giovedì 4 marzo 2021
Si amplia il bacino ecclesiale e geografico di provenienza della guida di molte aggregazioni laicali. Un’apertura dei confini nel solco tracciato da Francesco
I vertici dei movimenti cattolici volto di una Chiesa più globale
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L’elezione di Margaret Karram a nuova presidente del Movimento dei Focolari, avvenuta lo scorso 31 gennaio, rappresenta un segnale interessante, indicativo di una tendenza che si va affermando in maniera sempre più marcata. Per il prossimo sessennio, il movimento ecclesiale fondato nel 1943 dalla trentina Chiara Lubich e fino a poche settimane da in mano alla calabrese Maria Voce sarà condotto da una cristiana araba. Nata ad Haifa nel 1962, nazionalità israeliana, la Karram è cresciuta in una famiglia cattolica palestinese; sarà lei a guidare una realtà ecclesiale che oggi che raduna circa due milioni di persone in oltre 180 Paesi: una scelta che conferma un trend in corso, che vede l’ampliamento progressivo del bacino geografico/ecclesiale di provenienza dei leader di varie aggregazioni cattoliche.

Ciò accade in parallelo con il rapido succedersi di volti nuovi ai vertici di ordini e congregazioni religiose, volti che spesso provengono proprio da quelle che un tempo erano definite “terre di missione”. Non solo: il processo di globalizzazione che tocca i vertici degli organismi ecclesiali laicali va di pari passo con il deciso innesto, operato da papa Francesco nell’arco di pochi anni, di rappresentanti di varie Chiese, in modo particolare del Sud del mondo, all’interno del collegio cardinalizio. Le comunità cattoliche di Myanmar, Bangladesh, Laos, Repubblica Centrafricana, Burkina Faso, financo Tonga e Brunei sono solo alcune di quelle che, per la prima volta, grazie al pontefice «venuto quasi dalla fine del mondo», hanno trovato visibilità nel novero delle nuove porpore.

Ma torniamo alle realtà laicali. Viene dagli Stati Uniti la vicepresidente della Comunità dell’Arca, Stacy Cates-Carney, sebbene il leader internazionale rimanga, per ora, un francese: Stephan Posner, in carica dal 2017. Non è un’eredità facile quella sulle loro spalle: la carismatica figura di Jean Vanier – svizzero di nascita, canadese per passaporto, ma francese d’adozione – ha visto sporcarsi la sua immagine dopo che negli ultimi mesi sono uscite notizie relative ad abusi sessuali e altri comportamenti riprovevoli da parte di colui che a lungo è stato considerato uno dei maestri spirituali del secolo scorso.

Un altro organismo laicale, il Foyer de Charité, sta attraversando da qualche anno un periodo delicato. Di recente, infatti, sono emersi fatti a dir poco deprecabili (anche qui si parla di abusi sessuali ripetuti per anni) a carico di padre George Pinet, co-fondatore dei Foyers, assieme alla mistica Marthe Ro- bin, di cui è in corso il processo di beatificazione. Una rete che oggi comprende 78 comunità con un migliaio di membri che animano centri di spiritualità e case di ritiro (3 anche in Italia) in quattro continenti, frequentate ogni anno da decine di migliaia di fedeli. Riconosciuta come Associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio dal 1986, l’associazione ha vissuto una svolta negli ultimi anni, quando ad assumere la responsabilità di guidarla è stato designato un senegalese di 61 anni, Moïse Ndione.

Senegalese è pure Aimé Sene che fa parte dei vertici di Uniapac, l’associazione che raduna imprenditori e dirigenti cattolici di tutto il mondo, al momento capitanata dal portoghese Bruno Bobone. Ed è in un altro Paese africano, l’Etiopia, che, nel luglio scorso avrebbe dovuto tenersi l’incontro del coordinamento internazionale (circa 80 membri) della Gioventù operaia cristiana: una rete che conta presenze in oltre 50 Paesi del globo. Capillare, anche se non numericamente eclatante, la presenza della Gioc nel continente nero: dal Mali al Kenya, dal Ca- merun alla Repubblica democratica del Congo, dalla Nigeria al Madagascar.

Ha da tempo scommesso sull’internazionalità, aprendosi molto alla dimensione extraeuropea, anche l’Equipe Notre Dame, movimento di spiritualità coniugale fondato dall’abbé francese Henri Caffarel negli anni Quaranta. Oggi la rete dell’organizzazione è retta da un’équipe internazionale di 8 coppie da tutto il mondo, coordinata dai colombiani Clarita ed Edgardo Bernal. Viene anch’egli dal Sudamerica l’attuale leader del Movimento di Schöenstatt, fondato in Germania nel 1914 dal sacerdote pallottino Josef Kentenich: è infatti argentino padre Juan Pablo Catoggio, eletto nel 2015 alla guida di questa realtà, diffusa in molti Paesi.

L’organismo che, forse, più di tutti ha una leadership davvero globale è la Società San Vincenzo de’ Paoli. Accanto al presidente Renato Lima de Oliveira, proveniente dal Brasile, troviamo un vice indiano, una segretaria generale francese e tre vicepresidenti che arrivano, rispettivamente, da Botswana, Argentina e Spagna. Non male per una realtà che in Italia facilmente associamo a gruppetti di donne, spesso anziane, che si mobilitano sul fronte della solidarietà, dimenticando che stiamo parlando di una organizzazione caritativa che affonda le sue radici nell’Ottocento (fu fondata a Parigi nel 1833 dal beato Ozanam e da un gruppo di laici) e oggi ha una ramificata presenza in tutto il globo.

Capillare a livello mondiale è pure la presenza di Comunione e Liberazione, attiva in oltre 90 Paesi. La dimensione internazionale di CL, già evidente mentre era in vita il fondatore don Luigi Giussani, è ancor più marcata oggi. Il coinvolgimento dei responsabili non italiani del movimento è continuato, infatti, dopo che la Diaconia centrale della Fraternità di CL, alla morte del “Gius” nel 2005, ha eletto come presidente don Julián Carrón, spagnolo, con cui don Giussani aveva condiviso la responsabilità di guida dell’intero movimento nell’ultimo anno di vita. Attualmente nei due organi di conduzione del movimento – il Consiglio di Presidenza di CL, che si svolge settimanalmente, e la Diaconia centrale della Fraternità di CL (che si raduna alcune volte all’anno) – sono presenti i responsabili eletti dalle rispettive comunità e i rappresentanti designati dalle diverse realtà nate dal carisma di don Giussani (Associazione Memores Domini, Fraternità dei Missionari di San Carlo Borromeo, Istituto Suore di Carità dell’Assunzione). Nei due organi di guida citati sono presenti responsabili di diverse nazionalità: oltre al-l’Italia, Spagna, Germania, Portogallo, Germania, Portogallo, Svizzera, Russia, ma anche Stati Uniti, Canada, Brasile e Uganda. Alcuni di essi sono anche responsabili continentali; le figure femminili sono cinque.

Anche la Comunità di San’Egidio – diffusa in più di 70 Paesi del mondo, con una particolare attenzione «alle periferie e ai periferici» – presenta una situazione analoga. La presidenza della comunità delle 3 P (preghiera, poveri e pace) è ancora italiana, ma pure in questo caso del Consiglio della Comunità (formato da 50 membri) fanno parte una ventina di rappresentanti che provengono da altrettanti Paesi, come ad esempio Cuba, Germania, Malawi, Mozambico e persino Indonesia, il Paese islamico più popoloso al mondo. Non un caso, per una realtà fortemente impegnata nel dialogo interreligioso.

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