venerdì 11 gennaio 2019
Il presidente minaccia ancora l'emergenza nazionale per avere i fondi, che potrebbero essere stornati da quelli della ricostruzione in Texas e Porto Rico. Cancellato il viaggio a Davos
Il presidente Usa Donald Trump a McAllen, in Texas (Ansa)

Il presidente Usa Donald Trump a McAllen, in Texas (Ansa)

Una missione in Texas per Donald Trump con l’obiettivo di ribadire e drammatizzare la “crisi” migratoria al confine con il Messico nella sua offensiva mediatica. Una mossa giunta dopo il discorso dallo Studio Ovale in prima serata a reti unificate e l'ennesimo scontro con i democratici, che continuano a negargli i fondi per un muro considerato "costoso, inutile e immorale". "Dicono che il muro sia medievale. Ebbene lo è anche la ruota. La ruota funziona e anche il muro", ha detto Trump dalla stazione di frontiera di McAllen, luogo diventato tristemente famoso per la separazione delle famiglie di migranti, ribadendo di essere pronto a dichiarare l’emergenza nazionale per ottenere i fondi necessari alla barriera che il Congresso continua a negargli.

"Quando dico che il Messico pagherà per il muro è quello che intendo. Il Messico pagherà. Non ho mai detto che il Messico mi avrebbe staccato un assegno da 20 miliardi o da 10 miliardi. Nessuno staccherà un assegno. Ho detto che pagheranno", ha spiegato il presidente indicando che sarà il nuovo accordo commerciale con il Messico a finanziare indirettamente il muro. Una precisazione che rimanda alla sua promessa elettorale di far pagare il muro al Messico mentre ora chiede i finanziamenti alle Camere nella legge di bilancio del governo.

Sostenitori di Trump a favore della costruzione del muro al confine (Ansa)

Sostenitori di Trump a favore della costruzione del muro al confine (Ansa)

Insieme alla segretaria per la Sicurezza Interna Kirstjen Nielsen, Trump ha parlato in una sala dove erano ammassati pacchi di droga e di denaro sequestrati alla frontiera. Ha poi definito gli agenti di frontiera degli "eroi" e uscendo ha parlato del muro come di "una questione di buon senso". Il presidente si è quindi diretto nuovamente a Washington dove i negoziati per porre fine allo “shutdown”, la parziale chiusura dell'attività federale, sembrano naufragati. "A causa dell'intransigenza dei democratici sulla sicurezza al confine e la grande importanza della sicurezza della nostra nazione, cancello rispettosamente il mio importantissimo viaggio a Davos", ha twittato il capo della Casa Bianca. Circa 800mila dipendenti pubblici non riceveranno lo stipendio fino a quando non sarà superato l'impasse dello “shutdown”, che il presidente sta usando come “moneta di scambio” per i fondi del muro.

Se invece Trump dovesse usare l’arma della dichiarazione di emergenza nazionale, stando a fonti del Washington Post la Casa Bianca starebbe pensando di stornare i fondi per gli interventi per la ricostruzione nelle zona del Texas e di Porto Rico devastate dagli uragani. Si tratta, in particolare, di 13,9 miliardi stanziati lo scorso anno e che non sono stati finora spesi. Trump avrebbe già dato incarico al genio militare di valutare quanto velocemente si possano finalizzare gli appalti per avviare l'effettiva costruzione del muro in 45 giorni. La mossa, comunque destinata a provocare un'alzata di scudi da parte dei democratici al Congresso e ricorsi legali, potrebbe così mettere fine alle tre settimane di “shutdown" delle attività del governo.

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