martedì 19 febbraio 2019
Sedici stati americani, guidati da New York e California, hanno trascinato il presidente davanti al giudice perché violerebbe la costituzione cercando i soldi per il muro con poteri speciali
Manifestanti a Las Cruces in Nuovo Messico protestano contro la decisione del presidente Trump di dichiarare lo stato di emergenza per trovare i soldi per il muro al confine col Messico (Lapresse)

Manifestanti a Las Cruces in Nuovo Messico protestano contro la decisione del presidente Trump di dichiarare lo stato di emergenza per trovare i soldi per il muro al confine col Messico (Lapresse) - LaPresse

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E’ cominciata la battaglia legale tra il presidente americano e gli Stati di New York e California, seguiti da altri quattordici, Colorado, Connecticut, Delaware, Hawai, Illinois, Maine, Maryland, Michigan, Minnesota, Nevada, New Jersey, New Mexico, Oregon e Virginia, che hanno deciso di fare causa all’amministrazione Trump perché non avrebbe il diritto di dichiarare l'emergenza nazionale per finanziare la costruzione del muro al confine con il Messico.

La decisione di Trump di ricorrere a poteri speciali per trovare i soldi per la barriera promessa in campagna elettorale era arrivata venerdi scorso, dopo che il presidente aveva firmato una misura che finanziava le operazioni del governo federale fino a settembre, evitando così un nuovo imminente shutdown, il blocco di tutte le attività dell’amministrazione.

Il provvedimento non conteneva, infatti, i fondi per costruire il muro. La dichiarazione dello stato di emergenza, sostengono i sedici stati nella loro azione legale, avviata davanti a un tribunale federale del distretto nord della California, sarebbe illegale. Il presidente, cercando di ottenere i tre quarti dei 5,6 miliardi di dollari che gli occorrono per il muro, attraverso misure eccezionali, contravviene a due disposizioni della Costituzione. Una che definisce le procedure legislative e l'altra che affida al Congresso l'ultima parola in materia di finanziamenti pubblici.

Secondo gli stati ribelli la mossa di Trump sarebbe un “abuso di poteri presidenziali”. Il ricorso legale dei sedici stati blocca il presidente che tentava di scavalcare il Congresso invocando rari poteri di emergenza che lo sollevavano da molti cavilli legali e gli aprivano la strada verso miliardi di dollari per il suo progetto. Si legge nella dichiarazione presentata al giudice dagli stati ribelli che "il dipartimento di Stato riconosce che non c'è nessuna prova credibile che i terroristi utilizzino la frontiera sud per penetrare negli Stati Uniti". Non solo. I dati federali confermerebbero “che gli immigrati hanno meno tendenza a commettere dei crimini rispetto agli statunitensi nati nel Paese".

Il testo aggiunge inoltre che il ministero della Sicurezza interna violerebbe la legge sulla protezione dell'ambiente autorizzando la costruzione del muro. Non è stato, infatti, valutato l'impatto ambientale che la barriera avrebbe in California e New Mexico.Secondo il “Washington Post” il ricorso contiene anche una richiesta di sospensione della dichiarazione di emergenza finché la battaglia giudiziaria non sarà terminata.Gli stati ribelli sono tutti governati da democratici, partito che si oppone alla costruzione del muro, se si fa eccezione per il Maryland. Hanno dichiarato che, con il loro ricorso legale, vogliono proteggere il loro residenti, le risorse naturali e gli interessi economici.

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