mercoledì 10 ottobre 2018
Si celebra oggi la Giornata mondiale contro la pena capitale. Nel 2017, 993 persone sono state portate di fronte al boia in 23 Paesi del mondo
Manifestazione contro la pena di morte negli Usa (Ansa)

Manifestazione contro la pena di morte negli Usa (Ansa)

Nel 2017, 993 persone sono state portate di fronte al boia in ventitrè Paesi del mondo. Le cifre, diffuse lo scorso aprile da Amnesty International, non considerano la Cina, per cui le condanne capitali sono segreto nazionale. Quasi mille "morti di Stato" sono tante se, dietro i numeri, si vedono le vite spezzate. Al contempo, però, le statistiche mostrano un trend positivo verso l'abolizione. L'anno scorso, le esecuzioni sono calate del 4 per cento rispetto al 2016. E da un primo bilancio – ancora incompleto e provvisorio dato che spesso la "macchina della morte" è avvolta dalla segretezza – la diminuzione sembra proseguire nell'arco del 2018. Favorita anche da un cambiamento della legge iraniana che aumenta i quantitativi
di droga detenuti per viene comminata la pena capitale. Un altro elemento importante è la crescita del fronte abolizionista. A cui, dallo scorso maggio, si è unito il Burkina Fase, il Paese numero 107 ad eliminare la pratica dal proprio ordinamento. Gli attivisti esortano, però, a non abbassare la guardia. Poiché la strada verso il bando totale è ancora lunga. Per fare il punto sulle possibili azioni, si è riunita ieri alla Farnesina la task force costituita ad hoc, di cui fanno parte, oltre al ministero degli Esteri, Amnesty International, la Comunità di Sant'Egidio, Nessuno tocchi Caino.

La riunione delle Ong alla Farnesina (Ansa)

La riunione delle Ong alla Farnesina (Ansa)

Un forte appello per una moratoria generale è arrivato poi dall'Unione Europea e dal Consiglio d'Europa. In particolare, il messaggio si è rivolto alla Bielorussia, unico Paese del Continente a ricorrere al boia. Là, inoltre, alla crudeltà insita nella pena di morte, si somma il fatto del mancato preavviso al condannato. Non è l'unico caso, purtroppo. In varie nazioni le condizioni detentive nei bracci della morte sono dure. Su queste ultime hanno voluto attirare l'attenzione Amnesty e Sant'Egidio in occasione della Giornata mondiale contro la pena capitale che si celebra oggi. Amnesty ha lanciato una campagna per convincere i governi di Bielorussia, Ghana, Giappone, Iran e Malaysia, in cui le condizioni carcerarie sono considerate troppo dure, a rendere più umana la reclusione. In Ghana, ad esempio, i condannati a morte non ricevono cure mediche mentre in Giappone essi vengono tenuti in isolamento per lunghi periodi di tempo. Mentre l'iraniano Mohammad Reza Haddadi, condannato alla pena capitale a 15 anni, s'è visto fissare e rinviare l'esecuzione per sei volte negli ultimi 14 anni. Sant'Egidio, da anni vicina ai detenuti, oggi promuove le visite ai bracci della morte negli Stati Uniti, in Indonesia e in diversi Paesi africani. «Occorre tener vivo, a ogni livello della società, delle istituzioni e dei governi, questo impegno di civiltà e umanità», spiegano dalla Comunità. In tal senso, contribuisce la crescente presa di coscienza della società. Dimostrata anche dal record di adesioni – mille in un anno – all'iniziativa di Sant'Egidio che fa corrispondere dei volontari con detenuti in attesa dell'esecuzione.


© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: