giovedì 17 dicembre 2009
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Una raffica di parole che vengono da un altro tempo, da un’altra Italia: apparati del capitale, attacco, dominio, paura, rivolta, distruzione... Una definizione delle università che fa sobbalzare, «dove si affilano le armi che taglieranno la gola degli sfruttati». Un luogo – Milano – già teatro del gesto di violenza fisica contro Berlusconi. E un altro luogo – Gradisca, sede di un centro pre-espulsione di immigrati irregolari – collegato al primo in modo arbitrario eppure infine plausibile secondo la logica simbolico-terroristica prescelta. Una firma anarchica. E un’esplosione a metà che ha acceso un allarme tutt’intero. Ma che cosa ha innescato le bombe? Parole. Parole di fuoco. Come quelle che hanno preceduto il ferimento del premier e ancora l’accompagnano. E però nel palazzo non si cambia registro. Un’aggressione, della dinamite. Che cosa si aspetta di più?
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