sabato 18 febbraio 2017
Oltre 1.500 persone a Ciudad Juarez - al confine con la texana El Paso - ma anche a Tijuana - vicino a San Diego, California - hanno protestato contro le politiche migratorie statunitensi
La catena umana che ha unito idealmente Ciudad Jarez, in Messico, alla città statunitense di El Paso (Epa)

La catena umana che ha unito idealmente Ciudad Jarez, in Messico, alla città statunitense di El Paso (Epa)

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Una catena umana contro il muro che Donald Trump vuole costruire al confine con il Messico: a formarla, oltre 1.500 persone, che a Ciudad Juarez - al confine con la texana El Paso - ma anche a Tijuana - vicino a San Diego, California - hanno protestato contro le politiche migratorie della nuova amministrazione americana. "Basta con i muri, basta con i rimpatri forzati", hanno intonato a Tijuana gli attivisti, immigrati rimandati a casa che hanno preso parte alla protesta.

Tra i manifestati, c'è anche chi ha voluto ironicamente ringraziare Trump «per aver unito l'America Latina”: le relazioni con gli Stati Uniti, ha affermato la senatrice Rosa Maria Beristain, attraversano un momento «critico», tale per cui il Messico deve cominciare a rafforzare le proprie relazioni con altri Paesi e cessare di dipendere economicamente dal vicino settentrionale. La protesta a Tijuana era stata preceduta da quella a Ciudad Juarez: una catena umana di un chilometro circa di lunghezza, lungo il Rio Grande, a formarla, bambini e adolescenti con in mano fiori e nastri bianchi, attivisti, autorità locali, parlamentari, con rose bianche in segno di pace, tutti in fila davanti al confine.

«Il Messico è più di un muro»

«Tenendoci per mano daremo prova di quella unità nazionale che non distingue tra le persone», ha affermato in un discorso il senatore Armando Ríos Piter, uno degli organizzatori della manifestazione.


«Vogliamo urlare ai quattro venti che il Messico è più di un muro». Alla protesta ha preso parte anche il sindaco di El Paso, Oscar Leeser, che ha parlato delle due città descrivendole come «una sola». «Siamo la stessa cosa e siamo una sola cosa», ha affermato, mentre il sindaco di Ciudad Juárez, Armando Cabada, ha rilevato come il messaggio inviato dalla catena umana sia chiaro: «La regione di frontiera è più unita che mai», ha detto.

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