domenica 6 marzo 2011
COMMENTA E CONDIVIDI
La Conferenza episcopale del Pakistan si prepara a proporre alla Santa Sede il riconoscimento del martirio del ministro per le Minoranze Shahbaz Bhatti, assassinato da estremisti islamici mercoledì scorso. Con una decisione in qualche modo anticipata durante la cerimonia commemorativa di venerdì nella capitale Islamabad dal vescovo Rufin Anthony, i vescovi hanno deciso di discutere un’eventuale richiesta in proposito. Già due giorni fa, il cardinale Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, durante la cerimonia di commemorazione di monsignor Padovese, ucciso nel 2010, aveva definito sia Padovese sia Bhatti «martiri». I vescovi pachistani inoltreranno la proposta durante la loro Assemblea generale a Multan, in Punjab, dal 20 al 25 marzo. Lo ha comunicato all’Agenzia Fides monsignor Andrew Francis, vescovo di Multan e Presidente della Commissione episcopale per il Dialogo interreligioso. Secondo il vescovo, estensore della proposta, «Bhatti è un uomo che ha dato la vita per la fede cristallina in Gesù Cristo. È compito di noi vescovi segnalare la sua storia e la sua esperienza alla Chiesa in Roma, per chiedere un riconoscimento ufficiale del suo martirio». Dalla tragica esperienza dell’assassinio di Bhatti, i cattolici pachistani possono – ha ricordato monsignor Francis – «far ripartire il proprio impegno di essere compassionevoli con tutti gli uomini, senza distinzioni di fede, razza, cultura, soprattutto nei momenti di necessità (come è avvenuto per le recenti alluvioni), per dare un segno di fratellanza». Un altro aspetto importante dell’esperienza del ministro ucciso, ricordato da monsignor Francis, è quello del dialogo: «È nostro compito, nel rispetto della memoria di Bhatti, continuare a promuovere instancabilmente il dialogo come strumento per conoscere e apprezzare l’altro e costruire la pace. In Pakistan ciò si esprime soprattutto nel dialogo islamo-cristiano». Infine, ha ricordato il presule a Fides, occorre ricordare il suo «richiamo forte alla libertà di religione, di parola e di coscienza». Dopo l’uccisione di Shahbaz Bhatti sembrano chiudersi le porte a qualunque ipotesi di revisione della legge antiblasfemia. Il premier Gilani ha annunciato che «non saranno tollerati abusi della legge». Di fatto, però, questa resta in piedi.  Continuando a creare tensioni nei rapporti tra la maggioranza islamica e le minoranze. E a mettere in costante pericolo le vite degli stessi musulmani moderati. Per non parlare dei pericoli che corrono le persone incarcerate con accuse arbitrarie, a volte condannate, sovente liberate ma sempre a rischio di essere assassinate da fanatici musulmani. I timori per la vita di Asia Bibi sono oggi se possibile ancora più forti. Per lei, per la sua scarcerazione, si erano impegnati sia il governatore del Punjab Salman Taseer, sia Bhatti, entrambi assassinati da estremisti islamici. Asia, condannata a morte in prima istanza, vive segregata nel carcere di Sheikhupura, nel Punjab, in attesa del processo d’appello.Una sentenza di secondo grado, com’è successo finora per i casi di blasfemia, dovrebbe, però, scongiurare la pena capitale. Il problema è che la sua colpevolezza, come pure la condanna sono certe per gli estremisti. «In base all’articolo 295-C della legge sulla blasfemia, la pena di morte comminata ad Asia Bibi è giustificata, dal momento che ci sono prove sufficienti», osserva l’avvocato Javed Iqbal.«Il giudice può garantire la clemenza solo se ci sono lacune nelle indagini o sulla base di prove presentate in tribunale», prosegue Iqbal, sottolineando come in Pakistan altre persone siano state condannate sulla base della legge sulla blasfemia ma a pene meno severe perché le prove contro di loro erano meno forti. Prove che si basano, però, nel caso di Asia Bibi, sulle testimonianze di donne musulmane a lei ostili che l’hanno accusata di avere insultato il profeta Maometto. Al rischio di una conferma nella condanna si aggiunge quello di cadere vittima di fanatici, in caso ricevesse clemenza dal tribunale. La donna è stata più volte minacciata dagli estremisti.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: