lunedì 15 gennaio 2018
"Non sappiamo nulla di loro. Da dove vengono, chi sono? Li vediamo in tv, sul web, paiono tutti uguali. È difficile riuscire a concepire il loro essere innanzitutto individui prima che migranti"
Ritratti di profughi: sono persone prima che migranti

Venti ritratti fotografici di profughi e richiedenti asilo, raccolti in un volume "Io sono". È l’ultimo lavoro curato da Luisa Menazzi Moretti, prodotto da Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata, Cooperativa Sociale Il Sicomoro e Arci Basilicata. "Ho incontrato persone arrivate nel nostro Paese alla ricerca di una vita migliore - spiega l'autrice che ha trascritto anche le storie e le testimonianze delle persone conosciute in Basilicata nel corso del 2017 -. Insieme a moltissime altre sbarcano e si confondono nell’indistinto afflusso di uomini e donne senza volto e senza storia. Non sappiamo nulla di loro. Da dove vengono, chi sono? Li vediamo da lontano. In televisione, su internet, paiono tutti uguali. È difficile riuscire a concepire il loro essere innanzitutto individui prima che migranti".

Queste persone, grazie al lavoro svolto dagli operatori sociali, sono state messe nella condizione di poter incominciare un processo di reale integrazione, per potersi costruire, per se stessi e con le comunità locali, una nuova vita. I protagonisti del progetto sono arrivati in Italia dall’Afghanistan, Pakistan, Siria, Nepal, Libia, Gambia, Nigeria, Senegal, Egitto, Congo, Mali, Costa d’Avorio, Eritrea, Etiopia, fuggendo da vicende e con alle spalle storie personali molto differenti. Nei loro racconti una frase evoca un ricordo che suggerisce il segno, in forma di oggetto, impresso su ogni singolo scatto fotografico.

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