sabato 18 febbraio 2017
Il vicepresidente Usa, alla conferenza di Monaco sulla sicurezza, cerca di tranquillizzare gli alleati. Ma i "pompieri" del governo Trump non spengono i timori degli alleati
Il cancelliere tedesco Angela Merkel con il vicepresidente Usa Mike Pence alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera (Ansa)

Il cancelliere tedesco Angela Merkel con il vicepresidente Usa Mike Pence alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera (Ansa)

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L'impegno degli Stati uniti nella Nato è "incrollabile". L'ha detto oggi il vicepresidente americano Mike Pence parlando alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, in un discorso che punta a tranquillizzare gli alleati dopo le dichiarazioni precedenti del presidente Donald Trump che ne avevano messo in discussione alcuni capisaldi. "Il presidente mi ha chiesto di essere qui oggi per trasmettere il messaggio che gli Stati uniti sostengono fortemente la Nato e che noi saremo incrollabili nel nostro impegno verso l'Alleanza atlantica", ha detto Pence.

Neanche un mese al potere e Donald Trump ha già messo in discussione un pò tutti i capisaldi della politica internazionale statunitense, suscitando grande inquietudine in nemici e negli alleati. Ma, se lui fa l'incendiario, nella sua amministrazione c'è chi è chiamato a fare il pompiere, come oggi il suo braccio destro Mike Pence. E, così, questi ultimi giorni sono stati dedicati da alcuni membri del governo a cercare di dare rassicurazioni che le deflagranti sparate del presidente non arriveranno a modificare certi punti fermi geopolitici soprattutto agli alleati Nato. Tuttavia, queste rassicurazioni, al momento sembrano aver solo aumentato la confusione.

È difficile fare una lista di tutti i tabù che ha violato Trump tra la campagna elettorale e la sua, finora breve, permanenza alla Casa bianca. Ha attaccato l'Unione europea, ha messo in discussione l'utilità della Nato, ha alluso alla possibilità di abbandonare la politica dei due Stati nella questione israelo-palestinese, ha suggerito a Giappone e Corea del Sud di dotarsi dell'arma atomica, ha ammesso che incontrerebbe faccia-a-faccia il dittatore nordcoreano Kim Jong Un, ha ventilato la possibilità di fare della dottrina dell'"Unica Cina" merce di scambio con Pechino. E questa è solo una parte della lista.

Poi, però, sono arrivati i pompieri. L'ambasciatrice americana all'Onu, per esempio, ha dovuto confermare che, no, gli Usa non
intendono rivedere il loro sostegno alla soluzione prevista da tutti i negoziati sulla questione. Ancora, il segretario di Stato Rex Tillerson, che ha incontrato il suo omologo cinese Wang Yi ieri per la prima volta, ha confermato l'impegno sull'"Unica Cina" e la volontà di cooperare con Pechino, dopo che questo mese è stato caratterizzato da tensioni almeno fino a una telefonata tra il miliardario divenuto presidente e il leader cinese Xi Jinping.

Particolarmente preoccupati risultano gli alleati nella Nato che Trump, nella sua volontà di apertura alla Russia, ha più volte fustigato. Jim Mattis, il segretario alla Difesa Usa, ha passato una settimana in Europa per cercare di rassicurare gli alleati
che Trump non vuole mandare a ramengo le relazioni transatlantiche. Oggi il vicepresidente Mike Pence ha affermato che l'impegno Usa nella Nato è "incrollabile", pur confermando che Trump vuole sia rispettato l'impegno a mettere più soldi nella difesa dell'Europa.

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