sabato 3 aprile 2021
L'appello rivolto a Draghi, Di Maio e Fassino. Tra le prime firme, Magistratura Democratica, don Ciotti, Landini (Cgil), Furio Colombo, Verna (OdG), Giulietti (Fnsi), Lotti (Tavola della Pace)
Il dolore dei parenti ai funerali di Ko Zaw Latt,18 anni, ucciso a colpi d'arma da fuoco durante un corteo di protesta a Mandalay

Il dolore dei parenti ai funerali di Ko Zaw Latt,18 anni, ucciso a colpi d'arma da fuoco durante un corteo di protesta a Mandalay - Ansa

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Il massacro in Myanmar non si ferma: 550 morti, migliaia di persone ferite, o arrestate, o costrette a fuggire. Nelle strade la repressione è costante, e le pallottole vere. I bombardamenti dell’Aviazione militare, soprattutto sulle aree settentrionali e orientali del Paese, si stanno intensificando: nel mirino ci finiscono i villaggi. E i civili. Tra cui molti bambini. Una situazione che prelude a un esodo oltre i confini al momento sigillati con Thailandia e Cina. Una strage quotidiana, che va avanti da due mesi.


Psichiatria Democratica – l’associazione che mantiene vivo l’impegno etico-politico contro l’emarginazione, l’esclusione, la segregazione dei pazienti con problemi psichiatrici – si è incaricata di lanciare una petizione per dire basta. «Perché la società civile non può assistere passiva a questo ennesimo massacro del diritto e delle persone». E le adesioni sulla piattaforma Aavaz dal sito www.psichiatriademocratica.org stanno crescendo di minuto in minuto.

L’appello è stato rivolto al presidente del Consiglio Mario Draghi e al ministro degli Esteri Luigi di Maio e indirizzato anche al presidente della Commissione Esteri della Camera, Piero Fassino. Le Associazioni e i cittadini firmatari chiedono che «si metta fine al massacro e cessino le violenze contro inermi cittadini, che non si sono fermate nemmeno durante i funerali di una delle vittime civili».

«Per noi è quanto mai urgente che si ristabiliscano le regole democratiche e si rilanci il processo di pacificazione e di sviluppo per l’ex popolo birmano tanto provato», scrivono i promotori di Psichiatria Democratica Emilio Lupo, Salvatore Di Fede e Antonello d’Elia. Tra le prime firme, quelle di Magistratura Democratica, di don Luigi Ciotti, del Segretario generale della Cgil Maurizio Landini, del giornalista e scrittore Furio Colombo, del presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna e a quello della FNSI Giuseppe Giulietti, di Flavio Lotti della Tavola della pace, quindi del pianista maestro Michele Campanella, di Luca Zevi, Vincenzo Vita e Niki Vendola, Livio Pepino, Guido Silvestri (Silver), Sergio Staino, Isaia Sales, Ricky Gianco, Nino Daniele, Roberto Monteforte ed esponenti dell’associazionismo cattolico e delle comunità di base, di quelle cattoliche e protestanti, di Medicina Democratica, Cittadinanza Attiva, del segretario dell’Associazione Stampa Romana Lazzaro Pappagallo, la Rete No Bavaglio e poi intellettuali, giornalisti, medici, psichiatri, magistrati, docenti, sindacalisti e tanti cittadini di ogni orientamento.


Al governo italiano si chiede di agire con decisione e di dare voce a questa indignazione. Ma è anche all’opinione pubblica che si rivolgono i promotori l’appello, «perché – raccogliendo il monito contro la violenza e per la pace di papa Francesco – si faccia sentire la vicinanza alla popolazione del Myanmar, spingendo per un isolamento del regime militare e per un rapido ritorno della democrazia in quel Paese».

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