giovedì 17 marzo 2022
La bozza include la neutralità ucraina, ma Kiev precisa: «Sono solo le richieste russe». Lavrov: compromesso possibile. Il Cremlino: «Dall’Occidente un pogrom»
Sfollati ucraini in Polonia

Sfollati ucraini in Polonia - Ansa

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Una bozza di accordo in 15 punti che include il cessate il fuoco e il ritiro delle truppe russe a patto che l'Ucraina dichiari la neutralità e accetti limiti alle sue forze armate. Mentre i bombardamenti continuano, i colloqui tra negoziatori russi e ucraini stanno facendo progressi, anche se, secondo Kiev, «non su tutti i punti». È stato il Financial Times, ieri, a riferire della bozza, che prevede che l'Ucraina rinunci alle sue ambizioni di aderire alla Nato o di ospitare basi militari straniere o armamenti. In cambio Kiev otterrebbe il ritiro delle truppe russe e la «protezione» di tre Paesi alleati, Usa, Regno Unito e Turchia. Ma, sono state poi fonti ucraine a specificarlo, la bozza contiene solo le richieste russe. «L'Ucraina ha le sue posizioni e le uniche cose che confermiamo in questa fase sono il cessate il fuoco, il ritiro delle truppe russe e garanzie di sicurezza da un certo numero di Paesi», la posizione di Kiev.

La Turchia ha sottolineato ieri di voler ospitare un incontro tra incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e quello ucraino Volodymyr Zelensky, secondo quanto detto dal ministro degli Esteri di Ankara Mehvlut Cavusoglu dopo avere incontrato a Mosca il suo omologo russo Sergeij Lavrov. Quest'ultimo ha confermato che un incontro Putin-Zelensky potrà esserci solo quando si troverà un accordo. Lo scoglio cruciale della trattativa resta quello della neutralità ucraina, sul modello dell'Austria o della Svezia. Secondo il Cremlino «è possibile un compromesso», in base ad una «neutralità smilitarizzata, stile Svezia, con un proprio esercito». Lavrov ha parlato di «un margine di speranza di raggiungere un compromesso», evidenziando che uno status di neutralità è «seriamente considerato». Kiev però rifiuta l'idea e dice di aver proposto «un modello di garanzie di sicurezza», con «un accordo rigido con un certo numero di Stati garanti che si impegnano con chiari obblighi giuridici a prevenire attivamente gli attacchi in Ucraina». «L'Ucraina è in uno stato di guerra diretta con la Russia. Pertanto, il modello può essere solo ucraino», ha detto il capo negoziatore Mykhailo Podoliak, mentre la Nato ribadiva che continuerà a fornire «un supporto significativo» a Kiev, «inclusi rifornimenti militari, aiuti finanziari e aiuti umanitari», pur senza attuare una no fly zone sul Paese.

Zelensky, comunque, ha detto di vedere spazio per un compromesso nei colloqui, dato che – a suo dire – le posizioni di Mosca sembrano «più realistiche». Secondo il capo negoziatore russo, Vladimir Medinsky, al momento «si discutono una serie di questioni relative alle dimensioni dell'esercito ucraino, lo sviluppo dello status neutrale del Paese e la sua smilitarizzazione». «Naturalmente – ha aggiunto – la questione chiave per noi è lo status della Crimea e del Donbass». E a insistere sulla centralità del Donbass è stato anche Putin, che ha parlato di «un vero genocidio» che gli abitanti della regione avrebbero subito per 8 anni, semplificando però quanto accaduto dal 2014. Il capo del Cremlino ha quindi aggiunto che l'invasione in Ucraina «si sta sviluppando con successo e strettamente secondo i piani», indicando che la Russia «non aveva altra scelta». Per Putin, Mosca non vuole occupare l’Ucraina, ma «tutti gli obiettivi strategici nazionali della Russia devono essere raggiunti entro il 2030». Poi una stoccata all'Occidente: Putin ha infatti paragonato la valanga di sanzioni e dichiarazioni di condanna occidentali contro la Russia e i suoi esponenti alle persecuzioni antisemite. «L'Occidente – ha detto – ha fatto cadere la maschera della decenza. Si impone un parallelo con i pogrom antisemiti».

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