L'efficacia della sanità italiana e come darle valore
mercoledì 13 marzo 2019

Gentile direttore,
recentemente ho avuto bisogno di essere sottoposto a un intervento chirurgico presso gli Spedali Civili di Brescia. Soddisfatto dell’intervento e dello staff e, sorpreso perché non ho pagato niente, mi è venuta alla mente la celebre frase kennediana: «Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese». E così mi sono recato, senza preavviso, alla Fondazione Spedali Civili di Brescia. Al cortese e gentile responsabile ho posto questa domanda: «Quanto è costato il mio intervento?». La risposta è stata: «Glielo faremo sapere». Dopo una decina di giorni mi è arrivata la risposta. Ora, nello spirito kennediano, mi permetto di avanzare questa proposta. Al momento delle dimissioni si potrebbe consegnare al degente una busta con la scritta: «Vuol sapere quanto è costata la sua degenza?». Ovviamente il ritiro dovrebbe essere volontario. In questo modo si raggiungerebbero due obiettivi. Il primo: la trasparenza delle spese sanitarie, con possibili confronti. Il secondo: qualcuno potrebbe, sempre nelle spirito kennediano, essere indotto a effettuare donazioni a fondazioni ospedaliere per compensare, in parte, la spesa sopportata per le prestazioni. Nell’attuale fase socio-economica abbiamo bisogno di testimoni e di esempi. Mettere sullo stesso piano il ricco e il povero riguardo alle spese sanitarie potrebbe essere un’ingiustizia e un errore politico. Il nostro sistema economico è in grado di soddisfare la gratuità assoluta della sanità nazionale? Se decide di pubblicare, per comprensibili motivi di riservatezza, le chiedo di non mettere il mio nome.

lettera firmata

Trovo la sua proposta interessante, gentile amico lettore. E penso che potrebbe essere utilmente presa in considerazione per i motivi che lei ben spiega. Aggiungo solo che a mio parere, soprattutto in tempi in cui troppo viene svalutato o dato per scontato, è importante dare il senso del 'valore' concreto di ciò che la Repubblica fa per i suoi cittadini. Detto questo, voglio dirle che continuo a credere nell’importanza di un servizio sanitario nazionale di qualità e aperto a tutti e questo perché non vorrei mai che in Italia, come accade altrove, al Pronto Soccorso per prima cosa ci chiedessero la carta di credito o il bancomat e per seconda una copia della dichiarazione dei redditi. Scartando, magari, chi ne è sprovvisto... Ma, come lei, penso che sia giusto che ognuno contribuisca in base alle proprie disponibilità a mantenere efficiente una macchina sanitaria che, nonostante talune disfunzioni, è stabilmente tra le tre migliori al mondo.

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