venerdì 27 settembre 2019
I Saturdays For Future, promossi da NeXt e ASviS (Associazione per lo sviluppo sostenibile), domani in 26 grandi punti vendita italiani invitano i consumatori a compiere scelte etiche negli acquisti
(Ansa)

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Se potessimo disporre di un tabellone con le date e gli eventi fondamentali dell’ultimo secolo, un grande calendario delle principali trasformazioni economiche, culturali e sociali, il 2008 risalterebbe come una data tra le più importanti. C’è un solco, quasi una linea d’ombra a dividere il mondo da com’era prima e come è stato dopo quell’anno. Il 2008 non è solo la data in cui scoppia la crisi economica e finanziaria, è probabilmente il momento in cui convergono molte tensioni maturate nei periodi precedenti e che, detonando, catapultano in una terra incognita.

Crollano antiche certezze economiche, vengono meno riferimenti nello sguardo verso il futuro, mutano le prospettive per le nuove generazioni. Non è un caso che proprio dal 2008 in tutti i Paesi sviluppati si assista anche a un crollo delle nascite e dei tassi di fecondità, un indicatore alternativo di fiducia. La ricerca di un nuovo paradigma diventa così un mantra, una volta acquisita la consapevolezza che all’origine della "crisi" non vi erano solo fattori tecnici, ma una radice morale più profonda, un elemento decisamente umano: l’avidità. Il perseguimento del massimo benessere per sé, come del massimo profitto possibile, senza curarsi delle ricadute sugli altri o sulle generazioni future, ha guidato per anni scelte personali e collettive. Oggi questo approccio è entrato in crisi e molti segnali indicano che dopo la stagione del disimpegno e dell’individualismo può prendere corpo una fase in cui si può tentare di pensare insieme per darsi obiettivi e un futuro comuni.

Lo spunto per guardare con fiducia a quanto ci attende può venire dall’impegno che i più giovani stanno mostrando a favore dell’ambiente. I Fridays For Future (le manifestazioni di oggi per il clima in 150 Paesi, Italia compresa) sono un grande contenitore nel quale si trovano ampi margini per costruire una consapevolezza nel segno della responsabilità per la casa comune, in un mondo in cui tutto è connesso. «Per farci carico di questa casa che ci è stata affidata», come ha scritto papa Francesco nella Laudato si’, e soprattutto per farlo insieme, come «famiglia umana».

In direzione analoga vanno i Saturdays For Future, l’iniziativa promossa da NeXt e ASviS (Associazione per lo sviluppo sostenibile) che – domani in 26 grandi punti vendita italiani – invita i consumatori a compiere scelte etiche e guidate da sguardo critico nei modelli di consumo. È un rilancio dello spirito del commercio equo e solidale, pratica che può trovare nuova linfa in una stagione in cui siamo chiamati a cambiare gli stili di vita a favore di un’ecologia umana integrale.

All’origine una domanda: cos’era diventato il fantomatico 'mercato' nella stagione dell’irresponsabilità, se non una dimensione invisibile e intangibile come lo spazio-tempo, una terra di nessuno in cui domanda e offerta avrebbero dovuto incontrarsi? Il guaio è che da luogo e tempo, complice la famosa 'mano invisibile' di Adam Smith, il mercato nella società dei consumi è diventato il protagonista assoluto dell’economia, relegandoci spesso a spettatori ininfluenti e passivi. I Saturdays For Future, dunque, sono anzitutto una salutare secchiata d’acqua fresca per ricordarci che la 'domanda' siamo noi. Una presa di coscienza comunitaria per riassegnarci i ruolo di 'consum-attori'. Le nostre scelte consapevoli di consumo – il 'voto con il portafoglio', per dirla con Leonardo Becchetti ed Enrico Giovannini, i promotori – influiscono infatti sull’offerta delle imprese che producono e distribuiscono beni e servizi, nella consapevolezza che una domanda sostenibile può e dovrebbe orientare di più l’offerta e quindi in ultima istanza il mercato e l’economia.

Ma il mercato e l’economia non stanno in piedi su due sole gambe, quella della 'nostra' domanda e quella dell’offerta che arriva dalle imprese. Ne servono altre due per garantire equilibrio al sistema. È necessario anche il contributo di una società che si organizzi per irrobustire le legittime richieste dei singoli, ovvero una cittadinanza attiva capace di parlare al plurale. E allo stesso tempo i decisori politici devono saper fare la loro parte. Certo, l’accelerazione dei fenomeni socioculturali rende sempre più faticoso per i meccanismi della democrazia, in particolare di quella parlamentare, reggere il ritmo dei cambiamenti. Ma la spinta in questa fase storica è tale che persino le farraginosità vecchie e nuove sembrano potersi sciogliere.

Naturalmente non bastano gli slogan, i cortei, i tweet: l’evoluzione di questa opportunità dipenderà soprattutto dai valori che le agenzie educative, le scuole, le comunità, le parrocchie, sapranno infondere. La svolta ha bisogno di applicazione, testimoni credibili e termini nuovi. Guardando ai giovani e agli adulti impegnati nei 'Fridays' e nei 'Saturdays', chi resta ancorato a vecchi schemi potrà dire denigratorio: 'Venerdì sciopero, sabato shopping'. Invece le parole hanno già un significato molto diverso: 'Venerdì si difende la casa comune, sabato la si comincia a fare ancora più bella'.

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