lunedì 3 agosto 2015
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Nel libro "Terre di confine", con una mescolanza di idioma inglese e spagnolo che ricorda il linguaggio ibrido del partigiano Johnny di Fenoglio, la scrittrice chicana Gloria Evangelina Anzaldúa scrive che «confini sono creati per definire i luoghi sicuri e quelli insicuri, per distinguere noi da loro. La frontiera è una linea di divisione, una striscia sottile lungo una ripida scarpata». È «una ferita aperta dove il Terzo Mondo viene a scontrarsi con il primo e sanguina. E prima che si cicatrizzi, sanguina di nuovo». Lungo questa ripida scarpata, che dà l’illusoria impressione di conservare al sicuro i popoli e le nazioni del Vecchio Continente, rischia di scivolare l’Europa tenendo aperta una ferita da cui è stato versato già troppo sangue.Lampedusa e le coste siciliane non sono più i soli e lontani luoghi di cui i leader europei discutono ai tavoli di Bruxelles, stringendo con una mano quella dell’Italia per congratularsi della sua capacità umana di venire in soccorso ai naufraghi e ritirando con l’altra ogni proporzionata offerta di contribuire alla loro accoglienza nei rispettivi Stati dell’Unione. La questione sta sempre più diventando di casa anche nei Paesi non bagnati dal Mediterraneo, e si espande progressivamente dal Sud al Nord dell’Europa. A risolverla non basta il laconico ritornello "non c’è posto per tutti" lanciato dai governi o dalle opposizioni politiche: quando i "tutti" non sono cifre di un bilancio, ma persone in carne e ossa, far tornare i conti non è un’operazione aritmetica tra le colonne dei debiti e dei crediti, ma un’emergenza irriducibile al solo ordine di grandezza delle cifre e che è necessario governare secondo una legge salda e soprattutto. dal volto umano. "Emergenza", secondo l’etimo latino della parola, originalmente indica l’affiorare ineludibile di qualcosa o di qualcuno che si fa scorgere e di cui dobbiamo prendere atto, e non ha l’accezione negativa che il corrispettivo inglese emergencyha assunto, divenendo sinonimo di allarme, pericolo o incombente disastro. Le donne, i bambini e gli uomini che "emergono" dal Mare nostrum (e non è solo "nostro", ma di tutta l’Europa) sono una realtà che ha già un "posto" nell’umanità (non glielo dobbiamo attribuire per gentile concessione) perché sono persone umane come noi, non oggetti la cui sistemazione in casa nostra può non trovare posto tra le cose che già possediamo.Per questo appaiono stonate le parole del premier britannico David Cameron con le quali definisce «swarm» (sciame di insetti) i migranti che si accalcano alle barriere francesi dell’Eurotunnel della Manica cercando di raggiungere il Regno Unito, e risuona provocatoria l’intenzione di inviare a difesa dell’isola di Sua Maestà un battaglione dei temibili Gurkha, i soldati nepalesi di stanza nel Kent. Sono parole che hanno un peso, e rischiano – nella circostanze della vita pubblica di quel Paese e di altre regioni europee assai "calde" – di accendere risentimenti, innescare tensioni e alimentare paure tra i cittadini, anziché (questo è il compito di coloro che ci governano) testimoniare e promuovere uno sguardo di realismo, di ragionevolezza e di responsabilità alla nuova "questione sociale", oggi ineludibile come lo fu quella sgorgata nella seconda metà dell’Ottocento dalla seconda Rivoluzione industriale.Già allora Leone XIII nella Rerum novarum è necessario aveva segnalato il rischio di una situazione «pericolosa perché uomini turbolenti ed astuti, si sforzano ovunque di falsare i giudizi e volgere la questione stessa a perturbamento dei popoli» (n. 1). «Comunque sia, è chiaro – proseguiva papa Pecci – come sia di estrema necessità venir in aiuto senza indugio e con opportuni provvedimenti ai proletari, che per la maggior parte si trovano in assai misere condizioni, indegne dell’uomo» (n. 2). Parole che hanno avuto un peso decisivo nella storia sociale e politica di quegli anni e del secolo successivo. Il riconoscimento, il rispetto e la promozione concreta della dignità inalienabile di ogni donna e uomo, e non le barriere dei respingimenti legali e dei muri fisici, risparmieranno all’Europa la sofferenza e l’umiliazione di nuovi conflitti che dividono i popoli e le nazioni.
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