giovedì 11 aprile 2013
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La prossima settimana avrà luogo a Roma una giornata di studio sul tema “Famiglia, la prima impresa”, che metterà a confronto e farà interagire giuristi, sociologi, economisti, studiosi di politica sociale. Il titolo della giornata è molto chiaro di per sé. Contro un’opinione diffusa, che ritiene che la famiglia si sia ridotta oggi a possedere unicamente una dimensione affettiva, il convegno intende ribadire il grande rilievo che essa continua a possedere come cellula sociale ed economica di base, capace di garantire produzione, assistenza, lavoro e non solo ai suoi membri, ma anche, in senso ben più ampio, a tutti coloro che sia per vincoli parentali che per vincoli amicali hanno significativi rapporti con i singoli nuclei familiari. La famiglia, insomma, è un punto di riferimento socio–economico fondamentale: l’hanno spiegato e continuano a spiegarlo gli economisti più attenti, quelli meno legati a paradigmi individualistici, ma lo percepisce benissimo anche la gente comune. In un’epoca di crisi come quella che stiamo vivendo, in cui la capacità di spesa delle singole famiglie è tornata ai livelli di vent’anni fa, in cui i servizi sociali e assistenziali si contraggono continuamente, in cui la disoccupazione giovanile trova un bilanciamento solo grazie all’ appoggio dei genitori (e non di rado dei nonni), in cui l’acquisizione di una casa di proprietà sembra per moltissime coppie ormai un miraggio, solo la famiglia resta, con tutti i suoi limiti e le sue fragilità, un punto di riferimento stabile. Può essere di un certo interesse richiamare l’attenzione sul fatto che questa giornata di studio è stata promossa ed avrà luogo grazie all’impegno del pontificio Consiglio per la Famiglia e dell’Unione giuristi cattolici italiani. Che i giuristi si interessino dei profili di diritto dell‘economia in materia familiare non è cosa da poco (data il prevalente interesse che gli studiosi di diritto di famiglia danno alle questioni coniugali o inerenti alla filiazione), ma di per sé non è nemmeno qualcosa di assolutamente sorprendente. Ben più rilevante, a mio avviso, è la presenza, tra i promotori dell’ iniziativa, del pontificio Consiglio per la Famiglia. Siamo infatti ancora, e a torto, troppo legati all’idea che nella tradizione cattolica la famiglia abbia un rilievo sotto il mero profilo della spiritualità: un profilo, ovviamente, decisivo, che però non deve mai escludere la realistica comprensione del fatto che questa dimensione spirituale e ancor più quella sacramentale che qualifica il matrimonio cristiano trovano le proprie radici nel carattere socio–antropologico dell’ istituzione familiare. Il pontificio Consiglio per la Famiglia sostiene, e non da ora, la lucida consapevolezza che la famiglia, prima di essere un bene cristiano, è un bene umano fondamentale e che mai come oggi questa verità deve essere portata all’ attenzione di tutti. E soprattutto dei politici italiani. Che si segnalano, un questa fase, per la scandalosa carenza d’impegno a favore delle politiche familiari e per la sconcertante propensione a concentrarsi su altre e improbabili «emergenze», come quella di dare status matrimoniale o paramatrimoniale alle convivenze tra persone delle stesso sesso.L’interesse cattolico per la dimensione economica della famiglia possiede però anche un altro profilo, che non va sottovalutato. Se la famiglia è un bene umano, essa non può che essere caratterizzata da quei profili che accompagnano ogni bene umano autentico: la sincerità, l’impegno, il senso della durata, l’assunzione di responsabilità, la disponibilità al sacrificio, la subordinazione degli interessi individuali agli interessi collettivi. È una costellazione di princìpi, questa, che sembra ormai lontana dalla percezione sociale oggi più diffusa in tema di famiglia, quella che la considera alla stregua di <+corsivo>una<+tondo> tra le tante diverse modalità della vita sociale degli individui, la più tradizionale e nemmeno –per molti – tra le più rilevanti. L’errore che sta alla base di questa lettura della famiglia è quello che accomuna tutte le letture ideologiche della realtà, che si rifiutano testardamente di leggere le cose così come esse oggettivamente sono, così come esse oggettivamente si manifestano a chi le voglia studiare senza pregiudizi. E le cose stanno in questo modo: senza la famiglia e la sua capacità di aggregazione, di solidarietà intergenerazionale, di apertura al futuro, non c’è società che possa darsi una stabile struttura: meno che mai quella italiana, che solo grazie al suo radicamento familiare riesce a sottrarsi a un vero e proprio collasso.È per questa ragione che ribadire che esiste un bene comune familiare e che questo bene è prevalente sui beni individuali dei singoli componenti della famiglia stessa è compito primario degli scienziati sociali: dai giuristi agli economisti, dai sociologi ai demografi. Che la Chiesa appoggi e promuova incontri scientifici di alto livello in questa materia dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, quanto fortemente realistico, e quanto poco vago e sospiroso, sia il suo impegno per il bene umano.
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