Surreale dibattito sulle scelte che hanno posto in sicurezza il Paese
martedì 11 agosto 2020

Surreale dibattito sulle scelte che hanno posto in sicurezza il Paese È davvero sconcertante, e frutto forse del solleone per taluni, il surreale dibattito sulla gestione del lockdown da parte del governo nella fase più acuta della pandemia da Covid. Che cioè la chiusura totale dovesse essere differenziata per territori, per non danneggiare l’economia di aree del Paese, come il Mezzogiorno, forzate a fermarsi senza necessità epidemiologiche. E che in questo senso andavano le indicazioni del Comitato tecnico scientifico, che il governo non avrebbe seguito optando per un periodo di lockdown totale.

A mio avviso è invece di tutta evidenza che bene ha fatto il governo, se queste erano le indicazioni, a non seguirle, visto come sono andate le cose in Paesi che hanno adottato un sistema di differenziazione del lockdown, e che ancora stanno in piena virulenza dell’epidemia e pagano prezzi altrettanto salati sul piano economico. Questo dovrebbe essere detto e rivendicato da tutte le opinioni responsabili a chiare lettere. Se dovessi usare un paragone terapeutico, il governo, dovendo affrontare una patologia che aveva, come un cancro, alte possibilità di metastasi diffuse a partire dal focolaio iniziale, ha sottoposto l’organismo sociale nel suo complesso (il Paese) a una chemio sistemica, e così ha impedito la diffusione del contagio, a costo certo di deprimere in generale tutti gli organi (le articolazioni territoriali) del Paese, ma così salvandoli da ben più gravi metastasi virali.

Assumendo per altro così, in parziale difformità dalle indicazioni tecniche, una decisione altamente politica, come da tempo non si vedeva in questo Paese, facendosi carico di tutte le responsabilità del caso. Anche di quelle di questa polemica estiva dal chiaro sapore elettoralistico, considerato che si assiste al paradosso che anche governatori di Regioni al Sud, che in modo encomiabile hanno gestito e aderito, rivendicato persino un lockdown totale, oggi perché all’opposizione del governo si dicono contrari, affermando di essere stati ingiustamente penalizzati, adombrando un complotto contro il Sud. E anche la matematica del danno al Mezzogiorno, guarda caso cento miliardi di perdita di Pil, corrisponde a quanto annunciato dal governo come sostegno al Sud sui fondi del Recovery Fund. In sostanza il tutto servirà a dire da qui alle elezioni regionali che al Mezzogiorno si risarcisce al più il danno fatto.

E che una differenziata articolazione del lockdown avrebbe anche giovato alle regioni del Centro- Nord non colpite in modo massivo dalla pandemia. Insomma è la tesi di chi, e non era solo la 'politica', non voleva chiudere niente, anche nelle zone più colpite Ci sarà tempo per consegnare a un meditato giudizio la storia delle responsabilità per come sono andate le cose nell’area più colpita del-l’Italia, su chi ha davvero complottato contro il Paese e alla fine contro se stesso, considerati i morti che ci sono stati. Ma ora sarebbe piuttosto il caso di darsi tutti da fare per non perdere l’ultimo treno per far riprendere il Paese, in declino dagli anni 90 del secolo scorso, grazie alla solidarietà europea faticosamente conquistata.

E non giocare invece con argomenti chiaramente di congiunturale propaganda elettorale contro quel che di buono, e ammirato a livello internazionale, è stato fatto in Italia. Insomma, sarebbe davvero ora di smettere di fare gli antitaliani nel senso peggiore del termine per una minestra di lenticchie di qualche voto in più o meno, e di pensare a cosa mettere sulla tavola degli italiani nei prossimi difficili mesi. Questo elettoralismo continuo del dibattito politico non fa bene a nessuno, neanche al ceto politico che lo agita, come si vedrà da qui a poco con il referendum sul taglio dei parlamentari. Perché sarà difficile difendere nelle urne la consistenza anche solo numerica di un ceto politico che si presenta così male.

Ordinario di filosofia teoretica, Università Federico II Napoli

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