venerdì 10 novembre 2017
Vacilla il mito della maggiore indipendenza della gioventù anglosassone rispetto a quella latina. I «genitori elicottero» oggi controllano tutto, o quasi, dei figli. Per motivi economici ma non solo
Anche i giovani britannici sono un po' bamboccioni

Se ne vanno da casa, ma i genitori li seguono, a stretta distanza, mentalmente, conoscendo tutto della loro vita e organizzandola. Oppure non se ne vanno affatto e rimangono sotto il tetto di mamma e papà. I 'bamboccioni' si sono trasferiti oltre la Manica. È la nuova generazione britannica, tra i diciotto e i trentanni, 'elicotterata' dai genitori. L’espressione 'genitori elicottero' viene dagli Stati Uniti e vuol dire che i figli sono finanziati, seguiti, consigliati, accompagnati da vicino, in ogni passo che fanno, dalle elementari fino all’università. Forse soltanto nella scelta della ragazza mamma e papà non mettono becco, salvo poi dover approvare.

Proprio come il luogo comune vuole che avvenga in Italia, dove la mamma spesso stira ancora le camicie del figlio quarantenne e la suocera dice alla nuora che cosa cucinare; e guai se fidanzato o fidanzata non sono approvati dai genitori. Qui le camicie i ragazzi se le stirano loro perché le donne delle pulizie sono rare, anche tra le classi benestanti, e ai figli si insegna presto a caricare lavastoviglie e lavatrice. A parte i lavori domestici, però, mamma e papà sono sempre più presenti e sempre più invadenti. Persino quel rito di passaggio così ingranato nel Dna anglosassone come lasciare l’abitazione dei genitori per andare a vivere con altri studenti all’università è in crisi per colpa delle tasse universitarie sempre più alte e dei costi delle abitazioni.

Ricorda il professor Patrick Webb, cinquantun’anni, docente di ingegneria: «Quando sono andato all’università pagavamo circa 1.500 sterline all’anno e contavo su una borsa di studio dello Stato che copriva anche vitto e alloggio. Papà e mamma firmavano e contribuivano in piccola parte perché avevano un reddito alto ma i soldi erano miei. Avevo scelto io sia l’ateneo che la facoltà oltre a farmi il piano di studi. A casa tornavo soltanto per le vacanze e, ai miei tempi, se possibile, si sceglieva un’università abbastanza lontana da evitare la tentazione di rientrare». Le cose vanno ben diversamente in questo 2017 quando, durante l’ultimo anno delle superiori, si fa il giro di diverse città per capire quale ateneo è il migliore per i nostri interessi, i genitori arrivano insieme ai figli perché a pagare le tasse, oggi di circa 9.000 sterline all’anno, sono spesso loro. Per non parlare dei costi dell’abitazione. «Gli studenti possono fare un prestito che restituiscono soltanto quando il loro primo stipendio lo consente, ma i debiti non sono una bella cosa e stiamo pensando di aiutare i nostri figli per evitare che, all’inizio della carriera si ritrovino con 27.000 sterline di debito», spiega Eleanor Lingham, docente di matematica, con tre figlie.

I dati forniti dalla 'Money charity', associazione che si occupa di consulenza per debiti, parlano di oltre 23.000 sterline spese per la casa e il cibo. Insomma una laurea costerebbe attorno alle 50.000 sterline e, ad averle, sono soltanto genitori con un reddito alto. Mentre sono aumentati i giovani che vanno all’università – si tratta del 40% di tutta la popolazione giovanile, 235.000 diciottenni – crescono anche coloro che decidono di abitare con mamma e papà. Oggi sono il 22%, una percentuale in costante aumento, e la ragione è il costo della vita. Secondo un’altra ricerca, fatta dalla 'National Union of Students', il sindacato degli studenti, il prezzo delle abitazioni è raddoppiato negli ultimi dieci anni e vivere fuori Londra costa oltre dodicimila sterline all’anno per non parlare della capitale dove si spendono almeno mille sterline in più.

«Ventiquattro anni via da casa. Era il ritornello preferito dei miei genitori e io sono diventata indipendente a 23, quando ho ottenuto una borsa di studio per il mio dottorato di ricerca. Tra i miei studenti spesso sono i più poveri e quelli provenienti da minoranze etniche che continuano ad abitare con i genitori ma metterei un punto di domanda sul fatto che stare a casa significa essere più immaturi. Spesso chi se ne va perde un sacco di tempo a divertirsi nel campus anziché studiare – dice la professoressa Lingham –. Quando eravamo giovani ci vergognavamo di farci vedere con papà e mamma all’università mentre oggi gli studenti non si fanno tanti problemi. Lo trovo un fatto positivo. Vuol dire che sono più adulti». Matthew, figlio di Sue, e Andrew, figlio di Ruth. Bravissimi ragazzi, studenti scrupolosi. Se ne sono andati di casa per studiare all’università. Il primo a Sheffield, letteratura inglese, il secondo allo 'Soas', l’Istituto di studi orientali e africani di Londra, per imparare l’arabo. Ottimo rapporto con le mamme, che li hanno accompagnati, durante l’ultimo anno delle superiori, anche in altre università come quella di Edimburgo, di Manchester o di Exeter e consigliati sulle facoltà da seguire.

Queste mamme, laureate anche loro, colte, intelligenti, di questi figli sanno proprio tutto. A che ora si alzano al mattino, che cosa fanno durante il giorno, che materie hanno messo nel piano di studi e anche le date degli esami. Vere 'mamme elicottero' che sorvolano e controllano ogni aspetto della vita. Eppure i figli sono indipendenti. Hanno scelto loro la materia da studiare, si organizzano la giornata, si fanno da mangiare, stirano camicie e pantaloni. «Andrew mi usa come cassa di risonanza. Ovvero pianifica da solo la giornata e poi me la ripete per essere sicuro con se stesso che vada bene», spiega Ruth. «I miei genitori, al contrario, non avevano nessuna idea di che cosa facevo quando sono andata all’università – dice Sue –. Ero più indipendente? Non sono sicura perché potevo contare anch’io sul sostegno di mamma e papà che non erano coinvolti così da vicino nella mia vita anche perché non avevano studiato. Penso che il nostro sia un modo diverso di essere genitori. Io ho dovuto trovare da sola la mia strada mentre ho saputo creare le condizioni perché mio figlio lo facesse e l’ho sostenuto in questo processo».

È d’accordo anche Ruth. «Andrew ha scelto la materia da studiare ma l’abbiamo consigliato sulle università e il tipo di corsi», spiega, «È perfettamente possibile dipendere finanziariamente dai propri genitori, abitando ancora con loro durante gli anni dell’università, ed essere autonomi in ogni altro aspetto. Oppure andare via da casa senza diventare mai davvero adulti. Dipende dal tipo di rapporto che papà e mamma promuovono». «Se un genitore ha una personalità molto forte, dominante, e usa i soldi e anche il controllo emotivo che ha sui figli per condizionarne le scelte il risultato sono giovani insicuri che fanno quello che vogliono mamma e papà – continua Ruth –. Molti genitori benestanti, in Gran Bretagna, pagano per costosissime scuole private perché sanno già quale tipo di facoltà vogliono per i figli. Magari ci tengono che proseguano una certa professione, tramandata in famiglia, come quella del notaio o dell’avvocato. Insomma, tracciano con precisione il percorso di vita dei figli che devono adattarsi. Non è certo quello che abbiamo fatto noi».

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