Fatturato, tasse ed evasione: una crisi seria e quattro scenari
sabato 13 giugno 2020

Gentile direttore,

in questi giorni di “riapertura” una delle forme più diffuse di giornalismo, e non mi riferisco a quello suo e dei suoi colleghi, è l’intervista a esercenti, commercianti e imprenditori che rialzano la saracinesca e riaprono le porte delle loro attività dopo diverse settimane di chiusura. La domanda che ritorna con maggiore frequenza è: «Quanto ha perduto di fatturato in questi due-tre mesi di inattività?» Ho notato che la cifra che torna con più continuità nelle risposte si aggira fra i 20mila e i 30mila euro. Per uno strano gioco del destino negli stessi giorni siamo stati informati dall’Agenzia delle entrate che le categorie cui appartengono gli intervistati hanno denunciato mediamente per il 2019 una cifra che a fatica supera i 50mila euro. A mio avviso si aprono quattro possibili scenari: 1) la cifra delle perdite non è reale ed è gonfiata; 2) i giornalisti hanno intervistato solo coloro che superano abbondantemente il fatturato annuo di 50mila euro; 3) la cifra di 50mila non è reale e si apre il capitolo dell’evasione- elusione fiscale; 4) gli intervistati hanno avuto un forte crescita del loro giro d’affari nei primi due mesi dell’anno in corso rispetto al precedente e questo mi rallegra molto. I lettori di “Avvenire” avranno sicuramente la loro opinione e ciascuno trarrà le proprie conclusioni. Personalmente leggendo le ripetute dichiarazioni sia dei piccoli esercenti che di quanti hanno la responsabilità di grandi aziende, mi pare che non sia venuta meno l’italica tendenza a cercare il colpevole sempre nello Stato, salvo poi depredarlo, usarlo come un bancomat e sfruttarlo usando il lassismo imperante, accusarlo quando controlla e il non volere davvero accettare la concorrenza e la meritocrazia come strumenti di selezione del mercato. Spero che anche questo tema sia preso in considerazione con vigore e forza, finora sconosciuti su questo versante, nel nostro Paese. Per evitare incomprensione chiudo con una nota autobiografica. Sono un libero professionista e, dunque, vivo sulla mia pelle la terribile situazione economica. Nel trimestre marzo-maggio 2020 ho fatturato il 65% in meno dello stesso periodo dell’anno scorso. Se tutto s’incamminerà nella giusta direzione, tornerò al mio normale fatturato mensile, consolidato da anni, solamente dopo l’estate. Cordiali saluti e buon lavoro.

Lettera firmata

Chi scrive è un consulente aziendale, per questo gli concedo volentieri un po’ di riservatezza. Su “Avvenire” i miei colleghi e io abbiamo ragionato spesso e a fondo sul punto che anche questo lettore, come tanti altri in altre fasi prima di lui, tocca con competenza e incisività. Credo che questa riflessione meriti di essere accolta e semplicemente accompagnata, perché può essere utile a tutti. A chi stringe i denti per tenere duro con la propria attività, a chi, invece – poco o tanto – “ci marcia” e a chi è bene che si faccia un’opinione. Ammetto di essere piuttosto incline all’indulgenza dei giudizi in questo momento critico, ma usare la testa è sempre importante. Buon e onesto lavoro a tutti noi.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI