sabato 26 ottobre 2019
L’epidemia è esplosa mesi fa, facendo sospettare di un pediatra e l’uso di siringhe «riciclate». Ma lui nega tutto. Mistero sulla diffusione
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Quasi 900 bambini sotto i 12 anni avrebbero contratto il virus dell’Hiv su un totale di 1.100 casi registrati finora a Ratodero, città di 200mila abitanti nella provincia pachistana del Baluchistan. Una epidemia in crescita esponenziale, dato che solo quattro mesi fa i piccoli sieropositivi individuati erano un quarto di quelli attuali.

Manifestatasi all’inizio dell’anno con un dilagare di casi di febbre, l’epidemia ha avuto una diffusione molto rapida, facendo sospettare di un pediatra, Muzaffar Ghangro, a cui erano affidati la maggior parte dei piccoli, tutti di famiglie poverissime. Un’indagine del giornalista locale Gulbahar Shaikh (la cui bambina di due anni, è risultata sieropositiva) ha contribuito lo scorso aprile a meglio delineare estensione e ragioni della diffusione, ma anche a diffonderne la notizia in un Paese incredulo. A giugno, l’Organizzazione mondiale della Sanità aveva lanciato l’allarme per una diffusione incontrollata del virus, sottolineando anche la drammatica scarsità di farmaci anti-retrovirali disponibili.

Il pediatra, arrestato per negligenza e omicidio colposo, è ora sottoposto a giudizio ma ha confermato in un’intervista al New York Times, la sua innocenza e la falsità dell’accusa di avere riutilizzato siringhe infette. Le organizzazioni non governative attive nell’area segnalano intanto che, se il contagio è sicuramente connesso con l’utilizzo diffuso di siringhe infette, a contribuire sostanzialmente sono anche l’inadeguatezza della sanità locale, la scarsa sicurezza del sangue per trasfusioni, la circoncisione dei bambini e la mancanza di precauzioni da parte dei barbieri e dentisti di strada.

Tutte concause (non ignote in altri Paesi, a partire dal drammatico “caso” cambogiano di qualche anno fa) che spiegano anche la diffusione del contagio di Hiv/Aids in Pakistan, con i casi denunciati praticamente raddoppiati a 160mila tra il 2010 al 2018. Dati per gli esperti ampiamente distanti dalla realtà, in particolare tra i più giovani.

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