Iniziativa di preghiera. La strage di Pasqua, veglia a Roma


martedì 29 marzo 2016
​Pakistan, 350 arresti. Iniziativa di preghiera della Comunità di Sant'Egidio. (I FATTI).  INTERVISTA Paul Batthi: i terroristi vogliono fermare il Pakistan
Forza di Dio, speranza dei credenti di P. Sequeri  | Testimoni tenaci di M. Impagliazzo 
La strage di Pasqua, veglia a Roma

​Sdegno in tutto il mondo per la strage compiuta da un attentatore kamikaze in un parco di Lahore affollato da famiglie che festeggiavano il giorno pasquale, per la prima volta proclamata festa dal governo pakistano. Buona parte delle 72 vittime sono cristiani; tra loro almeno 30 bambini.Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato l'attentato e espresso vicinanza alle famiglie delle vittime.

Questa sera a Roma, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, la Comunità di Sant'Egidio ha indetto una veglia di preghiera con inizio alle 20.Gli arrestiLe forze di polizia si sono mosse con grande celerità, arrestando almeno 350 persone sospettate di avere legami con gli estremisti islamici. Il primo ministro Nawaz Sharif ha ordinato di accelerare l'offensiva contro i militanti islamici collegati con la rete terroristica di al-Qaeda. "Hanno assassinato i nostri bambini e se Dio vuole, noi li spazzeremo via da questo Paese".Le indaginiLe prime indagini hanno confermato che si è trattato dell’azione suicida di un solo attentatore, ma che l’ordigno ad alto potenziale ha lanciato chiodi e biglie d’acciaio in un vasto raggio con effetti devastanti. Identificato come il 28enne Yousuf Farid, residente a Lahore, l’attentatore avrebbe frequentato una scuola coranica per otto anni. Il suo documento d’identità è stato ritrovato sul luogo dell’esplosione. Confermata la fuga di altri tre presunti terroristi e l’arresto di un sospettato. La rivendicazione dell’attentato è arrivata a poche ore dalla strage da parte della fazione Jamaat-ul-Ahrar del gruppo Tehreek-i-Taliban Pakistan.

La rivendicazioneSignificativa la circostanza che, oltre a confermare la paternità di un attacco rivolto espressamente alla comunità cristiana, anche la precisazione del portavoce del gruppo, Ehsanullah Ehsan. Secondo quest’ultimo, il massacro lancia il messaggio che Jamaat-ul-Ahrar è ora presente a Lahore e potrebbe agire ancora. Una circostanza non di poco conto. Lahore, infatti, non solo è la seconda città del Paese, ma anche quella più benestante e quella in cui la convivenza tra le comunità è armoniosa, come pure il rifiuto dell’estremismo religioso. Il capo del governo locale è, inoltre, Shehbaz Sharif, fratello del primo ministro Nawaz Sharif, ostile agli estremisti religiosi. Come conseguenza, il Punjab va verso un un giro di vite militare. In particolare, il controllo del territorio sarà affidato ai reparti paramilitari, che avranno la possibilità di condurre azioni anti-terrorismo e di fermare e interrogare sospetti. In qualche modo, un ulteriore cedimento del governo, stretto tra terrorismo e un apparato militare centrale da sempre presente nella vita del Paese e ancor più giustificato nel suo potere dalla situazione.

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