In Francia, come in Italia, serve un voto per fare e rifare l'Europa unita e solidale
sabato 6 maggio 2017

Caro direttore,

in questi giorni ho ascoltato alla radio e in tv una lunga serie di commenti alle elezioni presidenziali in Francia, giunte all’appuntamento decisivo di ballottaggio. Il succo è il seguente: il giovane Macron, ricco, alla moda, protetto e supportato dalle élite economiche e dai potentati finanziari, è il “domani della politica”. Anzi, è un passe-partout politico: tutti i nostri politici – tranne Matteo Salvini e Giorgia Meloni – lo ritengono un modello o un seguace o un apripista. Ecco dunque che Silvio Berlusconi lo loda e la deputata europea del Pd Patrizia Toia lo assimila a Matteo Renzi, fatto diventare hic et nunc il Macron di casa nostra. Reso onore al grande assente – il dimenticato e mai abbastanza rimpianto senso del ridicolo –, chiedo: ma non le pare che c’è qualcosa che non va?
Laura Ciancio Mantovani


Gentile direttore,
non invidio per niente il caro popolo francese che andrà a votare in queste ore. Messo spalle al muro dal terrorismo islamico e dall'incertezza del lavoro, ha davanti a sé due opzioni radicalmente alternative. A parte maquillage vari e abili dissimulazioni, i duellanti Macron e Le Pen esprimono a mio parere opposte proposte basate su princìpi alternativi: l’assoluto del mercato, da una parte, e l’assoluto della nazione dall’altra. Un neofascismo del mercato in salsa audace e buonista contro un neofascismo della nazione in salsa protezionista e rassicuratrice. C’è un retrogusto italiano osservando tutto ciò. I nostri padri costituenti, infatti – “santi padri”, verrebbe da dire – facendo tesoro delle tragedie del primo Novecento, costruirono una Costituzione repubblicana lontana dal mito del mercato, nei princìpi fondanti, e attenta a scongiurare messianismi di vario tipo, optando per la centralità del sistema parlamentare. È vero che il fenomeno corruttivo e la partitocrazia hanno incentivato da noi un forte messianismo giustizialista, ma sono persuaso che le nostre elezioni saranno molto meno laceranti di quelle francesi. Quanto ai sondaggi, io sonderei prima di tutto la storia francese ed europea. Come ha già riconosciuto il direttore di “Libération”, non basterà l’antifascismo storico a sconfiggere Le Pen. Più che a turarsi il naso, penso che molti francesi penseranno a riempirsi la pancia o a dormire sonni più tranquilli.
Valentino Cai


Le due lettere che precedono queste righe ci portano, in modo diverso, in Francia e al tempo stesso nel cuore di due problemi “politici” dell’Italia e del mondo che viviamo. La signora Ciancio riesce, infatti, a sottolineare l’insidia di un «pensiero dominante che punta a farsi unico» individuandola nel successo annunciato, e trasversalmente approvato, anche nel nostro Paese, del liberalismo giovane e dal piglio autoritario di monsieur Macron. Il signor Cai denuncia con espressioni simmetriche e forti («neofascismo del mercato» e «neofascismo della nazione») la radicalizzazione delle proposte politiche più “vincenti” e infine “duellanti” che sta avvenendo nei sistemi sociali e politici di grandi Paesi democratici dove i vecchi bipolarismi appaiono ormai sfrangiati e riformati da una nuova (e spesso adirata) propensione multipolare dell’elettorato. Così è ora anche in Francia, ma lo è già stato nel nostro Paese e in Spagna, nonché in certo specifico modo anche negli Usa e in Gran Bretagna. Questioni serie, e persino lancinanti, che interpellano in modo speciale le persone di buona volontà, e certamente i laici cattolici. Questioni, cioè, che provocano fortemente chi è capace di concepire la costruzione del «bene comune» come motore di quella che papa Francesco, rivolgendosi ai centomila dell’Azione cattolica riuniti a Roma per i 150 anni dell’Associazione, ha chiamato «la Politica con la maiuscola». Qui, tuttavia, mi limito a rapide risposte.
Al signor Cai rispondo che vedo e non credo fino in fondo ai due “fascismi” di cui lui scrive con indubbia efficacia. Nel programma di “En Marche!”, così come nella biografia di Emmanuel Macron che a quel Movimento ha dato inizio, ci sono cose che mi convincono e altre che, al contrario, mi fanno venire dubbi e qualche serio mal di pancia. Nei messaggi ritmati da Marine Le Pen trovo, al contrario, qualcosa di interessante, ma soprattutto – e spesso in dose d’urto – obiettivi dichiarati e direzioni di marcia niente affatto condivisibili. Per questo non riesco a mettere sullo stesso piano e ad avvolgere di un’identica e motivata diffidenza la proposta del candidato neocentrista e quella della leader dell’estrema destra del Front National. E per questo penso che nessun cittadino d’Oltralpe che si astenga potrà farlo dormendo «sonni più tranquilli». Io, se fossi francese, andrei a votare e – proprio come in Italia – voterei da europeo quale sono e mi sento. Voterei, insomma, per fare e rifare l’Europa unita e solidale, con la sua viva e grande cultura condivisa e nelle sue benedette differenze. Del resto la politica del mio Paese mi ha abituato da anni a entrare e uscire dal seggio scontento e addirittura senza poter scegliere davvero il mio candidato preferito alla Camera e al Senato... Non mi rassegno a tutto questo, come i lettori di “Avvenire” sanno bene, ma neanche a salire sull’Aventino arrabbiato del non-voto.
Alla signora Ciancio, infine, dico che il rischio c’è. Spero perciò che ci troveremo tutti nella condizione di capire, e di capire presto, che cosa Macron ha da offrire alla Francia e all’Europa. Se la minestra riscaldata e tossica del mercatismo, che da anni entusiasma a destra e a sinistra, attirando troppi politici senza più “pensieri lunghi” nella dura melassa del “pensiero unico” o se, invece, una nuova, responsabile e inclusiva interpretazione della liberaldemocrazia politica ed economica, del progetto Unione Europea e, non per ultimo, della laïcité. Comunque, che gli esternatori politici del Bel Paese non brillino per originalità, non è certo una scoperta. Il giorno in cui noi italiani sapremo tornare a guardare oltre confine non per cercare “modelli”, ma per proporne la transizione italiana sarà finita e anche la crisi della Ue avrà più chance di soluzione.

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