martedì 12 gennaio 2021
Sarebbe stata la prima donna uccisa per legge negli ultimi 70 anni in Usa. La decisione di un giudice federale. Altre due esecuzioni sono state rimandate perché i condannati sono positivi al Covid
Lisa Montgomery in una foto non datata rilasciata dai suoi legali

Lisa Montgomery in una foto non datata rilasciata dai suoi legali - Reuters

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Un giudice statunitense ha concesso la sospensione dell'esecuzione della pena di morte per Lisa Montgomery, 53 anni, che sarebbe stata la prima donna uccisa per legge negli Stati Uniti da quasi 70 anni. L'esecuzione era prevista per oggi, 12 gennaio.

Nel 2004 Montgomery strangolò la 23enne incinta Bobbie Jo Stinnett, rimuovendo il bambino dal suo grembo e tentando di farlo passare per suo.

Il giudice James Hanlon, del distretto meridionale dell'Indiana, ha ordinato la sospensione, citando la necessità di valutare le capacità mentali di Montgomery. "Le informazioni presentate alla Corte contengono numerose prove che lo stato mentale della Signora Montgomery è così lontano dalla realtà che non può comprendere razionalmente il motivo della sua esecuzione", ha scritto il giudice. Il tribunale fisserà la data di una nuova udienza per valutare lo stato mentale della condannata.

Soddisfazione di Sant'Egidio

La decisione è stata accolta con soddisfazione dai vescovi statunitensi e dalla Comunità di Sant'Egidio. La Comunità di Sant'Egidio auspica "fortemente che il provvedimento, motivato dalla necessità di verificare lo stato di salute mentale di Lisa, evolva verso la sospensione definitiva della sentenza e le venga risparmiata la vita". Perché questo avvenga "chiede di continuare ad aderire all'appello promosso su www.santegidio.org, che in pochi giorni ha già raccolto migliaia di firme". Il coinvolgimento dell'opinione pubblica italiana e internazionale "è essenziale nella battaglia per la vita di Lisa e di tutti coloro su cui pende la minaccia di esecuzione della pena capitale, negli Stati Uniti e nel mondo", continua Sant'Egidio.

Un'infanzia di abusi sessuali dal patrigno

Gli avvocati di Montgomery hanno sostenuto che l'abuso sessuale subito durante l'infanzia ha causato alla donna "danni cerebrali e gravi malattie mentali". Il patrigno ha negato di averla abusata, dicendo anche di non avere buona memoria, quando gli è stata presentata una propria dichiarazione in cui aveva ammesso abusi fisici. La madre di Montgomery ha invece dichiarato di non aver mai denunciato l'uomo perché temeva per la vita propria e della figlia.

Lo stop a 8 giorni dall'insediamento di Biden

L’iniezione letale era fissata per il mese scorso, ma era stata accordata una sospensione. La data era stata quindi spostata al 12 gennaio, anche se la difesa aveva fatto ricorso sostenendo che non si poteva fissare l'esecuzione mentre la sospensione era ancora in vigore. La Corte inizialmente le aveva dato ragione, ma un collegio di giudici aveva rivisto la decisione, dando il via libera all’esecuzione, contro la quale i legali hanno fatto ricorso. Vincendolo.

Dunque non ci sarà nessuna esecuzione oggi al Federal Correctional Complex di Terre Haute, nell'Indiana. La decisione del giudice arriva appena otto giorni prima dell'inaugurazione della presidenza di Joe Biden, fermo oppositore della pena di morte.

Nel 1953 l'ultima donna messa a morte

L’ultima donna a essere messa a morte negli Usa era stata Bonnie Heady nel 1953 in Missouri, mentre è dello scorso 10 dicembre l’ultima esecuzione federale del 2020, quella di Brandon Bernard, coinvolto quando aveva 18 anni, nel 1999, nelle uccisioni di una coppia nell’Iowa. Il caso di Bernard è stata una rara esecuzione di una persona che era ancora adolescente quando il suo crimine è stato commesso: è stato il più giovane messo a morte dal governo federale in quasi 70 anni. Trump ha scelto di non fermare la sua esecuzione e la stessa Corte Suprema ha respinto la richiesta di un rinvio, nonostante restassero molti dubbi nella ricostruzione dei delitti.

L'appello dei vescovi Usa al Congresso

i vescovi americani hanno inviato ieri una lettera-appello ai membri del Congresso affinché si arrivi a una moratoria delle esecuzioni capitali. Il rispetto della dignità e della sacralità della vita umana, affermano nel documento riportato da Vatican News, rende la pena di morte inammissibile e inutile.

Rinnoviamo il nostro appello, scrivono i vescovi, al presidente Trump a fermare le esecuzioni a livello federale: è arrivato il tempo di farne una priorità e i mezzi ci sono, grazie al Federal Death Penalty Prohibition Act. La lettera è firmata dagli arcivescovi di Oklahoma City e Kansas City, monsignor Paul S. Coakley e monsignor Joseph F. Naumann, responsabili, per la Conferenza episcopale statunitense, rispettivamente del Comitato per la Giustizia interna e lo Sviluppo umano e per le attività Pro-life. Nell’anno trascorso - scrivono - il governo federale ha messo a morte più persone di tutti i cinquanta Stati messi insieme, dunque a Biden, che il 20 gennaio si insedierà come nuovo presidente, si chiede una moratoria e di commutare le attuali condanne in pene detentive. “Con le carceri moderne, non abbiamo bisogno della pena di morte per tenerci al sicuro”, ribadiscono i presuli.

Sospese altre due esecuzioni federali

Poche ore più tardi un altro giudice federale ha interrotto le esecuzioni degli ultimi 2 condannati a morte dell'era Trump, risultati entrambi positivi al Covid-19.

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