giovedì 9 novembre 2017
Cinema, giornalismo, politica: molestie, onda di piena. Il fatto che oggi le donne abbiano una presenza e un peso più di rilievo aiuta a capire "perché ora". Il sesso non è che una parte della storia
Harvey Weinstein, il produttore al centro dello scandalo sugli abusi (La Presse)

Harvey Weinstein, il produttore al centro dello scandalo sugli abusi (La Presse)

Foto di protagonisti del cinema, del giornalismo e della politica – volti associati alla fama e all’adulazione – raggruppate sulle prime pagine dei settimanali e dei siti web in un mosaico della vergogna. Un uragano di denunce di molestie sessuali che continua a travolgere studi cinematografici, palazzi della politica, redazioni di tv e giornali, università. La tag #metoo (rimbalzata in Italia come #quellavoltache) divenuta su Twitter il simbolo delle umiliazioni a sfondo sessuale subite da migliaia di donne e da non pochi uomini. L’hanno chiamato l’effetto Harvey Weinstein, dal nome del produttore hollywoodiano dal fiuto da Oscar che un mese fa si è trovato al centro di due inchieste giornalistiche dense di rivelazioni pesanti. Ma se lo scandalo è partito dalle pagine del New York Times e del New Yorker come un rivolo di una manciata di accuse, sull’onda dei media sociali è diventato un fiume in piena che ha invaso molti Paesi occidentali.

In Gran Bretagna i racconti di decine di donne hanno portato alle dimissioni del ministro della Difesa Michael Fallon e persino al suicidio dell’ex ministro gallese Carl Sargeant, mentre il teologo musulmano Tariq Ramadan è stato sospeso da Oxford dopo essere stato accusato di stupro. Una mezza dozzina di deputate ha denunciato per molestie diversi europarlamentari. La Bbc sta indagando al suo interno su 25 casi di abusi. Persino l’ex presidente Usa George H.W. Bush e il defunto premio Nobel Elie Wiesel sono finiti nella bufera per palpeggiamenti e battute pesanti. Nomi come quello del regista Oliver Stone e dell’attore Kevin Spacey, oltre che di Dustin Hoffman, saranno d’ora in poi associati al sospetto dell’abuso. E negli Usa carriere intoccabili, come quella dell’eminenza grigia della conservatrice Fox News Roger Ailes e del mezzobusto Bill O’Reilly, ma anche del corrispondente della liberal Abc Mark Halperin, si sono sgretolate nel nulla.

Qualcosa sta succedendo, ma così alla svelta e all’improvviso che è importante fare ordine. Intanto va chiarito che non tutte le accuse si equivalgono. Ci sono le attenzioni indesiderate, i presunti 'complimenti' volgari e le proposte non gradite. Comportamenti sbagliati, ma non criminali. Poi ci sono le notizie di violenze o di atti indecenti forzati sulle vittime. Ci sono gli uomini che hanno fatto un errore e che si sono scusati. Quelli che ne hanno fatti tanti e le cui scuse suonano vuote. E i predatori pericolosi, come Weinstein, che sono riusciti a nascondere i loro incontri in camere d’hotel con minacce e metodi da gangster, nonostante le voci circolassero, nonostante molti, nel giro, conoscessero il loro gioco. Da decenni. Vale allora la pena di chiedersi perché il fango sia venuto a galla proprio ora. Si può forse cominciare a parlare di Bill Cosby, l’affabile attore afroamericano simbolo della tv per la famiglia statunitense il cui processo per assalto sessuale aggravato, la scorsa estate, ha aperto la prima grossa crepa nella diga dell’omertà.

Oppure (sì, certo, anche qui) si può citare Donald Trump. Perché l’elezione di un presidente che in una registrazione ha ammesso di aver afferrato le donne per i genitali perché «quando sei famoso te lo lasciano fare» ha creato una reazione di rigetto: il rifiuto di permettere che quel tipo di comportamento sia considerato normale. L’humus a questi momenti di svolta lo ha fornito una generazione di donne – le prime cresciute con le mamme al lavoro – che da ragazzine hanno sentito o intuito quello che succedeva in molti uffici e che da grandi, quando si trovano addosso le mani del capo, stentano ad accettare la spiegazione che «gli uomini sono fatti così» o che «se vuoi far carriera devi far finta di niente». E che, magari dopo anni di dubbi e di paure, parlano. Una generazione che, soprattutto negli Stati Uniti, si è trovata a seguire i corsi per la prevenzione delle molestie sui luoghi di lavoro, ad ascoltare i dibattiti sui diritti delle donne e a frequentare coetanei maschi in maggioranza più attenti a non superare certi limiti. Perché, se si fa scorrere la lunga lista degli accusati, non si può non notare che per lo più sono uomini sopra i 45 anni.

Anche il fatto che oggi le donne abbiano una presenza e un peso più di rilievo in molti settori aiuta a capire 'perché ora'. Il sesso infatti non è che una parte della storia, la sua manifestazione esterna. Alla radice c’è l’abuso di potere, soprattutto in ambienti dove la scala del successo non è del tutto trasparente e a tenerne in tasca la chiave sono uomini che possono spianarti la strada o riempirla di ostacoli. Qualcuno, nell’ultimo, concitato mese di notizie e di opinioni, ha fatto notare che alcune delle presunte vittime hanno contribuito al gioco delle parti, usando bellezza e gioventù in cambio di opportunità. Ma è un baratto che esiste solo in situazioni di forte disuguaglianza in cui le donne (o gli uomini giovani, i neoarrivati) non hanno altro potere che il loro aspetto fisico. Sicuramente non finisce qui. Ci saranno altre accuse, alcune più facili da dimostrare, altre solo delle illazioni. Quale sarà il risultato? In alcuni Paesi nuove leggi, probabilmente ancora più corsi di sensibilizzazione nelle università e nelle aziende. Di certo la convinzione di molti uomini di poter usare il loro potere con impunità è stata scalfita, così come la complicità di colleghi, dirigenti e media che sapevano ma non dicevano, per paura o per apatia. «Non parliamo di cosa hanno fatto o avrebbero potuto fare le vittime, ma di cosa hanno fatto gli accusati e di cosa avrebbero potuto fare gli uomini attorno a loro per fermare la giostra», ha detto l’autore e produttore Jackson Katz.

Un clima denunciato anche da Ronan Farrow, figlio di Mia Farrow e Woody Allen e firma dell’inchiesta su Weinstein del New Yorker. A quanto pare inizialmente il reportage gli era stato commissionato dai vertici della Nbc, che poi l’hanno stralciato. Le accuse e le loro conseguenze con il tempo modificheranno il modo di considerare i rapporti professionali fra uomini e donne, ma sono anche il segno di una mentalità già cambiata rispetto a soli dieci anni fa - che prende sul serio le vittime, che non ne sbatte in prima pagina vecchie foto pruriginose né impone a chi denuncia di essere senza macchia per essere creduta. Non ovunque. In Italia si è parlato molto delle accuse nei confronti di Weinstein, mosse in primis da Asia Argento. Ma la piena non ha ancora realmente toccato le nostre sponde. Chi sono i Weinstein italiani? E’ davvero possibile che non ce ne siano?

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