venerdì 10 maggio 2019
Per il partito, che paga le promesse tradite e le accuse di corruzione, è record negativo, ma il presidente uscente Ramaphosa dovrebbe essere confermato dal nuovo Parlamento
Una madre con il suo bambino in un seggio a Lenasia, Johannesburg (La Presse)

Una madre con il suo bambino in un seggio a Lenasia, Johannesburg (La Presse)

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Una vittoria elettorale con oltre il 57% abbondante dei voti sarebbe un risultato straordinario per qualunque partito in qualsiasi Paese al mondo. Unica eccezione il Sudafrica, dove l’African National Congress che fu di Nelson Mandela ha vinto sì le elezioni legislative di giovedì superando quella soglia, ma il risultato rappresenta il suo record negativo nell’ultimo quarto di secolo e il segno di una crescente disaffezione. L’Anc ha perso infatti 5 punti percentuali rispetto al 2014, mentre il 69% del 2004 è ormai un ricordo lontano, fatto di speranze tradite e di disuguaglianze sociali sempre più nette. Cosa sarebbe accaduto se al posto dell’onesto riformista Cyril Ramaphosa il partito fosse stato ancora guidato dall’ex presidente Jacob Zuma, che deve fronteggiare oltre 700 accuse di corruzione? Probabilmente l’Anc sarebbe sceso anche sotto la soglia psicologica del 50%, dando il via a una lunga lotta intestina.

Fermo restando che la riconferma di Ramaphosa a presidente da parte del nuovo Parlamento non è in discussione, il leader dell’Anc puntava a numeri più solidi per tenere a freno la crescente ala massimalista del partito che ha sconfitto l’apartheid. Gli toccherà invece continuare a mediare, soprattutto su fronti come la riforma agraria che potrebbe vedere espropriazioni dei terreni senza compensazioni ai danni dei bianchi. Significativo il dato dell’affluenza, calata dall’88% di dieci anni fa al 65% . Gli indecisi, o i delusi, hanno preferito non presentarsi ai seggi. E per la generazione dei «nati liberi» (dopo la fine dell’apartheid) la politica corrotta che fatica a risolvere i problemi è qualcosa da cui stare alla larga.

In leggero calo anche la Democratic alliance (20%), ancora percepita come il «partito dei bianchi» pur essendo guidata da un nero, Mmusi Maimane. Avanzano invece al 10% i nazionalisti neri dell’Economic freedom fighters (Eff), che puntano alla nazionalizzazione di banche e miniere. Per riuscire a governare, Ramaphosa sarà sempre più costretto a non ignorare le loro bordate. Non una buona notizia, per la vecchia «nazione arcobaleno».

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