venerdì 27 ottobre 2023
Il Papa prega per la pace

Il Papa prega per la pace - Cristian Gennari / Siciiani

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Papa Francesco invoca Maria: "In quest'ora buia interceda per la pace"

In quest’«ora buia» con tanti suoi «figli provati dai conflitti, angosciati dalle guerre che dilaniano il mondo» la Chiesa volge lo sguardo e invoca Maria, Regina della Pace, chiedendole di ispirare «vie di pace ai responsabili delle nazioni». Lo ha fatto con una grande preghiera guidata ieri da papa Francesco nella Basilica Vaticana. Il vescovo di Roma ha ricordato i conflitti che insanguinano il mondo, dalla guerra in Ucraina a quella in Terra Santa, senza dimenticare i tanti “pezzi” della guerra mondiale in corso. Francesco ha ricordato che Maria, la nostra “Madre”, nei momenti decisivi ha «preso l’iniziativa»: alle nozze di Cana come nel Cenacolo. «Ora, Madre, - prega il Papa - prendi ancora una volta l’iniziativa, prendila per noi, in questi tempi lacerati dai conflitti e devastati dalle armi. Volgi il tuo sguardo di misericordia sulla famiglia umana, che ha smarrito la via della pace. Intercedi per il nostro mondo in pericolo e in subbuglio. Insegnaci ad accogliere e a curare la vita – ogni vita umana! – e a ripudiare la follia della guerra, che semina morte e cancella il futuro». Il Papa ha affidato e consacrato a Maria «le nostre vite», la Chiesa «perché sia segno di concordia e strumento di pace» e «il nostro mondo, specialmente i Paesi e le regioni in guerra». «Tu, aurora della salvezza, - è l’invocazione finale - apri spiragli di luce nella notte dei conflitti. Tu, dimora dello Spirito Santo, ispira vie di pace ai responsabili delle nazioni. Tu, Signora di tutti i popoli, riconcilia i tuoi figli, sedotti dal male, accecati dal potere e dall’odio». L'articolo completo di Gianni Cardinale.

Il coraggio della pace. Il gesto rivoluzionario di Yocheved, la 85enne rapita da Hamas e liberata di Giuseppe Anzani

Biancolatte, il locale nel centro di Milano "chiuso per pace" di Riccardo Maccioni

Quarantuno Stati Usa fanno causa a Meta: una svolta perché i social rispondano dei contenuti?

Quarantun Stati americani hanno intentato una causa legale contro Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, con l'accusa di aver utilizzato tecniche manipolative per agganciare e trattenere l’attenzione dei minori. L’iniziativa giudiziaria arriva in un periodo di acceso dibattito sul ruolo dei social media e di tentativi di introdurre il principio di una più ampia responsabilità sui contenuti che circolano nelle infrastrutture. Zuckerberg ha più volte ribadito di non poter essere considerato un editore, mentre nell’Unione Europea il Digital Services Act mette in discussione la presunta “neutralità” delle piattaforme, invitando a un puntuale controllo. Del resto le ricerche ormai concordano nel confermare l’influsso profondo che l’utilizzo delle piattaforme social ha soprattutto sui bambini e sugli adolescenti, in particolare nell’accrescere il disagio proprio della loro età e nel favorire l’insorgere di sintomi legati alla depressione e di comportamenti autolesionistici. È indubbio che a tutte le aziende che operano nei social media sia chiesto un aumento di responsabilità. Del resto, se è vero che «per educare un bambino ci vuole un villaggio», come ha ricordato anche papa Francesco, non è pensabile che da questo villaggio possa chiamarsi fuori proprio chi gestisce servizi sui quali oggi i nostri figli spendono la gran parte del loro tempo e una buona fetta delle proprie emozioni. Il commento di Stefania Garassini.

Giovani medici, l’Africa come specialità. E un libro li racconta in 30 lettere

Cosa spinge due giovani laureate in Medicina a trascorrere un periodo della loro specializzazione in remote regioni africane? «Ho sempre sentito molto vicino il tema del diritto alla salute, mi colpisce pensare che ci siano delle differenze così marcate tra Paesi e mi piace l’idea di rendermi utile in questo senso», risponde Silvia Professione, 30enne milanese, internista, dalla Sierra Leone. Le fa eco Alessandra Abbamonti, ginecologa: «Vedo una dignità estrema tra le persone, anche nella malattia e nella fatica. È come se ci fosse un senso diverso della vita». Le loro storie le ha raccolte Chiara Vitali per Avvenire. Ma i giovani medici che partono per paesi poveri, in contesti umanitari o di emergenza, sono diverse decine ogni anno. L'editrice Laterza pubblica il volume Africa andata e ritorno, curato da Medici con l'Africa Cuamm: 30 lettere che arrivano in Italia da Etiopia, Uganda, Mozambico, Sierra Leone, Tanzania... Scritte dai giovani partiti con il Cuamm negli ultimi anni, raccolgono pensieri, riflessioni e domande su luoghi segnati da diseguaglianze e grandi potenzialità, che diventano spazi di crescita.

