giovedì 7 maggio 2015
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Sta per rientrare ad Aleppo, dopo un soggiorno di studio in Italia, padre Elias Janji Yeghiche: «Non vediamo nessuna luce per il futuro», ammette. È il vice-parroco della cattedrale armeno cattolica della Madonna delle Grazie, semidistrutta dalle bombe un mese fa.Una distruzione che, dopo il bombardamenti su Sulaymaniyah e sugli altri quartieri cristiani, ha minato anche nel morale della popolazione, pare di capire?Adesso, dopo questi ultimi fatti, l’80 per cento dei cristiani è già fuori Aleppo. Hanno paura, non vedono nessuna soluzione dopo che per la prima volta sono stati bombardati. La popolazione è terrorizzata, il morale molto debole. Dove hanno trovato rifugio?La maggior parte nelle città sul mare come Latakya, a Tartus, nel villaggio totalmente cristiano di Safita, oppure nella regione montuosa di Homs. Sono accolti in case di amici o parenti. Chi è rimasto ad Aleppo, ed ora fugge, non era benestante. Sono i più poveri, quelli che non hanno avuto le risorse per fuggire in precedenza. Non so per quanto tempo potranno resistere in questi ripari di fortuna. Quando avranno finito le poche risorse che hanno con sé, temo, dovranno rientrare. Stanno aspettando, sperando che ad Aleppo la situazione migliori. Ma non so se questo potrà mai avvenire.Quanti saranno quelli che sono scappati in quest’ultimo mese?Più di tremila persone.La Chiesa, in questa nuova situazione, quali iniziative di solidarietà ha messo in campo?Ogni mese distribuiamo un pacco viveri con cui una famiglia ha provviste essenziali per più o meno 20 giorni: riso, pasta, olio, generi di prima necessità. Si cerca poi di dare ospitalità a chi è rimasto ferito nei bombardamenti. Intanto la scuola “Spazio del cielo”, dove opero a tempo pieno, sinora è rimasta aperta, miracolosamente. Facciamo lezione a 300 bambini, prima erano 350. Non è un istituto riconosciuto, ma per l’80% dei ragazzi che frequentano è al momento l’unica forma di istruzione gratuita. Fino ad oggi è aperta, domani non sappiamo. Questo è quello che riesce a fare la Chiesa. Molti vengono da noi per poter avere un visto: chiedono che papa Francesco mandi un aereo e procuri i visti per far uscire tutti i cristiani rimasti. Noi rispondiamo sempre che questo non è il lavoro della Chiesa e neanche del Papa. Chiedono anche che l’Unione Europea faccia lo stesso: apra una rappresentanza diplomatica per dare i visti. Noi sempre diciamo che questo non è possibile. Ma questo è quello che la gente chiede, questa è la situazione, la realtà per chi è rimasto.Ormai si pensa solo alla fuga?Chi può. Da noi ci sono anche molti anziani che non hanno nessun aiuto. La settimana scorsa, per tre giorni, è mancata l’acqua potabile: in quei giorni si vedevano uomini e donne di 70, 75 anni uscire per strada e trasportare da solo secchi e taniche d’acqua a casa. Una situazione davvero miserabile. Oppure bambini di 7 o 8 anni non andare a scuola, ma trasportare con tutta la loro forza le taniche piene d’acqua per aiutare i loro genitori. L’acqua manca periodicamente, almeno due o tre volte al mese. Questa è Aleppo, non vediamo la luce.Una cupa disperazione, perché?Perché non vediamo una soluzione politica nel futuro. Se ci sarà, la gente potrà avere un po’ di respiro. Come ha già detto molte volte la gente pensa che l’Unione Europea, che aveva delle radici cristiane, ha abbandonato i cristiani in Medio Oriente. Cosa potrebbe aiutarvi a resistere?Per i ragazzi a scuola abbiamo dei percorsi di aiuto psicologico per vivere la non violenza e la pace, ma per gli adulti non c’è nulla. Serve poi l’aiuto economico: nel 2010 un euro valeva 68 lire siriane, la scorsa settimana un euro vale 320 lire. Questa svalutazione è pesantissima: la maggior parte della gente non ha da mangiare. Poi non c’è sicurezza. Alle 5 della sera le strade sono deserte. Ma soprattutto chiediamo ai grandi del mondo di mettere fine alla guerra, che l’America smetta di dare le armi e i soldi allo Stato islamico.
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