venerdì 11 gennaio 2013
Freddate con un colpo alla nuca, due vittime sono figure di spicco del movimento: Sakine Cansiz, tra le fondatrici del gruppo, e Fidan Dogan del Congresso del Kurdistan. Appena diffusa la notizia dell'eccidio centinaia di persone sono scese in strada. Hanno scandito slogan ostili all'indirizzo della Turchia e chiesto la liberazione di Ocalan.
«Ma il dialogo per la pace non si ferma»
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Erano tre, erano curde e sono morte con una pallottola alla nuca, in centro a Parigi. Ieri, nella capitale, l’alba si è tinta di giallo, prima di essere squarciata dai gridi di rabbia e protesta della diaspora curda in Francia, poche ore dopo il ritrovamento in piena notte, verso l’una, dei cadaveri di tre attiviste politiche, quasi certamente vittime di «un’esecuzione», secondo la prima pista immediatamente vagliata dall’antiterrorismo francese. Le tre donne si trovavano da sole nei locali del Centro informazioni del Kurdistan, un appartamento al primo piano affacciato sulla rue Lafayette, nel decimo circondario, non lontano dalla Gare du Nord, la più affollata stazione di Parigi. Nell’appartamento, gli inquirenti non hanno trovato segni di effrazione. L’allerta alla polizia è stata data da alcuni amici delle militanti, sopraggiunti nottetempo dopo una serie di telefonate senza risposta. Attorno alla porta dell’appartamento, hanno scoperto con orrore tracce di sangue.      Accanto a Leyla Soylemez, giovane addetta al centro, le altre due vittime sono figure di spicco dell’indipendentismo curdo, ben note alle autorità turche: Sakine Cansiz, fra le fondatrici del Pkk di Abdullah Ocalan, e Fidan Dogan, rappresentante in Francia del Congresso nazionale del Kurdistan (Knk). Il clamore suscitato dall’eccidio ha subito profondamente scosso l’intera diaspora curda in Francia e non solo, spingendo già in mattinata centinaia di persone a convergere verso il luogo del dramma, situato in un quartiere storicamente con una forte presenza curda. Ben presto, la folla ha scandito slogan ostili all’indirizzo di Ankara, come «siamo tutti Pkk» e «liberate Ocalan», con riferimento alla reclusione del leader nel carcere di Imrali. Del resto, il movimento armato d’ispirazione marxista fondato negli anni Settanta ha a sua volta invitato «tutti i curdi e gli amici del popolo curdo» a riunirsi per protestare nella capitale francese. Nonostante i sospetti immediati e quasi automatici all’indirizzo di Ankara, una coltre di mistero avvolgeva ieri l’identikit dei possibili mandanti e sicari. Il presidente François Hollande ha parlato di un atto «orribile», sottolineando di aver incontrato più volte in passato Sakine Cansiz, ben nota al mondo politico francese. «Credo che sia meglio attendere per conoscere bene le cause e gli autori», ha aggiunto con prudenza il capo dell’Eliseo. Giunto già in mattinata nella palazzina del dramma, il ministro francese dell’Interno, Manuel Valls, ha promesso che si farà luce sull’eccidio. Ma al momento dell’uscita dei feretri dalla palazzina, in mezzo alla folla in lutto, c’è pure chi ha urlato «Turchia assassina, Hollande complice».  ​
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