Covid, bambino risarcito per eccesso di lockdown

Risarcito per un lockdown eccessivo. È la decisione del Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) per la Regione siciliana sul ricorso presentato dalla famiglia di un bambino che nel 2020, non ancora undicenne, soffrì per le restrizioni che l’allora presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, stabilì in aggiunta a quelle decise a livello nazionale dal governo. Infatti il Dpcm del presidente Conte stabiliva il divieto di svolgere qualsiasi attività motoria all'aperto, anche in forma individuale, «ivi inclusa quella dei minori accompagnati dai genitori», ma con la deroga che consentiva di uscire, correre, giocare e sgambare «nei pressi della propria abitazione». Viceversa l’ordinanza emessa dal presidente Musumeci l’11 aprile 2020 eliminava quest’ultima possibilità di uscita. Ora la sentenza.

Marcello, l'ergastolano che dipinge quadri per papa Francesco

Marcello D’Agata è un detenuto del carcere di Opera, alle porte di Milano, condannato all’ergastolo per delitti di mafia e con trent’anni già scontati. Mercoledì, dopo l'udienza generale, ha consegnato al Papa un suo quadro che raffigura la Madonna che scioglie i nodi. «Dipingerlo è stato un altro passo nel mio percorso di fede», ha detto. Sette fratelli, un’infanzia serena, la scuola dei salesiani a Catania, la Messa ogni mattina accompagnata dalla preghiera davanti all’immagine del Sacro Cuore di Gesù. Poi la vita sbanda, si moltiplicano le amicizie sbagliate fino a quando, «convinto da un falso maestro ho lasciato che il male si impadronisse di me e sono finito in galera. Ma Dio non si è dimenticato del figlio che si era perduto, e ora che ho trovato il vero maestro non lo mollo più». La storia di Marcello D'Agata e del dipinto regalato al Papa nell'articolo di Giorgio Paolucci.

Nel nuovo film di Albanese la classe operaia (tradita) va all'inferno

Rispetto e dignità, fiducia tradita, vergogna e isolamento, solidarietà e disperazione. Sono questi i grandi temi intorno ai quali ruota il nuovo film diretto e interpretato da Antonio Albanese, Cento domeniche, presentato alla Festa di Roma e nelle sale dal 23 novembre. La storia è quella di Antonio Riva, operaio in un cantiere nautico e padre orgoglioso di una figlia che sta per sposarsi. Tocca a lui pagare il matrimonio, così dice la tradizione, ma quando va in banca per chiedere la disponibilità di una parte dei risparmi di una vita, scopre che a sua insaputa da risparmiatore è diventato azionista e che i suoi soldi non ci sono più. Qualcuno lo ha imbrogliato facendogli firmare carte che non ha letto con attenzione perché si fidava. «Cento domeniche è un film a cui tengo davvero moltissimo – dice Albanese alla nostra Alessandra De Luca (LEGGI QUI) – perché Antonio Riva potevo essere io, che sono cresciuto in quelle zone, a Olginate, in provincia di Lecco, dove ho girato, che ho 59 anni e potevo essere in prepensionamento, che ho cominciato a lavorare a quindici anni e nei successivi sette ho fatto l’operaio. Documentandomi sulle tante ingiustizie accadute, leggendo tanti libri, con l’aiuto di un giornalista che per anni si è occupato di questi fatti e consultando una psichiatra che ha seguito da vicino le vittime di questa truffa, si è rafforzata in me la necessità di realizzare questo film puntando sull’umanità delle persone». Nel film si insiste sul concetto di fiducia tradita. Quella fiducia alla base di tutte le relazioni sociali.

Il Vangelo di domenica 29 ottobre commentato da padre Ermes Ronchi

È amore la parola chiave del Vangelo.

Gesù rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente». Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: «Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». LEGGI QUI

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