mercoledì 11 gennaio 2012
Alle primarie del Partito repubblicano l'ex governatore del Massachusetts si attesta al 40%. Attacca Obama e dice: «Abbiamo fatto la storia». Ron Paul prende il 23% dei voti, Jon Huntsman si è piazzato al terzo posto. Adesso la sfida si sposta in South Carolina
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Mitt Romney vola in New Hampshire e col 39-40% dei voti si aggiudica le primarie del "Granite State". Dietro tiene solo Ron Paul, che col 23% raddoppia le preferenze ottenute quattro anni fa. Emerge anche Jon Huntsman, che piazzandosi al terzo posto esce dall'ombra e continua a sperare in una rimonta. Forte delusione invece per l'ex speaker della Camera Newt Gingrich, finito quarto, e per l'eroe dell'Iowa Rick Santorum, solo quinto. La netta vittoria di Romney rispetta ampiamente le previsioni della vigilia. "We believe", "Noi ci crediamo": "Stasera abbiamo fatto la storia" e "col nostro messaggio vinceremo", ha esultato l'ex governatore del Massachusetts, rivolgendosi ai fan in delirio per un risultato che lo incorona sempre più come il superfavorito in vista della sfida a Barack Obama. Anche se il momento della verità sarà quello del prossimo 21 gennaio in South Carolina, dove Romney dovrà lottare molto di più per imporsi, e dove i suoi avversari si giocheranno le ultime chance per restare in corsa. A cominciare da Ron Paul, il candidato settantaseienne che in New Hampshire è statop rotagonista di un vero e proprio exploit, per il quale deve ringraziare soprattutto gli elettori più giovani e gran parte degli elettori che sono dichiarati 'indipendenti'. Nel 2008 nello steso Stato Paul aveva ottenuto l'8% delle preferenze, con circa 18.000 voti: oggi ha più che raddoppiato tale risultato. Un vero e proprio boom che autorizza l'ottimismo dello 'zio picchiatello', come viene chiamato nell'ambiente. Questo per le sue posizioni spesso estreme e un po' bizzarre, come quella di abolire la Nato e l'Onu. Ma anche per la sua feroce critica di molti dei poteri forti: vedi la Federal Reserve, le cui prerogative - secondo Paul - andrebbero fortemente ridimensionate. "Ci considerano pericolosi perché siamo contro lo status quo", ha detto tra l'entusiasmo dei sostenitori che scandivano "Rivoluzione, Rivoluzione". Poi rivolto al vincitore: "Ti stiamo alle calcagna". Un vero e proprio avvertimento in vista del prossimo appuntamento. Anche Romney rispetto alle primarie del 2008 ha migliorato il suo risultato in New Hampshire. Allora, infatti, si era fermato al 35% con 75.000 voti circa. Ma stavolta ha battuto anche alcuni record, come essere il primo repubblicano dal 1976 a vincere i primi due appuntamenti delle primarie. Ed il primo in assoluto a vincerli non da presidente uscente. "Il nostro futuro ora è più luminoso", ha detto il miliardario mormone, festeggiando la vittoria e parlando ormai da vero e proprio sfidante di Obama. Il suo attacco all'attuale inquilino della Casa Bianca è stato infatti uno dei più duri di questa sua campagna elettorale: "Il presidente Obama oramai non ha più idee né scuse". "We believe", "Noi ci crediamo. Crediamo di poter ridare degli ideali all'America, di restituirle quei principi che ne hanno fatto un grande Paese", ha assicurato Romney, promettendo di abolire sia i provvedimenti del presidente "che uccidono i posti di lavoro", sia l' 'Obamacare', la riforma sanitaria fortemente voluta dal presidente democratico. Una vittoria di Romney in South Carolina potrebbe a questo punto rivelarsi decisiva. E' chiaro che il prossimo sarà l'appuntamento in cui la rosa dei candidati repubblicani si sfoltirà decisamente, lasciando in gara solo chi ha realmente i numeri. Alcune voci parlano già di un possibile ritiro di Gingrich, che alla fine potrebbe decidere di appoggiare Santorum. Sempre più vicino all'addio, invece, l'ex governatore del Texas Rick Perry, arrivato ultimo in New Hampshire dopo il pessimo risultato ottenuto anche in Iowa. E' l'unico candidato che non ha atteso la fine dello scrutinio nel Granite State: è già volato in South Carolina dove punta tutte le sue ultime carte e spera in una disperata rimonta.
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