mercoledì 9 dicembre 2020
Oltre la metà dei prodotti principali è stata già acquistata dai Paesi più ricchi, dove vive meno di un sesto della popolazione mondiale. A calcolarlo è la Peoplès Vaccine Alliance
L'epidemia di coronavirus in Kenya

L'epidemia di coronavirus in Kenya - Ap/Lapresse

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Vari Paesi, dopo mesi di attesa, stanno dando il via alle vaccinazioni di massa contro la Covid-19, incrementando la speranza delle popolazioni nelle regioni maggiormente colpite dalla pandemia in un momento in cui i casi di contagio risultano in aumento in tutto il mondo. La Gran Bretagna ha iniziato il 10 dicembre, in Russia il 4 dicembre, con partenza da Mosca, il Messico ha annunciato che la campagna prenderà avvio intorno al 17/18 dicembre, qualche giorno dopo Israele.

Secondo la Johns Hopkins University, ad oggi sono stati registrati oltre 68 milioni di casi confermati di infezione in tutto il pianeta, compresi oltre 15 milioni di contagi solo negli Stati Uniti. Al contempo, secondo l'agenzia di stampa AFP, il totale dei casi confermati in Europa ha superato i 20 milioni.

Ma aumentano le preoccupazioni per i Paesi più poveri del mondo. In quasi 70 Paesi a basso reddito nove cittadini su dieci rischiano di non avere accesso al vaccino contro il Covid-19. Oltre la metà dei prodotti principali è stata già acquistata dai Paesi più ricchi, dove vive meno di un sesto della popolazione mondiale. A calcolarlo è la People's Vaccine Alliance, una coalizione di organizzazioni non governative tra le quali figurano Oxfam e Amnesty international.

Gli esperti hanno analizzato gli accordi raggiunti in tutto il pianeta con le aziende produttrici degli otto prodotti più prossimi a una commercializzazione, tra i quali quello messo a punto dalle aziende Pfizer e Biontech che il Regno Unito ha iniziato a distribuire ieri per le fasce più a rischio.

Dall'indagine emerge che almeno 67 Paesi a medio e basso reddito, tra i quali ci sono Kenya, Nigeria e Ucraina, rischiano di poter vaccinare un numero esiguo di abitanti.


A oggi il 96 per cento delle dosi del farmaco di Pfizer/Biontech è stato acquistato dai Paesi a più alto reddito. Secondo l'alleanza delle ong, il vaccino elaborato dall'azienda americana Moderna probabilmente sarà distribuito solo nei Paesi ricchi.

QUI LA TABELLA CON GLI ACCORDI DI FORNITURA DEGLI 8 VACCINI IN FASE 3

Allo stato attuale l'unico vaccino che promette di essere distribuito nelle regioni in via di sviluppo è quello realizzato dall'Università di Oxford con la multinazionale svedese AstraZeneca, più accessibile sia in termini di costi che di condizioni richieste per lo stoccaggio. Il rimedio ha dimostrato di avere un'efficacia media del 70 per cento, circa 25 punti in meno sia di quello realizzato da Pfizer e Biontech che da quello Moderna.

"A nessuno dovrebbe essere impedito di avere un vaccino che salva la vita solo per via del Paese in cui è nato o dei soldi che ha nel portafoglio", ha commentato Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia.

Lo stato dell’arte vaccino per vaccino: anche Oxford/AstraZeneca potrà fornire solo il 18% delle dosi ai paesi più poveri nel 2020

Il vaccino Pfizer/BioNTech ha già ricevuto l'approvazione delle autorità britanniche e le vaccinazioni sono iniziate nel Regno Unito già ieri. È probabile che riceva l'approvazione di altri paesi, inclusi Stati Uniti e Unione Europea, tra poche settimane. Inoltre due ulteriori potenziali vaccini, sviluppati da Moderna e dall’Università di Oxford in collaborazione con AstraZeneca e con l’azienda italiana Irbm, presenteranno la richiesta di approvazione dalle autorità competenti o sono in attesa del responso. Sputnik V, il vaccino russo, ha annunciato risultati positivi della sperimentazione e altri quattro candidati sono in sperimentazione clinica di fase 3.

