tutti la pensano alla stessa maniera su quelli che chiamiamo «valori non negoziabili» (vita, famiglia, libertà di credere, pensare ed educare). Ma è evidente da tempo che chi, da cattolico, si sente "a sinistra" vive spesso un disagio speciale per iniziative e visioni promosse con particolare intensità in quell’area culturale e politica ormai assai incline in troppi suoi settori, portavoce e portabandiera non alla costruzione solidale di un bene personale e comunitario, ma a quello che chiamo il "frou frou", cioè all’inseguimento radicale (e frutto di un individualismo utilitarista) dei desideri che si fanno capricci. Tuttavia anche lì, a sinistra, non tutti la pensano alla stessa maniera (ricorda quando su "Avvenire" pubblicammo per primi i pensieri antropologicamente forti di quanti vennero ribattezzati "marxisti ratzingeriani"?). Ma voglio rispondere alla sua domanda diretta, e non mi è difficile visto che la strada da seguire ci è stata indicata con chiarezza. Coloro i quali, da cattolici, non si rassegnano a derive che con ragione e cuore consideriamo sbagliate e persino anti-umane, anche a mio parere, devono semplicemente dirlo. E devono far seguire al pensiero e a una non smarrita parola, l’azione. Ovunque e comunque ai cristiani tocca di essere lievito e sale. O ci si scuote la polvere dai calzari e si va, o non c’è altro da fare. E c’è, eccome, da fare.
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