giovedì 2 novembre 2017
Quasi 37mila firme on-line contro l'ingiunzione del Consiglio di Stato francese di togliere il simbolo religioso. Varsavia si offre di ospitare la statua. Budapest: «Decisione contro l'Europa
La statua di papa Giovanni Paolo II a Ploermel

La statua di papa Giovanni Paolo II a Ploermel

Quasi 37mila persone hanno firmato una petizione on-line, per protestare contro l'ingiunzione della Consiglio di Stato di rimuovere una croce da una statua in Bretagna raffigurante papa Giovanni Paolo II. La petizione, lanciata sul sito internet CitizenGo quattro giorni fa, "contesta la rimozione della croce da uno spazio pubblico e enfatizza le radici cristiane dell'Europa". Il testo si appella al Parlamento europeo, al Ppe e alla Corte Europea dei diritti umani.

La legge del 1905 sulla separazione tra Stato e Chiesa vieta di "innalzare o apporre simboli o emblemi religiosi sui monumenti pubblici" della République. Per i Saggi del Consiglio di Stato, massima giurisdizione della Francia, va dunque rimossa soltanto la croce, non la figura di Giovanni Paolo che a loro avviso non viola le regole sulla laicità. Realizzata dall'artista russo Zurab Tsereteli, la statua è sistemata nei pressi di un parcheggio di Ploermel dal 2006.

La controversia è scoppiata la scorsa settimana, quando la principale Corte amministrativa francese ha dato alla città di Ploermel sei mesi di tempo per rimuovere la croce da una statua del papa in una piazza pubblica, allo scopo di adeguarsi alla legge che tutela la natura laica degli spazi pubblici. L'iniziativa della Corte ha scatenato la reazione della Chiesa cattolica della Polonia dove Wojtyla è nato. Il primo ministro polacco Beata Szydlo ha proposto la scorsa settimana di trasferire la statua in Polonia per "salvarla dalla censura", definendo Giovanni Paolo II un "grande europeo" che simbolizza una "Europa Cristiana unita".

Pure il governo ungherese ha duramente condannato la decisione francese di rimuovere la croce, accusando Parigi di voler "annientare" la cultura europea. "Questa incredibile rinuncia di se stessi, diretta a scoraggiare il cristianesimo, è contraria agli interessi d'Europa", ha commentato il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto. Si tratta di "un modo per annientare la civilizzazione e cultura del continente".

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