giovedì 8 giugno 2023
Si muovono tank e truppe fresche. Non un D-day ma pressione di lunga durata, con puntate più incisive e riposizionamenti strategici. Così Kiev tenta nel Sud la mossa risolutiva per colpire la Crimea
Le forze armate ucraine stanno muovendo al contrattacco

Le forze armate ucraine stanno muovendo al contrattacco - Ansa

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Si muovono i tank e le truppe fresche. Avanzano nella zona di Bakhmut cercando falle nelle linee difensive. Si attacca anche a nord della grande inondazione provocata dal cedimento della diga Kakhovka, nei dintorni di Zaporizhzhia. Nelle ultime 48-72 ore sembra avviata la controffensiva ucraina di primavera nel Sud-Est del Paese. Il 6 giugno era l’anniversario dello sbarco in Normandia, 79 anni fa, ma l’analogia può valere solo per il parallelo simbolico della grande riscossa contro l’invasore, non per le modalità belliche. Da una parte una delle più grandi operazioni militari della storia, dall’altra una serie di incursioni per testare la solidità delle fortificazioni e trovare qualche varco per manovre di aggiramento. Kiev non ha un piano B, né forse lo avrà in futuro: il fallimento non è contemplato. Sessantamila uomini ben addestrati sono pronti a muoversi su un fronte mobile con tutto l’arsenale inviato dall’Occidente in questi mesi. Serve una spallata per riportare l’inerzia del conflitto a favore degli aggrediti, anche in funzione di un possibile negoziato di pace da condurre in posizione di forza. Ma una avanzata massiccia e rapida, anche a livello locale, com’era accaduto nella riconquista parziale di territori l’anno scorso, oggi è difficile da ipotizzare. Bisogna in primo luogo spiazzare il nemico, privandolo di punti di riferimento. La strategia della nebbia è stata condotta con falsi annunci e silenzio totale sull’andamento delle operazioni. Mosca tenta di illuminare quello che accade sul terreno per ribaltare la logica della disinformazione. Ma se la propaganda conta (e molto), alla fine sono tragicamente i risultati nelle durissime battaglie di artiglieria, missili e carrarmati a decidere le sorti dello scontro.

L’esercito della Federazione è trincerato da mesi, ha scavato e costruito barriere doppie e triple. Ha schierato batterie di cannoni. Ma questo non significa che terrà facilmente le posizioni. I generali di Zelensky – con l’ausilio dell’intelligence americana e Nato – valutano dove saggiare la durezza delle linee. Si muove anche l’aviazione di Kiev, non un’arma risolutiva (si ricordi l’insistenza con cui si continuano a richiedere i potenti F-16 Usa), che però contribuisce alla potenza di fuoco utilizzata. Non un D-day, quindi, bensì una pressione di lunga durata, con puntate più incisive e riposizionamenti strategici.

I timori di Putin e dei suoi comandanti si manifestano con le mosse distruttive che possono rallentare l’avanzata ucraina. L’allagamento dell’area di Kherson, con il sabotaggio della diga sul Dnepr, potrebbe rientrare in questo scenario. Alcuni analisti pensano infatti che un modo per “vincere la guerra” da parte di Kiev sia proprio insistere a Sud, cercando di tagliare i collegamenti tra le zone occupate e la Crimea, strozzando le vie d’accesso e i rifornimenti verso la penisola tanto cara al Cremlino. A quel punto potrebbe scattare un’operazione focalizzata sulle basi russe, forzando anche un esodo di popolazione verso la Federazione attraverso il ponte di Kerch, già colpito in passato ma ora risparmiato proprio per permettere un flusso in uscita. Sembra infatti realistico pensare che la capacità di riguadagnare territori (attualmente è in mano nemica circa il 20% del Paese) sia limitata e che, pertanto, resti più plausibile concentrare lo sforzo dove si può raggiungere il massimo risultato in termini di danni inferti all’aggressore. Se Putin vedesse vacillare il controllo sulla Crimea potrebbe essere indotto a sedersi a un tavolo di trattativa? Non impossibile, ma non probabile, per ora. Forse avrebbe invece la tentazione di giocare il tutto per tutto e di ricorrere all’atomica tattica tanto sbandierata. In quel caso, la scommessa ucraina sarebbe perdente, almeno nel breve periodo. Di certo, una controffensiva pur limitata ma efficace è ciò che Zelensky e il fronte internazionale che lo sostiene sperano possa sbloccare l’impasse in cui la guerra si trova. Saranno i prossimi mesi a dire da che parte penderà la bilancia di sangue.

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