Il no alla pubblicità e l'Osservatorio
sabato 28 settembre 2019

C’è finalmente una buona notizia sull’azzardo, anzi due. La prima è la tenuta del divieto di pubblicità, che nei fatti è rispettato ormai da un mese e mezzo. E così il campionato di calcio della stagione 2019-20 ha riguadagnato la narrazione epica delle partite che non sono più "perturbate" dalle interruzioni per "informare" sulle quote in progress delle scommesse. L’attenzione dei (veri) sportivi è tornata a rivolgersi esclusivamente alle tattiche di gioco, al dribbling, alle sostituzioni azzeccate dal mister. Ne guadagnano sia l’agonismo degli eventi sia la salute delle persone.

È il primo dei tabù dell’azzardo che scompare dalla scena. Adesso toccherà agli altri che le associazioni del Terzo settore, riunite in un giorno di aprile del 2014 nella redazione di "Avvenire", indicarono alle istituzioni e all’opinione pubblica: riconoscimento ai Comuni della potestà a varare regolamenti e atti a tutela dei cittadini e della convivenza civile; netta separazione tra interessi economici delle "società dei giochi con denaro" e le professionalità della cura riconosciute dal Servizio sanitario nazionale; regolazione statale della materia: con la salute pubblica quale proposizione principale (e non come accessorio); stop a nuove tipologie di azzardi (scommesse "al cashback" a "liquidità condivisa", che in parole povere significano riscommettere di continuo e azzardare on line insieme a chi sta al computer in un altro paese della Ue). Ultimo tabù, ma forse primo per importanza, è il riconoscimento alle famiglie dell’accesso al fondo antiusura finora riservato agli imprenditori.

La notizia dell’"uno a zero e palla al centro" con il gol contro la pubblicità, va fatta circolare. Perché è importante: altrimenti come mai l’ambiente del gambling la terrebbe sottotraccia? E perché non era scontata. Ma ce anche un’altra "good news" che sembrerebbe di nicchia e che invece merita ampia diffusione. Riguarda la nuova composizione dell’Osservatorio nazionale sul gioco d’azzardo, che segna un passo in avanti: nel progressivo affermarsi di ruoli chiari e distinti. Vediamo.
L’Osservatorio attuale recide definitivamente il cordone ombelicale con quello insediatosi nove anni fa presso i Monopoli di Stato. Che pretendevano di promuovere il gioco d’azzardo di massa e, nello stesso tempo, fissare le relative politiche sociosanitarie. Grottesco, ma accadde.

Finché un ministro tecnico del governo Monti, il professor Renato Balduzzi, pose fine alla sceneggiata, emanando il decreto che ha aperto la strada alla responsabilizzazione del Ministero della Salute e all’emanazione di nuove regole.
Nell’organismo oggi appena rinnovato, gli esperti che effettivamente si occupano di terapie passano a otto (da uno che era, nel precedente periodo) in compagnia di quattro responsabili del ministero della Salute, che dialogheranno con una qualificata rappresentanza delle famiglie, della scuola, dell’Autorità garante per l’infanzia e di altri (compresi esponenti del Mef). Tutti impegnati in un’attività consultiva per il ministro della Salute. Quest’ultimo, finalmente, sarà il vero coordinatore della questione azzardo in Italia. Anche la norma di garanzia è drastica: «Non possono far parte dell’Osservatorio Enti, Associazioni e persone fisiche che abbiano avuto rapporti contrattuali, sovvenzioni, sponsorizzazioni, incarichi professionali da Società o imprese esercitanti attività industriale-commerciale in qualsiasi comparto dei giochi pubblici con vincite in denaro» (art. 6).

Esattamente com’è scontato (da pochi anni) per gli organismi consultivi in materie sanitarie. Non ha senso il parere di un clinico che ha staccato parcelle per l’industria del tabacco, a esempio. È un netto giro di boa, che per accostamento fa risaltare quanto sarà inutile il voler riesumare precedenti equilibri, come la 'bozza Baretta': tradotta in sofferta intesa con le Regioni, ma poi non divenuta norma prescrittiva per una discreta serie di aspetti illegittimi che conteneva. Lo fecero notare, a suo tempo, gli uffici legislativi del ministero dell’Economia che dovevano licenziare il testo del decreto amministrativo. Conviene perciò essere netti: quella stagione va archiviata, per passare a delineare un quadro di correttezza e per procedere nella trasparenza.

Agcom dovrà irrogare le sanzioni per inosservanza dei divieti di pubblicità e sponsorizzazioni, giacché le sue Linee guida (di aprile) e le successive Comunicazioni al governo (di luglio) sono atti nulli, forse nemmeno atti. Più esattamente (come abbiamo spiegato su questo giornale il 9 agosto) sono documenti che andavano nella direzione opposta a quella deliberata fin dal 2015, quando la Salute chiese e ottenne che fosse un’amministrazione in terzietà (per l’appunto Agcom) a vigilare sulla materia, e non l’ente economico di scopo (Monopoli). La partita, insomma, è ancora lunga. Ma la partita, pur tra incertezze e tentativi di ostruzionismo, è cominciata bene.

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