lunedì 16 luglio 2018
Lo storico faccia a faccia. Il presidente Usa: stop alla proliferazione nucleare. Il collega russo: mai interferito nel voto Usa. Ma il giorno dopo il presidente Usa cambia versione
Il passaggio di palla tra i due presidenti (Ansa)

Il passaggio di palla tra i due presidenti (Ansa)

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«Adesso la palla è nel vostro campo». Reduce dal successo dei Mondiali di calcio in Russia, Vladimir Putin tira fuori un pallone e lo porge come regalo a Donald Trump. I due si sono appena parlati per oltre due ore durante l’atteso vertice a Helsinki e il riferimento del leader del Cremlino è al rilancio dei rapporti tra i due Paesi, ma anche ai Mondiali assegnati agli Stati Uniti per il 2026. «Grazie – è la replica de presidente Usa – questo è per mio figlio Barron». I due presidenti sorridono, danno a vedere di intendersela. Certo è che dal capo della Casa Bianca non arriva nemmeno una parola critica su nessuna delle tante questioni aperte che hanno portato le relazioni tra i due Paesi al punto più basso dalla Guerra fredda.

Da quando Trump è presidente, l’inchiesta Russiagate, sulla presunta interferenza russa nella campagna elettorale che ha visto il trionfo del tycoon, è il suo spettro. «Non c’è stata nessuna collusione e non conoscevo il presidente quindi non avevo nessuno con cui colludere», scandisce per l’ennesima volta Trump. «L’inchiesta Russiagate è stata un disastro per i nostri Paesi, ci ha tenuti separati. Tutti sanno che è una farsa senza prove, nulla di quello portato alla luce è relativo alla mia campagna elettorale – aggiunge il presidente Usa –. La mia campagna è stata onesta, ho battuto con facilità Hillary Clinton e la batterei di nuovo».

In mattinata Trump via Twitter aveva sottolineato che il rapporto tra Washington e Mosca «non è mai stato peggiore» di così e questo a causa di «molti anni di follia e stupidità degli Stati Uniti e, ora, per la strumentale caccia alle streghe!», il Russiagate appunto. Difficile ricordare un altro presidente americano che critica così fortemente il suo Paese prima di un incontro con un leader russo. Ma tant’è. Per il Russiagate sono incriminati 12 agenti del Gru russi, accusati di aver organizzato e gestito l’hackeraggio dei computer del Comitato Nazionale Democratico durante la campagna presidenziale del 2016. «Il procuratore speciale Mueller può chiedere l’estradizione, oppure possiamo procedere agli interrogatori in Russia e mandare i risultati negli Usa. Possiamo permettere ai rappresentati degli Usa di interrogarli in Russia, ma loro dovrebbero ricambiare lasciandoci interrogare gli agenti che noi riteniamo essere coinvolti in attività illegali in territorio russo», è la posizione di Putin.

Sulla vicenda, Putin appare come la spalla ideale per Trump. «So di queste voci che abbiamo raccolto informazioni compromettenti quando Trump era a Mosca, ma vi dico che quando Trump era Mosca neppure sapevo si trovasse in Russia», visto che era un privato cittadino, è l’ulteriore “appoggio” che il leader russo offre al presidente Usa. Che poi aggiunge: «Io stesso sono stato un agente dell’intelligence e so come vengono creati questi dossier».

«È evidente a tutti che le nostre relazioni bilaterali attraversano un periodo difficile, ma non ci sono ragioni obiettive per queste difficoltà, per l’attuale atmosfera tesa», è quindi l’apertura del leader russo. E Trump, di rimando: «Ritengo entrambi i Paesi responsabili. Penso che gli Stati Uniti siano stati stupidi, penso che siamo stati tutti stupidi. Gli Stati Uniti faranno un passo avanti insieme con la Russia, penso che abbiamo la possibilità di fare grandi cose». «Le nostre relazioni non sono mai state peggiore di adesso, ma questo è cambiato. Dal momento che quattro ore fa ci siamo incontrati e c’è stato un dialogo così proficuo», aggiunge il capo della Casa Bianca. E Putin: «Dobbiamo lasciare dietro le spalle questo clima da Guerra fredda, non c’è bisogno dello scontro, la situazione è cambiata».

Aperture reciproche, insomma, che sembrano tornare utili a entrambi. Per Putin, la soluzione della crisi in Siria potrebbe diventare esempio di una cooperazione «di successo» tra Mosca e Washington. A suo dire, «Russia e Stati Uniti possono prendere la leadership della situazione e organizzare una cooperazione per superare la crisi». Dal canto suo, Trump esorta Putin a «fare pressioni» per contenere le «ambizioni nucleari dell’Iran e per mettere fine alla sua campagna di odio in Medio Oriente». Ma la risposta del leader del Cremlino è netta: «Con l’accordo sul nucleare l’Iran si è sottoposto ai controlli, e l’intesa ha permesso di evitare una proliferazione nucleare nella Repubblica islamica». Di proliferazione nucleare (ribadito l’impegno comune a cooperare nel disarmo) si è parlato anche a proposito di Corea del Nord. «Ho aggiornato il presidente sul mio incontro con Kim e sono sicuro che la Russia e Putin vogliono mettere fine al problema della Corea e lavorare con noi per trovare una soluzione», si è detto convinto Trump.

Restano le divergenze su alcuni temi. Come sulla Crimea. «La posizione del presidente Trump sulla Crimea è chiara e l’ha ribadita fermamente nel nostro colloquio: l’annessione non è legale», ha detto Putin, ricordando invece che per Mosca il referendum sull’annessione dell’ormai ex penisola ucraina «è legale». «Si tratta di una delle questioni su cui la vediamo in modo differente», ha poi aggiunto il leader russo. Ma il punto su cui Trump e Putin sono stati in disaccordo ieri riguarda i temi economico-energetici e in particolare il progetto del Nord Stream e il petrolio da vendere alla Vecchia Europa, che nessuno dei due ha comunque molta voglia di difendere. Putin è irritato per le sanzioni appena rinnovate dall’Ue e Trump ha chiaramente detto che considera l’Europa «un nemico», a cominciare dalla Germania di Angela Merkel, «colpevole» di avere una bilancia commerciale troppo favorevole.


Il giorno dopo però, 17 luglio, di fronte alla bufera di polemiche provocata dalle sue dichiarazioni ad Helsinki, Donald Trump fa marcia indietro sul Russiagate e dichiara di avere "piena fiducia e sostegno nell'intelligence americana" e di aver "accettato le sue conclusioni sulle interferenze russe" nelle elezioni del 2016. Il presidente, in una dichiarazione dalla Casa Bianca in cui ha detto di voler "fare una precisazione", ha comunque ribadito che queste interferenze "non hanno avuto alcun impatto", che "non c'è stata nessuna collusione" con la sua campagna elettorale.

"Mi rendo conto che c'è bisogno di una chiarificazione: volevo dire 'non vedo perchè la Russia non debba essere ritenuta responsabile" per le interferenze nelle elezioni americane. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha spiegato così ai giornalisti alla Casa Bianca le sue parole in conferenza stampa con Putin a Helsinki, parlando di un errore, affermando che intendeva dire l'opposto.

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