sabato 30 aprile 2022
Catturati dall'intelligence anche due britannici
Un fermo immagine tratto da un video del ministero della Difesa russo che mostra un uomo ferito catturato in Ucraina. Il suo nome sarebbe Andrew Hill e sarebbe di nazionalità inglese

Un fermo immagine tratto da un video del ministero della Difesa russo che mostra un uomo ferito catturato in Ucraina. Il suo nome sarebbe Andrew Hill e sarebbe di nazionalità inglese - Ministero della Difesa russa / Reuters

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Gli indizi si accumulano. Le forze armate ucraine sono puntellate dall’Occidente non solo con armi e intelligence, ma anche con «combattenti». Potrebbero essere semplici volontari, oppure consiglieri militari se non proprio commando impegnati in missioni clandestine. Non tutto fila sempre liscio. Sono i rischi del mestiere, brutale, della guerra.

Joseph Cancel è stato il primo “contractor” Usa a cadere: era un ex marine di 22 anni. Lavorava per una società militare privata ed era pagato per combattere: è molto nei giorni scorsi, ma gli Usa non rivelano dove. Era un mercenario, al servizio della causa ucraina. Anche Scott Sibley ha fatto la stessa fine. Cittadino britannico di 36 anni, aveva servito nei ranghi di un reggimento logistico dell’esercito reale, prima di arruolarsi nella Legione straniera di Kiev. Non è chiaro dove sia stato ucciso. Pare stesse combattendo nel settore meridionale del fronte ucraino, fra Kherson e la costa settentrionale del Mar d’Azov, una delle aree più calde della seconda fase della guerra.

Ma ci sono altri caduti, sempre fra gli americani, stavolta membri di unità scelte.

Probabilmente erano partiti come volontari in Ucraina, dopo aver abbandonato il servizio attivo negli Stati Uniti. Paul Gray e Manus McCaffery sono rimasti gravemente feriti mentre tendevano un’imboscata a un carro armato russo vicino a Orikhiv. Poco più che ventenne, McCaffery aveva servito con i commando del 75° reggimento Ranger in Afghanistan. Come lui, sarebbero decine quelli passati nei ranghi delle forze speciali ucraine. Dalla guerra al terrorismo il Pentagono ha ereditato un dispositivo militare clandestino di 60mila uomini, metà dei quali provenienti dall’élite delle forze armate. Molti lavorano sotto falsa identità, dissimulati dietro il paravento della miriade di società private che amministrano e sostengono l’esercito dell’ombra. Le loro azioni sfuggono ai radar. Sono contrarie alle leggi di guerra, che pretendono un uniforme identificabile per ogni combattente. Sono spesso spie, commando per ricognizioni, guerrieri cibernetici, sabotatori e combattenti dell’ombra. La loro azione elude anche il Congresso, che non ne controlla l’operato.

Che questi guerrieri siano alle frontiere della Russia parrebbe confermato da una fonte anonima dell’intelligence francese, che riferisce della presenza in Ucraina di incursori Usa della Delta Force e di parà dello Special Air Service britannico. Sono in prima linea o sono consulenti? Potrebbero esserci loro dietro i misteriosi sabotaggi alle infrastrutture industriali militari russe, poco lontano dai confini con l’Ucraina.

Si tratta di azioni millimetriche, ben pianificate ed eseguite alla perfezione. Sono missioni che non si improvvisano. Probabile è il supporto informativo degli incursori anglosassoni. Il Pentagono nasconde ogni azione dei suoi uomini ombra. Ne cambia sistematicamente la denominazione. Dissimula i bilanci. Ne nasconde l’esistenza ai parlamentari e all’opinione pubblica. Un modo per tenere anche il nemico all’oscuro di tutto. Avrebbe ormai dichiarato alla Russia una guerra pseudo-indiretta. Senza esclusione di colpi. Un vero dramma.

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