Sempre dimenticata la tutela della maternità
martedì 16 ottobre 2018

Caro direttore la ripresa, in queste ultime settimane, della discussione sull'aborto ha suscitato ancora una volta polemiche e manifestazioni. Con prevedibili interventi divisivi dei partiti che, in vario modo, hanno ritenuto di affermare con forza le proprie posizioni. Un clamore strumentale, originato dalla vicenda inerente all'approvazione della mozione in Consiglio comunale a Verona, votata dalla maggioranza di centrodestra e da una consigliera dell’opposizione, la capogruppo del Pd Carla Padovani. Il vero confronto sostanziale è nel contraddittorio tra diritti: da un lato il diritto alla vita e dall'altro il diritto a poter abortire, il diritto costituzionalmente riconosciuto all'obiezione di coscienza, il dovere di sostenere le donne e prevenire il ricorso all'aborto. Sommersi dalle polemiche partitiche, poco è stato detto in merito al dramma delle donne così come delle relative conseguenze dell’aborto su di esse, quali depressioni e ferite profonde sotto il profilo sia psicologico sia morale. Su di questo, c’è una vasta e accreditata letteratura scientifica internazionale.

Molto poco è stato detto anche sulla tutela della maternità e dei servizi che lo Stato dovrebbe assicurare, come la stessa legge 194 richiama all’art.1: «Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite». Ebbene, a queste riconosciute carenze ha risposto egregiamente a tutt'oggi il volontariato cattolico, in forme singole o associate, con lodevole impegno fatto di sacrifici e abnegazione. E qui viene il nodo politico con alcuni interrogativi. Perché non poter sostenere quanti sono impegnati concretamente a riconoscere il valore sociale della maternità e a tutelare la vita umana dal suo inizio? La tutela della vita è solo un valore cattolico o rappresenta anche un valore laico? Basterebbe ricordare le sempre attuali parole di Norberto Bobbio, definito da Claudio Magris «maestro laico di diritto e libertà», che nel pieno del clamore delle polemiche sull’aborto, «scelta sempre dolorosa fra diritti incompatibili», ribadiva «il diritto fondamentale del concepito, quel diritto di nascita sul quale non si può transigere. Si può parlare di depenalizzazione dell’aborto, ma non si può essere moralmente indifferenti di fronte all'aborto».

Certo fanno differenza queste parole rispetto a certe imbarazzanti affermazioni di questi giorni, in cui sembrano prevalere solo posizioni decisamente assertive da una parte e dall’altra. Percepite, spesso, come un bisogno identitario di delineare un perimetro in cui riconoscersi o farsi riconoscere, rinsaldando alleanze o cercando future alleanze solo 'politiche'. Come quella con i cattolici impegnati che, in una operosa alleanza plurale con i laici, rappresentano un’irrinunciabile ricchezza per la società. Si innalzano bandiere, si alzano muri secondo temi e convenienza, ci si scontra. E il giorno dopo, nulla è cambiato. Ancora una volta un’occasione sprecata. Restano solo le strumentalizzazioni. E la tutela della maternità, nonostante i ritornanti e motivati ragionamenti sviluppati su 'Avvenire' a proposito della necessità di un saggio 'tagliando' della legge 194, resta in un angolo dimenticato nell'agenda dei decisori politici.

Già senatore della Repubblica

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