sabato 30 novembre 2013
​L’Acnur: 70mila le famiglie senza il padre. In Libano e Giordania 3.700 minori orfani. Rapporto dell’agenzia Onu: assoldati per pochi dollari  al giorno, più della metà dei piccoli diserta la scuola. Il 50% dei nuclei ricorre, totalmente o in parte, a questo reddito illegale.
Siria, bimbi profughi costretti a lavorare
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​Mustafà non è più un bambino. È fiero dei suoi 15 anni e dei 7 dollari al giorno che guadagna cucendo tomaia, suole e spostando scatoloni in un negozio di scarpe a Zarqa, in Giordania. Per il titolare Mustafà deve essere un ottimo affare da quando, esitante e smagrito, si è affacciato nel suo esercizio chiedendo se c’era un po’ di lavoro.

Mustafà è convinto di aver fatto la scelta giusta, ma per lui non c’era alternativa: da mesi vive con gli zii e una sorella minore. Lo zio è stato torturato in Siria e quindi non riesce a stare in piedi che per pochi minuti. Mustafà deve lavorare per forza, accorciando d’un tratto tutta la distanza che c’è tra la fanciullezza e l’età adulta.

Di ragazzi e bambini come Mustafà, esuli dalla Siria e molti al di sotto dei 7 anni, ce ne sono moltissimi. Sono oltre 1,1 milioni – riferisce l’Onu – i bambini siriani rifugiati. «Una generazione di innocenti» che «diventerà la vittima di lungo periodo di questa orribile guerra», ha dichiarato ieri Antonio Guterres, alto commissario Onu per i rifugiati presentando il rapporto "Il futuro della Siria. Bambini rifugiati in crisi". È la radiografia di una generazione perduta, di minori «traumatizzati, isolati e sofferenti» per cui, afferma Angelina Jolie, inviata speciale e testimonial dell’Alto commissario della Nazioni Unite per i rifugiati, «il mondo deve agire».

Una “strage dei diritti degli innocenti” silenziosa ma non meno grave nelle sue ripercussioni, evidenzia l’Acnur. Secondo i ricercatori dell’Onu sono circa 70mila le famiglie siriane rifugiate in Libano e in Giordania che vivono senza padre, mentre oltre 3.700 sono i minori senza entrambi i genitori, costretti quindi per necessità a lavorare in modo illegale. I 32 mesi di conflitto hanno lasciato profonde cicatrici nei piccoli esuli siriani. In Libano, fino a giugno di quest’anno, 741 bambini e adolescenti siriani hanno avuto bisogno di un ricovero in ospedali locali. Nel campo profughi di Zaatari, in Giordania, il più grande centro rifugiati di tutto il Medio Oriente (oltre 140mila presenze stimate a fronte di una capacità di 60mila), più di mille bimbi sono stati curati per lesioni di guerra. Nel campo la maggior parte dei 680 negozi e attività impiega dei bambini.Non meno gravi le lesioni psicologiche: durante incontri con ricercatori e sanitari molti ragazzi rifugiati affermano di voler rientrare in Siria per combattere, mentre alcuni di loro hanno raccontato di essere stati addestrati al combattimento quando erano ancora in Siria. Secondo un accertamento, effettuato sempre dall’Acnur, in 11 dei 12 governatorati, quasi una famiglia di rifugiati su due ricorre in parte o interamente, al reddito che deriva dal lavoro illegale di un minore. Ovvio che in questa situazione risulti che il numero di bambini che non vanno a scuola sia più alto di quelli che la frequentano. Una emergenza umanitaria senza condini: altro aspetto è l’elevato numero di bambini nati in esilio e senza certificati di nascita. Un precedente rapporto dell’agenzia Onu ha infatti evidenziato che il 77% del 781 bambini rifugiati, presi in esame, non dispone di un certificato di nascita ufficiale, documento essenziale nella lotta alla apolidia. Nel campo di Zaatari risulta che sono solo 68 i certificati rilasciati a bambini nati nel campo tra il mese di gennaio e la metà di ottobre di quest’anno. Una prassi che incoraggia.Un dramma dell’infanzia siriana confermato pure da Ankara: i circa 200mila profughi siriani che vivono nei campi allestiti in Turchia lungo il confine devono sopravvivere con 80 lire turche al mese, circa 29 euro. Lo ha rivelato la commissione d’inchiesta parlamentare sui diritti umani di Ankara: 60 lire sono fornite dalla Fao, le altre 20 dal governo turco. Una somma che non basta per mangiare a sufficienza. Questa la lotta per la sopravvivenza, di chi è scampato al massacro: secondo l’Oxford research group sono oltre 11mila i bambini morti in quasi tre anni di guerra civile in Siria, tra i quali centinaia vittime di cecchini.

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