giovedì 7 aprile 2016
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Lo studio legale: sotto attacco degli hacker Polizia all’Uefa. Spunta la «nobilà» cinese Mentre continuano a saltare fuori nomi di “insospettabili” (o quasi), la comunità internazionale si compatta (a parole) per combattere l’opacità fiscale di Panama. Ad aprire le danze stata la Francia che ha annunciato che tornerà a mettere il Paese nella lista dei paradisi fiscali, da cui l’aveva cancellato quattro anni fa. Il ministro delle Finanze, Michel Sapin, ha annunciato che chiederà ai 34 Paesi dell’Ocse di reinserire Panama nella “lista nera”. Il ministro ha indicato che la questione potrebbe dibattersi in una riunione del G20 prevista la settimana prossima a Washington. Alla pressione della Francia potrebbero unirsi anche gli Stati Uniti. «La questione dell’evasione fiscale è un problema enorme», ha detto il presidente Barack Obama, chiedendo di indurire la legislazione in vigore e rafforzare la cooperazione internazionale. Anche il fronte italiano sembra “irrobustirsi”. La Procura di Roma, dopo quelle di Torino e Milano, intende aprire un fascicolo sui cittadini italiani coinvolti. Ben diversa la ricostruzione di Wiki-Leaks. Secondo l’organizzazione di Julian Assange, l’intera operazione sarebbe stata montata ad arte miliardario americano d’origine ungherese George Soros per colpire il presidente russo Vladimir Putin. Tutto sarebbe passato attraverso l’Occrp (Organized Crime and Corruption Project), finanziato da Usaid, l’agenzia Usa per lo sviluppo. La difesa dello studio nell’occhio del ciclone? Ramon Fonseca, cofondatore dello studio legale panamense Mossack Fonseca ha sostenuto che la società è stata vittima di un attacco hacker e che una denuncia è stata presentata alla procura di Stato. «Escludiamo sia un’azione interna, questa non è una fuga di notizie dall’interno, questa è una violazione», ha affermato. Continuano, intanto, le rivelazioni. Ieri è saltato fuori anche il nome del Nobel per la letteratura, Mario Vargas Llosa. L’agente del- lo scrittore nega. Si è appreso anche che un fondo d’investimento lussemburghese, oggi fallito ma guidato fino al 2014 dall’ex direttore generale dell’Fmi Dominique Strauss-Kahn, aiutò a creare 31 società offshore in diversi paradisi fiscali. Il fondo “Leyne, Strauss-Kahn & Partners”, creato dal suo socio Thierry Leyne, aprì e gestì fondi in paradisi fiscali. Fronte cinese. Ci sono anche i familiari di otto fra i più importanti dirigenti del Partito comunista cinese nelle liste. Tra questi il cognato del presidente, Xi Jinping e il genero di Zhang Gaoli. Altro personaggio “sfiorato” dallo scandalo, il primo ministro britannico David Cameron. Una nuova precisazione è arrivata da Downing Street: il premier e i suoi figli «non godranno neppure in futuro» dei fondi offshore della società finanziaria creata nei paradisi fiscali caraibici dal suo defunto padre nel 1982. Sempre sul fronte inglese, nei “guai” anche Mark Thatcher, figlio dell’ex premier britannica Margaret. La polizia svizzera ha perquisito il quartier generale della Uefa a Ginevra. Secondo indiscrezioni, sarebbero stati prelevati documenti riguardanti un contratto sui diritti televisivi, per la trasmissione della Champions League, stipulato con un’agenzia di marketing off-shore implicata nello scandalo di corruzione della Fifa. Dalla Confederazione europea hanno fatto sapere di essere «totalmente a disposizione per ulteriori chiarimenti». Tra le personalità coinvolte risulterebbe anche l’attuale presidente della Fifa, Gianni Infantino, per contratti firmati quando era segretario generale della Uefa. Infantino ha smentito qualsiasi accusa e si è detto favorevole «alla trasparenza »: «Sono a disposizione. È interesse mio e del calcio che tutto venga alla luce». © RIPRODUZIONE RISERVATA Gianni Infantino, già braccio destro di Michel Platini al vertice dell’Uefa, è da pochi mesi il nuovo presidente della Fifa
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