mercoledì 14 giugno 2023
Secondo i fedeli, si tratta di Luis Masís Velásquez e Bayardo Antonio Rugama della diocesi di Bluefields. Altri 77 religiosi hanno dovuto lasciare il Paese
Daniel Ortega alle urne nel 2022

Daniel Ortega alle urne nel 2022 - Ansa

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Luis Masís Velásques e Bayardo Antonio Rugama sono rispettivamente i numeri 78 e 79 nella lista di sacerdoti esuli del regime di Managua. I due preti della regione caraibica di Bluefields – padre Rugama era parroco a El Tortuguero – hanno dovuto fuggire (prima di loro è avvenuto per altri 77) per evitare il carcere, dopo vari mesi di minaccia da parte delle “turbas”, i paramilitari al soldo del presidente Daniel Ortega e della moglie nonché vice, Rosario Murillo.

A denunciarlo sono stati i fedeli, secondo i quali ormai la situazione era diventata insostenibile a causa delle aggressioni continue mentre non è arrivata ancora una conferma ufficiale da parte della diocesi locale. La persecuzione contro la Chiesa – ultima realtà indipendente rimasta nel Paese dopo la repressione delle proteste del 2018 – ha raggiunto livelli di capillarità fuori da ogni precedente. Tanto da avere “congelato” i rapporti con la Santa Sede. Un paradosso per una nazione dove la gran maggioranza della popolazione è cattolica. Negli ultimi 5 anni – secondo le indagini della ricercatrice Martha Patricia Molina –, sono state registrate almeno cinquecento aggressioni nei confronti della comunità.

Il numero reale , però, soprattutto nelle aree rurali più remote, potrebbe essere ben più alto perché molte non restano segrete. Questo ha fatto sì che molti siano costretti a fuggire all’estero. Proprio l’espulsione diretta o la partenza obbligata di molti preti ha spinto l’arcivescovo di Managua, il cardinale Leopoldo Brenes, a dover riorganizzare la struttura delle parrocchie in modo da non lasciare senza guida quelle rimaste vuote.

Proprio ieri, il cardinale Brenes ha inviato padre Alberto Marcado, a Santa Maria Maddalena di Monimbó, distretto alle porte di Managua e una delle roccheforti dell’opposizione a Ortega. Il sacerdote dovrà sostituire Pedro Méndez che, il 23 marzo, ha dovuto lasciare il Nicaragua in seguito a una «convocazione» della polizia. Ossia: il preludio dell’arresto. La sua colpa era stata quella di aver organizzato una giornata di digiuno e di preghiera per monsignor Rolando Álvarez, in cella dove sconta una condanna a 26 anni di carcere per «terrorismo e sovversione».



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