martedì 6 novembre 2012
Cambiamento. Libertà e opportunità. Chiamati tre giorni fa dalla Cnn a riassumere la propria «visione per l’America», Barack Obama e Mitt Romney hanno sunteggiato un programma che è più una narrazione, un richiamo a caldi e avvolgenti slogan, che un elenco di temi da affrontare nel prossimo quadriennio. I due sfidanti, tra cui oggi gli Stati Uniti sceglieranno il presidente, hanno certamente intercettato problemi concreti che stanno in cima alle preoccupazioni dell’elettorato, ma lo hanno fatto con i toni e gli accenti che hanno caratterizzato l’intera campagna. Un tentativo, cioè, di costruire una narrazione che arrivi al cuore prima di conquistare la testa.Non sono vaghi i programmi dei candidati, piuttosto risultano così suggestivi e inclusivi nelle intenzioni da sembrare inevitabilmente destinati a scontrarsi con la dura realtà di un’America bisognosa di politiche coerenti ed efficaci in misura maggiore di quanto si possa confessare prima del voto.Il debito pubblico altissimo e che rischia di esplodere, la crescita economica lenta e le crisi internazionali, soprattutto sullo scacchiere asiatico, per cui si deve ancora trovare un inizio di soluzione restano sul tavolo di chiunque rientri o faccia la sua prima apparizione alla Casa Bianca. In un contesto in cui i fondi contano sempre di più (nuovo record toccato con un miliardo di dollari raccolti dai democratici) e lo scontro si è invelenito (quasi 90 i libri contro il presidente uscente pubblicati dal 2009 a oggi, contro meno della metà critici verso Bush nel primo mandato), il meccanismo democratico americano continua ad alimentarsi di una sfida tra due culture, due galassie di valori, due "visioni" appunto, che diventano di volta in volta maggioritarie senza che l’altra soccomba.Fino alla chiusura delle urne aveva poche speranze di fare presa un richiamo come quello rivolto dall’economista J.K. Galbraith agli utopisti della contestazione giovanile: «E chi pensa alla cena?». O il realismo di un premio Nobel come Milton Friedman: «Non c’è nulla di simile a un pasto gratis». Da dopodomani, invece, tornerà a bussare con insistenza l’incomprimibilità dei fatti, quella che ha ridimensionato il sogno incarnato dal «Yes, we can» di Obama e che farebbe vacillare anche la sterzata al centro di Romney, se volesse coniugarla con le istanze più liberiste che l’hanno proiettato alla vittoria nelle primarie.La partita per la presidenza vive di questa "mistica", in cui le narrazioni hanno ancora un posto e la retorica è quella alta, per nulla contaminata dalla tentazione dei "tecnici", i quali stanno dietro le quinte e cominceranno a tirare le fila dopo l’insediamento. La figura del "comandante in capo" deve suscitare identificazione più che convincimento razionale, anche se molte potenti lobby si muovono secondo la logica del portafoglio o dell’ideologia.È per questa insistenza sulla figura carismatica che Obama, alla vigilia, conserva un margine di vantaggio: malgrado il bilancio non esaltante, è ancora l’uomo "nuovo" di fronte a un Romney che esprime più solidità che slancio. Certo, la partita si gioca con poco più della metà dell’elettorato potenziale, ma – piaccia o meno – saranno quei 120 milioni di cittadini a decidere una consultazione che ha un peso (o lo aveva, secondo i sostenitori del declino americano) anche per gli altri 7 miliardi di abitanti del mondo. La competizione tra "visioni" alte non cancella, tuttavia, la polarizzazione politica e l’aperta denigrazione dell’avversario che hanno caratterizzato la battaglia tra i partiti in questi ultimi anni. Ed è questo un altro dei nodi che verranno al pettine dopo l’elezione, quando si dovrà cercare un accordo per la questione fiscale.America <+corsivo>liberal<+tondo> dei diritti e dell’autonomia individuale o America dell’iniziativa dei singoli che però tutela i valori della tradizione? Sotto la nobile alternativa delle narrazioni, pare scorgersi nella tornata in corso il profilo di compromessi che finiranno con l’avere il sopravvento sugli idealismi delle dichiarazioni. Se gli Stati Uniti continuano ad affascinare per la forza trascinante della loro democrazia, il vincitore – qualunque sia – potrebbe risultare, questa volta, al di sotto delle consuete aspettative verso il gran capo della "luminosa città sulla collina".
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