mercoledì 31 ottobre 2012
​Recodo storico: alle urne in 47 milioni, un elettore su quattro. Nei sondaggi sono divisi. I loro consensi «pesano» molto anche perché, sentendo fortemente il dovere civico di recarsi alle urne, si esprimono in percentuali più alte rispetto agli altri loro connazionali.
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​Per ogni quattro americani che il 6 novembre eleggeranno il loro nuovo presidente uno sarà cattolico: il numero più alto nella storia americana. Non sono giorni facili per i circa 47 milioni di elettori (su una popolazione di 77 milioni di cattolici negli Stati Uniti), che si vedono corteggiati senza ritegno dagli spot tv dei due candidati mentre si sentono ripetere dal pulpito inviti a «portare al seggio i vostri valori, il vostro credo e la vostra coscienza cattolica», come ha detto il vescovo di St. Augustine, Felipe Estévez, ai fedeli della sua diocesi della Florida.Come interpretare questo messaggio sta alla libertà dei singoli, perché, come sempre alla vigilia di un’elezione, la Conferenza episcopale statunitense ha lasciato piena autonomia ai cattolici, ribadendo per loro solo alcune linee guida. Una fondamentale l’ha evidenziata l’arcivescovo di Philadelphia Charles Chaput: «È importante che i cattolici quando votano si accertino di non sostenere mali intrinseci come l’aborto, che è male in tutte le circostanze». L’arcivescovo di New York Timothy Dolan, invece, rivolgendosi proprio ai candidati alla presidenza durante una cena di beneficenza cui li aveva invitati, ha voluto ricordare la visione che ha la Chiesa cattolica nei confronti di chi governa. Quella di una politica che privilegia le categorie che si descrivono di solito in negativo, ha detto: i disoccupati, gli indesiderati, i non assicurati, i non nati, le madri non sposate, gli immigrati illegali, i senza tetto, i non sani, i sottoalimentati, i non istruiti. Ma lo fa sostenendo, ha aggiunto il presidente della Conferenza episcopale americana, «le risorse e le iniziative delle famiglie, della Chiesa, delle parrocchie, dei gruppi di vicini, del non profit e delle comunità, senza intromettersi né opporsi perché il motto ufficiale degli Stati Uniti d’America è “confidiamo in Dio”, non confidiamo nel governo o nella politica». Il modo in cui la settimana prossima, davanti alla scheda o alla macchinetta tipo slot machine del voto made in Usa, gli elettori cattolici si comporteranno dipenderà però non solo dalla loro fede, ma in larga parte anche dalla loro origine sociale ed etnica, dal loro livello di scolarità e dalle loro condizioni economiche. Nel 2008, ad esempio, Barack Obama, che ha sempre sostenuto il diritto all’aborto, ha conquistato la maggioranza degli elettori cattolici, che gli hanno dato la preferenza al 54 per cento. Ma il primo presidente nero della storia americana ha allo stesso tempo perso il voto cattolico bianco, 47 a 53%, e stravinto fra gli immigrati di origine sudamericana (73 a 27%) e fra i cattolici afro-americani. In quest’elezione, in cui l’economia è al centro delle preoccupazioni delle famiglie Usa, e aleggia delusione per la  gestione del portafoglio nazionale da parte di Obama, lo scenario cattolico appare ancora meno chiaro, e non proprio roseo per il presidente in carica. Su nove sondaggi recenti sul voto cattolico, Romney è leggermente in testa in sette, anche se sempre con un margine che cade all’interno delle possibilità di errore, ponendo i due contendenti di fatto alla pari fra i fedeli di Roma. Intanto il favore dei latinos per Obama negli ultimi quattro anni è sceso, anche se rimane elevato, al 70 per cento.Oscillazioni che si devono, spiega Mark Gray del Centro per la ricerca applicata sull’Apostolato della cattolica Georgetown University, alle posizioni pro-vita di Romney, oltre che allo schieramento del repubblicano a fianco dei vescovi nel respingere l’obbligo (contenuto nella riforma sanitaria di Obama) per le istituzioni cattoliche a fornire contraccettivi e medicinali abortivi ai propri dipendenti.Le indagini d’opinione rivelano infatti una correlazione fra la frequenza regolare della Messa domenicale e le probabilità di sostenere Romney. Quest’anno più che mai, allora, il mondo cattolico ha dimostrato di non essere più il blocco unico alleato al partito democratico della prima metà del XX secolo. «L’identificazione in massa dei cattolici con il partito dell’asinello si è verificata per l’ultima volta con l’elezione di John Kennedy – spiega Gray – ma non più dagli anni Sessanta». Da allora la svolta a sinistra del partito democratico, le sue tendenze abortiste e la difesa dei diritti dai gay hanno messo a disagio molte famiglie cattoliche, che di conseguenza ora votano più per il singolo candidato che per un partito, e nella stessa consultazione possono dare la preferenza a un presidente conservatore e a un senatore progressista o viceversa. Neanche avere un cattolico nel ticket presidenziale è più una garanzia. Lo dimostrano la sconfitta alle primarie repubblicane di Newt Gingrich e Rick Santorum da parte del mormone Romney. Senza contare che quest’anno, per la prima volta, tutti e due gli schieramenti hanno un candidato alla vice-presidenza cattolico: Joe Biden e Paul Ryan. Ce n’è abbastanza per far venire incubi notturni ai manager di entrambe le campagne. Dal 1972, infatti, nessun presidente è approdato alla Casa Bianca senza aver prima vinto la maggioranza delle preferenze cattoliche, con l’eccezione di George W. Bush, che è però stato eletto grazie a una sentenza della Corte suprema (Bush si è invece accaparrato il voto cattolico nel 2004, nonostante lo avesse sfidato il cattolico John Kerry.) Gli strateghi politici sanno anche che, nonostante l’impossibilità di far combaciare del tutto qualsiasi programma elettorale con la dottrina della loro fede, i cattolici americani sentono fortemente il dovere civico di recarsi alle urne e votano in percentuali più alte dei loro connazionali.Quest’anno non sarà diverso. «Come cattolici e come cittadini, abbiamo il dovere di partecipare nella scelta – ha ribadito domenica scorsa Edward Braxton, il vescovo di Belleville, in Illinois –. Il sistema americano non produce salvatori della patria. Né il presidente Obama né il governatore Romney hanno sposato per intero posizioni coerenti con gli insegnamenti cattolici. Quindi dovete leggere, pensare, discutere e pregare, riconsiderare la vostra scelta e pregare ancora. E poi, dovete votare».
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