sabato 4 luglio 2009
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Fin dalla gestazione era emerso che il disegno di legge sulla sicurezza avrebbe toccato punti nevralgici per la convivenza civile del nostro Paese. Perciò, anche da questo giornale, si è vigilato e, di passo in passo, commentato. Si è cercato di sollecitare l’attenzione sui punti più critici, perché la classe politica potesse far tesoro delle tante esperienze condotte sul campo e nel Paese, disponendo di un quadro più articolato ed equilibrato del sentire della nostra gente. La legalità è esigenza imprescindibile che non si afferma a scapito dell’accoglienza. Come l’accoglienza ha bisogno della legalità per non degenerare. A questi due valori siamo rimasti solidamente ancorati. Siamo stati dall’inizio consapevoli che il crinale su cui camminava il provvedimento era insidioso e che non mancava chi lo considerava come l’occasione per « rimettere gli immigrati al loro posto » , cioè per risolvere sbrigativamente i problemi provocati dall’immigrazione clandestina con misure di ordine pubblico e con provvedimenti giudiziari. Dai vescovi, poi, come ha ricordato ieri don Domenico Pompili, portavoce della Cei, nell’Assemblea generale dello scorso mese di maggio, in merito all’immigrazione si è « concordato sul fatto che si tratta di un fenomeno assai complesso, che proprio per questo deve essere governato e non subito. È peraltro evidente che una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico – che è comunque necessario garantire in un corretto rapporto tra diritti e doveri – risulta insufficiente, se non ci si interroga sulle cause profonde di un simile fenomeno » . Il risultato finale del lavoro legislativo è stato un testo caratterizzato da luci e ombre – da noi puntualmente rilevate – che ora si avvia alla verifica dei fatti. Dobbiamo però constatare come ai segnali di allarme sulle possibili derive xenofobe, recisamente escluse dal governo, si associno rilievi sempre più incalzanti su concretissimi rischi di conseguenze inaccettabili. C’è ad esempio l’allarme che viene dall’assessore regionale veneto alle politiche sociali Valdegamberi, subissato di telefonate da parte di persone che danno lavoro a badanti « irregolari » . È lui – esponente del centrodestra – ad affermare che « le badanti, comprese quelle irregolari, rappresentano uno dei pilastri del sistema dei servizi domiciliari per le persone non autosufficienti. Invece di essere punito come reato questo fondamentale lavoro sommerso dovrebbe uscire alla luce ed essere regolarizzato a maggior tutela delle nostre famiglie » . Ma questo adesso non potrà avvenire. Ci sono poi i problemi, come quello dei figli nati in Italia da genitori irregolari, di cui scriviamo nelle pagine interne. È vero che alla madre che partorisce è garantito un permesso di soggiorno di 6 mesi « per motivi di salute » , ma alla scadenza questo non può essere rinnovato e quindi si sta già manifestando la tendenza a evitare il ricovero, con tutti i pericoli conseguenti. I neonati addirittura rischiano di diventare « invisibili » , in quanto l’ufficiale di stato civile non potrà ricevere la dichiarazione di nascita se i genitori sono irregolari. È inoltre impossibile effettuare le pubblicazioni matrimoniali se uno dei nubendi non dispone di permesso di soggiorno ( restrizione che vale anche, ad esempio, per il matrimonio tra un italiano e una statunitense o una giapponese). Ancora, non viene più garantito il diritto all’iscrizione alle scuole superiori per figli di immigrati privi di permesso di soggiorno. Si tratta di esiti che sembrano confermare una virata tale da tramutare la politica di gestione legale dell’immigrazione in un complesso di misure punitive e in qualche caso addirittura persecutorie. Un esito che scongiuriamo, convinti che non ci si possa sottrarre dall’individuare spazi e strumenti in grado di evitare che i rischi sopra denunciati possano effettivamente e drammaticamente, a questo punto, concretizzarsi.
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