giovedì 19 dicembre 2013
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Le esimenti ci sono tutte. Lo "stato di necessità" di conti pubblici fuori controllo e la "forza maggiore" dell’Unione Europea che impone il rispetto del 3% nel rapporto deficit-Pil. Persino il "caso fortuito" di una manovra impostata da una maggioranza e portata all’approvazione da una coalizione di governo diversa. Al fondo, però, emerge soprattutto una "incapacità": quella di progettare gli interventi economici dello Stato avendo presente la vera trama del tessuto sociale, costituita non da singoli individui dispersi come monadi, ma da milioni di famiglie, la gran parte con figli. È questo – non quello del Tesoro – il deficit maggiore della legge di Stabilità ormai alle soglie dell’approvazione decisiva alla Camera.Non si tratta tanto di guardare alle singole misure contenute nel testo prossimo a ricevere la fiducia di Pd, Nuovo centrodestra, Scelta civica e Per l’Italia. Ve ne sono, come spesso nelle manovre finanziarie degli ultimi anni, di buone, di decenti e di pessime. Ci sono provvedimenti che assomigliano molto a un "vorrei, ma non posso" come il taglio del cuneo fiscale così soffice e leggero da rischiare di passare inosservato tanto per le imprese quanto per i singoli lavoratori. O le misure anti-povertà anche innovative, ma poco più che simboliche. E ancora piccole scelte positive – come il bonus bebé introdotto l’altra notte – ma così estemporanee da poterne già prefigurare l’inefficacia. A ben guardare è proprio questo il difetto costitutivo della manovra: il suo carattere estemporaneo, la mancanza di un disegno organico, il procedere per aggiustamenti, tirando la coperta – corta, sempre più corta – un po’ di qua, un po’ di là, facendo girare le entrate fiscali da una voce all’altra, restituendo con una mano e chiedendo con l’altra, tra spinte sociali e politiche contrapposte. Forse non poteva essere altrimenti visto il carattere delle esimenti ricordate all’inizio. E, soprattutto, come questa sia la legge di stabilità di una (assai) "strana maggioranza" nella quale dei tre partiti costitutivi uno si è scisso – una parte restando al governo, l’altra andando all’opposizione – un secondo si è diviso in due gruppi e la principale formazione ha cambiato completamente dirigenti e linea politica. Se una legge di Stabilità andrà definitivamente in porto, mettendo in qualche modo in sicurezza i nostri conti, assicurandoci ancora a un ideale parapetto affacciato sul baratro della crisi senza fondo, lo si deve all’abilità e all’agilità del presidente del Consiglio, che ha saputo tenere ferma la natura di "servizio" del suo esecutivo e ieri si è detto certo di aver creato quantomeno le premesse per un percorso di ripresa.In tanto vorticoso girare di posizioni e di strategie e di misure, però, si è perso il punto fermo fondamentale al quale occorreva guardare, sul quale si doveva puntare come una leva per risollevare la situazione: la famiglia.Peggio: si è finito per dimenticarla e penalizzarla, come dimostra il progetto della tassazione sulla casa. Decine di cambiamenti e nomi di (pessima) fantasia per arrivare a un risultato semplicemente inaccettabile: i nuclei con figli pagheranno più di prima. Più di quanto hanno versato con la vecchia Imu, che almeno prevedeva una detrazione di 200 euro per tutti e 50 euro per ogni figlio (fino a un massimo di 4). Per non parlare della tassa sui rifiuti che, questa sì, tiene conto del numero di componenti la famiglia, ma per colpirli con rinnovata durezza. «Nel cambio tra Tarsu e Tares», denunciava un nostro lettore con 4 figli l’altro giorno, «ho dovuto pagare il 605% in più. Sono costretto a "licenziare" i miei figli...».Forse non è troppo tardi e ancora una piccola pezza qui e un’altra là si possono mettere per evitare contraccolpi troppo negativi alle famiglie, già alle prese con difficoltà economiche enormi, con un rischio di povertà che aumenta in maniera esponenziale al crescere del numero dei figli, specie se minori. Ma le pezze, sul vestito di Arlecchino di questo Paese, non bastano più. Gli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione tracciano una rotta chiara, costituiscono un impegno non più eludibile per qualunque governo sia al potere. È la famiglia, con la sua fecondità, la sua capacità di curare ed educare i figli, che assicura la crescita del Paese. Se questa priorità non viene riconosciuta si nega il fondamento stesso di ogni futuro.
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