giovedì 31 gennaio 2019
In Italia può votare chi ha compiuto 18 anni, in Austria e Malta a 16. Nelle urne le preferenze per i partiti nazionali, ma poi ci sono le "famiglie"
Ansa

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Tra il 23 e il 26 maggio si vota in tutti e 27 gli Stati membri (il Regno Unito non parteciperà per via della Brexit) per il rinnovo del Parlamento Europeo. Le date variano a seconda degli Stati membri, anche se nella maggior parte, inclusa l'Italia si vota domenica 26. Non dappertutto, però: così in Olanda si voterà il 23, in Irlanda il 24, in Repubblica Ceca il 24 e 25, in Slovacchia il 25, solo per fare alcuni esempi.

Chi vota

Non esiste una legge elettorale unitaria a livello Ue, ogni Stato membro ha la sua normativa. In Italia, ad esempio può votare chi ha compiuto 18 anni (e candidarsi chi ne ha compiuti 25), e c'è una soglia di sbarramento del 4%. In altri Paesi, come ad esempio l'Austria o Malta, l'età per votare è di 16 anni.

Si votano i partiti nazionali, ma ci sono le "famiglie"

Non esistono, inoltre, partiti europei: si votano i partiti nazionali, anche se quasi tutti sono affiliati a «famiglie» europee che poi, in generale, corrispondono anche ai gruppi politici del Parlamento Europeo. Ad esempio la Lega attualmente fa parte del gruppo dell'Europa delle Nazioni e della libertà insieme, tra gli altri, al Rassemblement National (ex Front National) di Marine Le Pen. Non è detto però che non cambi gruppo dopo il voto. Il Movimento Cinque Stelle al momento è membro del gruppo Europa della Libertà
e della Democrazia diretta insieme agli anti-Ue britannici dell'Ukip, ma sta cercando alleanze per costituire un nuovo gruppo con altri dopo il voto. Il Pd è membro dei Socialisti europei (e del gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo), Forza Italia dei Popolari europei. Le altre famiglie europee sono i Verdi, i Liberali (che al momento non contano italiani), i Riformisti e Conservatori, la Sinistra Unitaria.

Quanti parlamentari vota l'Italia

L'Italia eleggerà 76 dei 705 deputati del futuro Parlamento (che scende rispetto ai 751 attuali, per via della Brexit), tre in più rispetto all'attuale legislatura.

Cosa fa l'Europarlamento

È un voto importante: con il passare dei Trattati, il Parlamento Europeo - l'unica istituzione Ue direttamente eletta dai cittadini
- è andato acquisendo poteri sempre più cruciali. Con l'attuale trattato, quello di Lisbona, l'istituzione è indispensabile come organo di co-decisione (l'altro è il Consiglio Ue che rappresenta gli Stati membri) su praticamente tutte le normative europee. Senza il sì dell'assemblea Ue, insomma, le direttive e i regolamenti non possono entrare in vigore.

La figura del capolista

Un aspetto importante da osservare è la questione dei cosiddetti Spitzenkandidaten, una parola tedesca che in teoria indica i
«capolista», ma che rinvia all'uso in Germania che lo Spitzenkandidat del partito uscito primo dal voto (come ora la Cdu) abbia diritto al posto di cancelliere (come Angela Merkel, fino a poche settimane fa presidente Cdu e capolista al voto del 2017). L'idea di molti parlamentari è che il capolista, ovvero lo Spitzenkandidat della famiglia politica uscita prima al voto abbia diritto al posto di presidente della Commissione Europea.

I capilista già designati

Non a caso vari gruppi politici hanno già scelto i propri Spitzenkandidaten con aspirazione alla poltrona più alta della Commissione Europea: i Popolari hanno scelto l'attuale presidente del gruppo all'Europarlamento Manfred Weber (tedesco Csu, 46 anni). Idealmente se, come prevedono i sondaggi, il Ppe sarà confermato primo gruppo, Weber avrebbe diritto al posto di presidente della Commissione. C'è un precedente: l'attuale presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, era Spitzenkandidat dei Popolari alle elezioni del 2014.

I Socialisti europei hanno scelto l'attuale primo vicepresidente dell'esecutivo Ue, Frans Timmermans (olandese, 57 anni).

La famiglia dei riformisti (il cui gruppo principale è il polacco Partito del Diritto e della Giustizia al potere a Varsavia) il ceco Jan Zahradil (55 anni), mentre i Verdi la doppietta Ska Keller (tedesca, 37 anni) e Bas Eickhout (olandese, 42 anni). I Liberali europei, invece, hanno deciso di non partecipare all'idea, e presenteranno una squadra.

In effetti vari leader europei non vedono di buon occhio il sistema degli Spitzenkandidaten, a cominciare dal presidente francese Emmanuel Macron (il cui partito La République en Marche dovrebbe unirsi proprio con i Liberali) e dalla cancelliera Angela Merkel, secondo i quali l'ultima parola, come da Trattato Ue, sul vertice della Commissione deve essere ai governi. Anche se va ricordato che il Parlamento Europeo dovrà confermare il suo gradimento all'intera Commissione: dunque se sarà contrario alla scelta dei leader potrò bloccarla.

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La partita delle alleanze

La partita è indubbiamente molto interessante. Anche perché comunque serviranno alleanze. La tradizionale «Grande Coalizione» tra Popolari e Socialisti stando almeno ai sondaggi non avrà i numeri per la maggioranza, servirà dunque un terzo gruppo, si guarda ai Liberali. E questo potrebbe portare a scelte diverse da Weber. Che però potrebbe invece cercare un altro tipo di alleanza, magari senza i Socialisti ma con gruppi più conservatori. Perché un altro aspetto cruciale di queste elezioni è che con ogni probabilità cambieranno gli equilibri del Parlamento Europeo, con una forte avanzata dei partiti anti-stablishment e/o euroscettici, che dovrebbe complessivamente raggiungere un terzo dei seggi. È molto improbabile, tuttavia, che formino un gruppo unico. La massa d'urto, tuttavia, rimane. E potrebbe cambiare il modo in cui è gestita l'Unione Europea.

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