Ad oggi, tutte le dosi di Moderna e il 96% di quelle prodotte da Pfizer/BioNTech sono state acquisite da paesi ricchi. Il consorzio Oxford/AstraZeneca si è invece impegnato a fornire il 64% delle dosi ai Paesi in via di sviluppo, ma per il prossimo anno sarà in grado di rifornire al massimo il 18% della popolazione mondiale.

Gli accordi di preacquisto con Oxford/AstraZeneca sono stati per lo più conclusi con alcuni dei grandi paesi in via di sviluppo come Cina e India, mentre la maggior parte dei paesi a basso reddito, non ha stretto nessun accordo. Ciò dimostra che un'azienda da sola non può sperare di rifornire il mondo intero e che solo la condivisione aperta della tecnologia tra i produttori di vaccini può renderlo possibile.

L’appello alle aziende farmaceutiche e ai governi

Da qui l’appello a tutte le aziende farmaceutiche che lavorano sui vaccini COVID-19 a condividere la loro tecnologia e i diritti di proprietà intellettuale, aderendo all’iniziativa COVID-19 Technology Access Pool, promossa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Solo così potranno essere prodotte miliardi di dosi di vaccini sicuri ed efficaci, messi a disposizione di tutti coloro che ne avranno bisogno.

La People’s Vaccine Alliance chiede inoltre ai governi di fare tutto ciò che è in loro potere per garantire che i vaccini COVID-19 diventino un bene pubblico globale – distribuito equamente, in base ai bisogni e somministrato gratuitamente alla popolazione. Un primo passo sarebbe sostenere la proposta presentata questa settimana dal Sudafrica e dall'India al Consiglio dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, di sospendere i diritti di proprietà intellettuale per i vaccini, i test e le terapie COVID-19 fino a quando tutti non saranno protetti.

"L'accaparramento dei vaccini da parte di pochi paesi rischia di vanificare gli sforzi globali per garantire che tutti, ovunque possano essere protetti dal virus. - denuncia Steve Cockburn, responsabile per la giustizia economica e sociale di Amnesty International -. I Paesi ricchi hanno chiari obblighi in materia di diritti umani, dovendosi non solo astenere da azioni che potrebbero danneggiare l'accesso ai vaccini altrove, ma fornendo cooperazione e assistenza ai paesi che ne hanno bisogno. Acquistando la stragrande maggioranza della fornitura mondiale di vaccini, i paesi ricchi violano dunque i loro obblighi in materia di diritti umani”.

5 miliardi di fondi pubblici per i 3 vaccini prossimi all’approvazione: un appello per renderli un bene universale

Lo sviluppo dei vaccini di AstraZeneca/Oxford, Moderna e Pfizer/BioNTech è stato possibile grazie ad oltre 5 miliardi di dollari di fondi pubblici: denaro dei contribuenti che dovrebbe indurre le aziende ad agire nell’interesse pubblico globale. “I paesi ricchi hanno dosi sufficienti per vaccinare quasi tre volte tutta la loro popolazione – ha aggiunto Mohga Kamal Yanni, della People’s Vaccine Alliance – Mentre i paesi più poveri non ne hanno a sufficienza neanche per raggiungere gli operatori sanitari e le persone a rischio.”

“L’attuale sistema, in cui Big Pharma usa fondi pubblici per la ricerca, detiene diritti esclusivi e mantiene segretezza sulla tecnologia per spingere i profitti, potrebbe avere un costo altissimo in termini di vite umane. - conclude Lois Chingandu, Direttore di Frontline AIDS – Questa pandemia è globale e richiede soluzioni globali: fino a quando tutti in ogni parte del mondo non avranno accesso al vaccino, continueremo a subire le conseguenze di una drammatica crisi economica.Per salvare vite e sostenere l’economia, nel corso di questa pandemia senza precedenti, avremo bisogno di mettere da parte gli interessi dell’industria farmaceutica”.In questo quadro, secondo le organizzazioni della People’s Vaccine Alliance, i tempi sono maturi per garantire un vaccino universale. Un appello già firmato da centinaia di sopravvissuti, operatori sanitari, attivisti, leader mondiali, economisti tra cui Cyril Ramaphosa, Imran Khan, Ellen Johnson Sirleaf, Gordon Brown, Helen Clark, Mary Robinson, Joseph Stiglitz, John Nkengasong e Thomas Piketty.

•Tutti i dati si basano sul fatto che sono necessarie 2 dosi di vaccino tranne che per quello di Johnson & Johnson che è del tipo mono-dose.

•La Peoples’ Vaccine Alliance è una coalizione di organizzazioni globali e nazionali, di attivisti impegnati in una campagna volta a ottenere un vaccino per tutti in ogni luogo del mondo. per maggiori informazioni https://peoplesvaccine.org

• Le statistiche si basano su un’analisi dei dati di Airfinity raccolti fino a novembre 2020. Il dato "9 su 10 persone non avranno accesso al vaccino in 67 paesi" si basa sul fatto che 30 paesi a basso reddito e 37 a basso e medio reddito attualmente avranno accesso al vaccino solo tramite il COVAX Advanced Market Commitment (AMC). I 67 non includono alcuni Paesi a medio reddito come Brasile, Indonesia e Vietnam che hanno chiuso accordi bilaterali. Fino ad oggi il COVAX è riuscito ad assicurare 700 milioni di dosi dalle principali aziende candidate che dovranno essere distribuite in 92 paesi che ne avevano fatto richiesta. La cifra quindi si raggiunge dividendo 700 milioni di dosi per il numero di abitanti 92 paesi (3,6 miliardi) e poi dividendo ancora per le due dosi necessarie per ciascuno dal tipo di vaccino che COVAX è riuscito ad assicurarsi.

• I 67 paesi sono: Afganistan, Angola, Algeria, Benin, Bhutan, Burundi, Burkina Faso, Capo Verde, Cambogia, Camerun, Repubblica Centrale Africana, Ciad, Comoros, Repubblica del Congo (Brazzaville), Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Gibouti, Eritrea, Etiopia, Eswatini, Gambia, Gana, la Guinea, Guinea-Bissau, Haiti, Kenia, Kiribati, Repubblica Democratica Popolare di Corea, Repubblica del Kirghizistan, Repubblica Popolare Democratica del Laos, Lesotho, Liberia, Madagascar, Malawi, Mali, Mauritania, Micronesia, Moldova, Mongolia, Mozambico, Myanmar, Niger, Nigeria, Pakistan, Papua New Guinea, Ruanda, Sao Tome e Principe, Senegal, Sierra Leone, Isole Solomon, Somalia, Sud Sudan, Sri Lanka, Sudan, Siria, Tajikistan, Tanzania, Timor Leste, Togo, Tunisia, Uganda, Ucraina, Vanuatu, West Bank e Gaza, Yemen, Zambia, Zimbabwe.

• I calcoli della proporzione di dosi tra Paesi ricchi e poveri si basano sull’analisi dei dati relativi agli accordi di fornitura raccolti da Airfinity. Esaminando i vaccini candidati che sono in fase 3, e che hanno un numero consistente di accordi di fornitura chiusi con vari paesi in tutto il mondo, e incrociando poi i dati con le fonti originali. Attualmente sono 8 questi vaccini: Astra Zeneca/Oxford, Novovax, Johnson & Johnson, Sanofi/GSK, Pfizer/BioNTech, Gamaleya/Sputnik, Moderna and Sinovac

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