Balbettii senza umanità della politica europea
martedì 10 marzo 2020

Caro direttore,

quella sulla frontiera tra Turchia e Grecia e tra Turchia e Siria non è una crisi umanitaria. È – come ha scritto Marina Corradi su “Avvenire” del 4 marzo 2020 – innanzitutto una crisi d’umanità e, spiace ammetterlo, una crisi dell’Europa, dei suoi principi costitutivi, realizzati a fatica eppure con grande determinazione sulle ceneri e sulle macerie della Seconda Guerra mondiale. Scuotono ancora le parole della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: il confine della Grecia è lo scudo d’Europa. Come d’incanto, alla prima vera emergenza dal 2015, l’Europa torna a essere piccola, torna a essere fortezza. In un clima politico fagocitato, in parte a ragione, dall’emergenza sanitaria, che chiude ancor di più il nostro continente verso il mondo.

Chi sarebbero, a ben vedere, questi “invasori” per cui abbiamo bisogno di uno scudo? È inaccettabile scorgere in un nemico alle porte donne e bambini che scappano da una guerra che non possiamo far finta di non vedere, certamente spinti e usati come pedine dal governo turco, ma pur sempre donne e bambini che fuggono dalla guerra. Vedere la nostra Europa, uno dei giganti dell’economia mondiale, il faro del diritto e della tolleranza, concentrare le proprie risorse per respingere, per cacciare, per imporre l’ennesima fuga a un popolo disperato, è un colpo per chiunque si dica, in coscienza, europeista. La feroce determinazione dei respingimenti, alla quale assistiamo attoniti, è forse la pagina più brutta del lungo processo di integrazione europea. E che ciò, a torto o ragione, possa trovare fondamento o giustificazione nelle parole di chi al massimo livello ne rappresenta le istituzioni, è qualcosa da cui sarà poi difficile tornare indietro, a meno di concreti ravvedimenti. Così come ferisce il balbettio di tanti, anche dei socialisti e democratici europei. Pagheremo caro questo balbettio. Le nostre parole saranno indistinguibili con quelle dei sovranisti, da cui – a casa nostra e nel Parlamento Europeo – ci distinguiamo e che lottiamo.

Ecco, forse il tempo è proprio questo, sebbene siamo consapevoli di essere impegnati su un altro terreno, quello sanitario, molto difficile. Ma c’è da affrontare i nodi della contemporaneità non più uno per volta, ma insieme, perché insieme rappresentano angosce e paure di tutta la popolazione europea. Se è la fine del senso di umanità che stiamo sperimentando, pur nelle differenze che ci caratterizzano, questo vale per un malato in uno qualunque degli ospedali d’Europa come per un richiedente asilo confinato a Lesbo. Non in un giorno, ovviamente. Una crisi come quella siriana, gli ambigui rapporti con la Turchia di Erdogan, come il 2015 ha rappresentato benissimo, non si risolvono in un batter d’attimo. Eppur qualcosa può essere fatto subito, perché subito l’anima dell’Europa è a rischio: offrire una via di fuga, un corridoio umanitario almeno per i più vulnerabili, i bambini non accompagnati. Legare, così come ha giustamente chiesto il presidente della nostra Assemblea David Sassoli, gli aiuti per l’emergenza alla costituzione di corridoi umanitari per i più vulnerabili. E pretendere che su quel confine siano rispettati i diritti veri delle persone.

Valga almeno rispetto il principio di umanità, se addirittura il diritto sembra incompatibile con le esigenze di sicurezza nazionale e di scudo continentale, cosa di cui non mi farò mai convincere.

Parlamentare europea del Pd

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