venerdì 11 ottobre 2019
Ankara: 342 «terroristi» sono stati uccisi, feriti o arrestati. Conquistati 13 villaggi nel nord della Siria. Migliaia di persone in fuga. In Turchia arresti di dissidenti. E il Daesh torna a colpire
Combattenti siriani filoturchi prendono parte all'offensiva contro i curdi nel nord della Siria (LaPresse)

Combattenti siriani filoturchi prendono parte all'offensiva contro i curdi nel nord della Siria (LaPresse) - LaPresse

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Continua l'escalation della crisi siriana dopo l'attacco turco. E dall'Ue arriva l'allarme, rilanciato anche da Mosca, sul rischio di fuga dei foreign fighter, i combattenti stranieri del Daesh. Ed ecco un nuovo cambio di direzione americano: dopo aver di fatto dato mano libera alla Turchia ritirando il piccolo e simbolico contingente alla frontiera siriana, ora Washington chiede ad Ankara di fermare la sua operazione. E minaccia "sanzioni severe", che hanno già avuto il via libera dal presidente Trump e che quindi possono essere applicate.

Il portavoce del Pentagono, Jonathan Hoffman, riferisce di un colloquio telefonico tra il segretario alla Difesa Mike Esper e il suo omologo turco Hulusi Akar, in cui il primo ha "detto chiaramente" che gli Stati Uniti si oppongono all'incursione turca e che questa operazione militare "mette a rischio" i progressi fatti nella lotta agli estremisti. Esper ha anche espresso timori per il personale Usa in Siria.

Intanto arriva la notizia che l'artiglieria turca ha colpito per errore un'area molto vicina a un'unità operativa speciale degli Stati Uniti nei pressi di Kobane. Lo ha reso noto una fonte statunitense secondo la quale non risultano feriti tra i soldati americani.

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L'esodo dei civili

Al terzo giorno dall'inizio delle operazioni militari nel nord est della Siria, le truppe di Erdogan avanzano a est dell'Eufrate e migliaia di persone fuggono dalle zone di battaglia. Ankara ha annunciato la morte di tre dei propri militari e di aver «liberato dai terroristi» delle milizie curde Ypg 13 villaggi, tutti situati in prossimità delle città di Tel Abyad e Ras al Ayn, entrambe abbandonate dai marines americani lo scorso lunedì. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede in Gran Bretagna, sette civili sono stati uccisi oggi a Tal Abyad e nelle aree circostanti: quattro sono morti in un raid turco che ha colpito le auto sulle quali fuggivano, mentre altri tre sono stati uccisi dal fuoco dei cecchini.

Gli sfollati interni provocati dall'offensiva sono ormai decine di migliaia, 100mila secondo un calcolo dell'Onu. Medici Senza Frontiere ha fatto sapere di aver dovuto interrompere le sue attività nell'ospedale di Tal Abyad, cuore dell'offensiva turca, che serve circa 200 mila persone, e ridurre altri soccorsi nella regione.

Sono invece almeno 9 le vittime civili turche a seguito degli attacchi con razzi lanciate della postazioni curde.

Autobomba nella città curda di Qamishli (Lapresse)

Autobomba nella città curda di Qamishli (Lapresse) - LaPresse

Rischio di fuga per i foreign fighter

Intanto dall'Ue arriva un allarme: «C'è seria preoccupazione» sui foreign fighter, dicono fonti europee altamente qualificate. Un timore confermato dal presidente russo Vladimir Putin, per il quale è concreto il rischio che i miliziani del Daesh lì detenuti «possano fuggire, non sono sicuro che Ankara possa prendere il controllo della situazione».

La prossima settimana, al Consiglio Ue si discuterà della possibilità di infliggere sanzioni alla Turchia. Mentre al Congresso Usa la deputata repubblicana, Liz Cheney, fa sapere di essere pronta a presentare una legge in proposito. Il ministro degli Esteri Di Maio ha dichiarato di augurarsi sanzioni europee per la Turchia.

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E il Daesh torna a colpire

Un attentato compiuto oggi con un'autobomba nella città di Qamishli è stato rivendicato dal Daesh (Isis), secondo cui l'esplosione ha causato "decine" di vittime. Lo riferisce il Site, sito di monitoraggio del
jihadismo online. Qamishli si trova nella zona sotto controllo curdo del nord della Siria, a est rispetto all'area in cui la Turchia ha avviato la sua operazione militare. Nella stessa zona c'è il carcere colpito da un raid turco, da cui, secondo le autorità locali, sarebbero poi fuggiti 5 jihadisti del Daesh.

Ankara: non accettiamo lezioni

Con l'operazione militare sul nord della Siria, attacca l'ambasciatore turco in Italia Murat Salim Esenli, «stiamo difendendo le frontiere turche, ma anche quelle della Nato e dell'Ue». Il ministro della Difesa, Hulusi Akar, aveva annunciato, questa mattina, che 342 «terroristi» sono stati uccisi, feriti e arrestati o si sono arresi all'esercito di Ankara. E il ministero degli Esteri ha dichiarato che la Turchia «non accetta lezioni» da quei Paesi che non rimpatriano i propri foreign fighter.

Repressione del dissenso in Turchia

Non si ferma neppure la repressione del dissenso interno in Turchia. Almeno 121 persone sono finite in manette per i loro post sui social media critici verso l'operazione militare, e quasi 500 sono quelle messe sotto indagine con l'accusa di "propaganda terroristica".


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