giovedì 4 agosto 2016
​«Perseguitati per la fede». Sono arrivati all'inizio dell'anno. Rischi per l'alleanza economica con Pechino.
Sessanta cristiani cinesi chiedono asilo a Praga
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La questione è spinosa. E Praga sta cercando di prendere quanto più tempo possibile. In gioco non c’è solo la questione della politica di accoglienza. Una mossa azzardata potrebbe prosciugare il flusso di yuan in arrivo da Pechino. Un fiume in piena per l’esattezza. Lo scorso marzo, in occasione della visita del presidente Xi Jinping nel Paese, la Cina aveva ventilato la possibilità di investire fino a quasi 1,7 miliardi di euro. Una somma record. Tanto da valere alla Repubblica Ceca il titolo di ponte fra il Dragone e l’Europa. Una svolta, dopo decenni di freddezza bilaterale. Ora, però, la ritrovata “amicizia” potrebbe infrangersi su 60 richieste d’asilo. A presentarle altrettanti cittadini cinesi, arrivati nella nazione, in vari gruppi, tra febbraio e maggio. Questi hanno chiesto lo status di rifugiati poiché si considerano «perseguitati» a causa della loro fede. I sessanta sono cristiani protestanti appartenenti a dieci diverse denominazioni. Accogliere la loro richiesta, equivarrebbe a dichiarare che Pechino viola la libertà religiosa al contrario di quanto ufficialmente affermato. Negli ultimi cinque anni, Praga ha concesso protezione internazionale a sei cittadini della Repubblica Popolare. Tali domande sono state accettate, però, prima del “nuovo corso” con Pechino. Anzi, allora, la Repubblica Ceca aveva ottime relazioni con Taiwan e i rappresentanti dell’esilio tibetano ed era considerata fra le maggior critiche della politica cinese nel Vecchio Continente. Ora la situazione è drasticamente cambiata, grazie alla “campagna acquisti” avviata da Pechino. Dopo la visita di Xi a Praga, la Banca di Cina ha aperto una filiale in città mentre la Cefc, colosso dell’energia con base a Shangai, che ha la maggioranza della società di calcio della capitale, lo Slavia Praga, del marchio di birra Lobkowitz, oltre a quote minoritarie di vari medi e due edifici storici nella capitale come quartier generale delle operazioni per espandersi nel mercato europeo. La casa automobilistica ceca Skoda ha intenzione di sbarcare nel Dragone con rifornimenti di veicoli ma anche aerei e apparecchiature mediche. Gli affari influiranno sulla politica di accoglienza di presunti perseguitati da Pechino? Fonti del governo assicurano di no. Finora, però, Praga si è limitata a temporeggiare. Secondo quanto riportato dal quotidiano Hospodárské, i richiedenti asilo sono stati portati negli appositi centri di Kostelec nad Ohri e Havirov, nella parte orientale del Paese. E là si preparano a una lunga attesa. In base alla legge, la risposta deve giungere entro novanta giorni dalla presentazione della richiesta. È, però, ammessa una delazione di sei mesi. La decisione definitiva, dunque, non arriverà prima della fine dell’anno. L’Ong, Organization for Aid and Refugee, che segue la vicenda e offre sostegno legale ai cinesi, non appare ottimista. Il direttore, Martin Rozumek ha detto di non aspettarsi un pronunciamento favorevole da parte del governo ceco. L’avvocato Hana Frankova, della stessa Ong, però, ha detto: «È presto per fare previsioni. Siamo all’inizio, la documentazione raccolta dal ministero dell’Interno è ancora da studiare».
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